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giovedì 31 luglio 2025

Marche, Giuseppe Conte dà il via libera a Matteo Ricci: il M5s sosterrà la sua candidatura alle Regionali

Via libera a Matteo Ricci, ma con accluse le proposte di un codice etico per i candidati e di una task force che controlli gli appalti regionali. Giuseppe Conte e i 5 Stelle sosterranno il candidato del Pd nelle Marche, ma vorrebbero “blindare” l’appoggio del M5S all’ex sindaco di Pesaro. Conte le ha illustrate questa mattina a big e dirigenti del Movimento, convocati alle nove per il Consiglio nazionale, sorta di Politburo dei 5 Stelle, da cui ha ricevuto il via libera. “Ormai siamo una forza abbastanza matura per distinguere tra avvisi di garanzia e condanne” ha sostenuto l’ex premier, spiegando poi che “sulla Toscana non abbiamo deciso ancora nulla”.

Un modo per arrivare al sostegno del Pd in modo condiviso, senza strappi, nelle stesse ora in cui dalla Toscana il presidente uscente dem Eugenio Giani attende il via libera del M5S, nonostante la rivolta di diversi gruppi territoriali e dei tre consiglieri comunali di Livorno del Movimento. Ma ora la priorità sono le Marche, su cui alle 11.30 sempre Conte terrà una conferenza stampa nella sede del M5S in via di Campo Marzio, a Roma, per spiegare il sì del Movimento.

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mercoledì 30 luglio 2025

Inchiesta Pesaro, Matteo Ricci negli uffici della Finanza per l’interrogatorio. Respingerà le accuse

Intorno Alle 10.30 di stamattina Matteo Ricci, l’ex sindaco di Pesaro e ora candidato alla presidenza della Regione Marche per il centrosinistra, è entrato negli uffici della Finanza di Pesaro per l’interrogatorio. Ai tanti cronisti presenti non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Potrebbe farlo alla fine dell’interrogatorio. Ricci è indagato con altre 23 persone nell’ambito dell’inchiesta denominata “Affidopoli”. Tra gli iscritti anche Massimiliano Santini, l’uomo scelto dall’ex sindaco come collaboratore per gestire social ed eventi. Santini è accusato di aver favorito “la creazione di un rapporto privilegiato tra il Comune di Pesaro e le associazioni culturali Opera Maestra e Stella Polare”, di cui era presidente Stefano Esposto, garantendo l’affidamento diretto a queste associazioni. A sua volta avrebbe ricevuto “dall’associazione Opera Maestra denaro e altre utilità per complessivi 106 mila euro”. Tra gli affidamenti ritenuti illegittimi dai pm – in totale per circa 509 mila euro – ci sono il “cascone” di Valentino Rossi, scultura in piazza D’Annunzio, e il murales dedicato alla senatrice a vita Liliana Segre.

In questo schema, per i pm guidati dal procuratore Marco Mescolini, Ricci aveva “piena consapevolezza che le due associazioni culturali Opera Maestra e Stella Polare erano state ideate e fondate come ‘mero’ veicolo per l’assegnazione di affidamenti diretti e/o contributi pubblici con il conseguente vantaggio economico che ne derivava”, come pure “delle condotte di Santini tese a realizzare le sue indicazioni e della sua modalità di azione all’interno del Comune di Pesaro”. Ricci, dunque, secondo i pm avrebbe consentito a “Santini ed Esposto di ricevere denaro e altre utilità”. Non in cambio di denaro, ma di un beneficio in termini di consenso.

Accuse queste sempre respinte dal dem. “Non c’entro assolutamente nulla”, ha ribadito più volte in questi giorni.

Secondo quanto riferito al Fatto da fonti vicine all’ex sindaco davanti ai pm Ricci ribadirà questi concetti: non era lui a seguire gli affidamenti finiti nel mirino della magistratura anche perché la legge non gli dà questo compito; a lui spettava l’indirizzo politico, mentre la parte amministrativa era seguita dai dirigenti e, di conseguenza, non ha indicato lui certi percorsi. C’è poi l’aspetto dei collaboratori: se qualcuno ha sbagliato tradendo la sua fiducia, Ricci è pronto a presentarsi come parte lesa. Insomma, l’interrogatorio di oggi potrà avere importanti conseguenze.
Anche politiche: ieri Giuseppe Conte ha chiesto ai gruppi pentastellati delle Marche – alcuni poco convinti che sia il caso di mollare il candidato di centrosinistra – di riunirsi per valutare la situazione. Oggi il leader 5stelle li sentirà e a quel punto deciderà il da farsi: se continuare a sostenere la candidatura di Ricci o meno.

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martedì 29 luglio 2025

Marche, Conte sull’interrogatorio di Ricci: “Se non risponde è un problema? A buon intenditor…”

Da un lato spiega di aver chiesto ai gruppi marchigiani del Movimento 5 Stelle di “valutare senza spirito sanguinario”, anche perché “non siamo più il partito che attaccava su Bibbiano”. Dall’altro però Giuseppe Conte attende la decisione di Matteo Ricci, l’eurodeputato del Pd candidato nelle Marche con l’appoggio dei Cinque Stelle, che mercoledì sarà interrogato dalla procura di Pesaro riguardo all’inchiesta che lo vede indagato per concorso in corruzione in relazione ad alcuni affidamenti diretti risalenti a quando era sindaco della città adriatica.

“Vedremo cosa dirà Ricci, se risponderà, se si trincera dietro la facoltà legittima di un indagato, di non rispondere”, dice il leader del M5s. Se decidesse proprio di avvalersi della facoltà di non rispondere? “Non voglio anticipare nulla, ma a buon intenditor poche parole…”, risponde. Insomma: tutte le opzioni restano aperte. Avanti con lui, oppure un passo indietro del Movimento in vista del voto di fine settembre in una regione importante perché l’uscente e ricandidato è Francesco Acquaroli, fedelissimo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Non c’è nessuna arroganza, non siamo né la Cassazione né il giudice di nessuno. Per Ricci si tratta di valutare bene, domani c’è il suo interrogatorio. Anche io ci sono passato, a Bergamo la procura ha indagato per 2 anni. Io sono andato davanti ai giudici e ho spiegato tutto. Se sei a posto con la tua coscienza, questo fai. Vediamo domani l’atteggiamento del candidato”, aveva sottolineato Conte poco prima di quella frase sibillina.

La scelta del Movimento delle Marche, tra l’altro, arriva anche in un momento in cui sono ancora in via di definizione le candidature in altre due regioni centrali, Puglia e Campania, chiamate al voto nella tornata elettorale dell’autunno. Riguardo alla prima, Conte ha espresso apprezzamento per Antonio Decaro (“Ha le carte in regola per guidare un progetto di rinnovamento”) ma ha chiesto un discostamento da quanto avvenuto durante il governo di Michele Emiliano.

“Deve essere un progetto di rinnovamento, se invece i protagonisti sono gli stessi e il modello in continuità e non c’è la volontà di dare ai 5 Stelle la possibilità di dare un contributo, allora facciano da soli”, ha detto. Puntualizzando: “Noi non chiediamo nulla, non ricattiamo nessuno e non chiediamo posti e posticini”. Sulla Campania, invece, ha ricordato di aver incontrato due volte Vincenzo De Luca: “Gli ho detto che se avesse avuto il terzo mandato l’avremmo contrastato in tutti i modi e saremmo rimasti all’opposizione”. Ma il governatore – che osteggia la scelta dell’ex presidente della Camera Roberto Fico – non si potrà ricandidare e quindi “stiamo costruendo un progetto politico nuovo”. E ha rimarcato: “L’etica e la pulizia nelle liste è scontata, però per i progetti valutiamoli, non abbiamo la necessità di radere al suolo tutto”.

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giovedì 24 luglio 2025

Il palazzo della Regione Lombardia inutilizzato, ma è stato pagato 7 milioni e costa 344mila euro l’anno

Un palazzone di proprietà di Regione Lombardia, costato quasi 7 milioni e mezzo, non solo è praticamente inutilizzato e lasciato a prendere polvere da ormai un anno, ma continua a costare decine di migliaia di euro al mese ai cittadini. È uno dei tanti paradossi che fanno parte dell’utilizzo del patrimonio immobiliare pubblico.

L’acquisto per 7 milioni di euro – Il palazzo in questione si trova a Milano, in via Don Minzoni nel quartiere Bovisa, ed è un’imponente struttura di sette piani più altri due interrati. Nel 2008 lo acquistò Lombardia Informatica, la vecchia società regionale del digitale che poi è confluita in Aria, ma che ancora mantiene la sua insegna fuori dall’edificio. Prezzo d’acquisto: 7 milioni e 435 mila euro più Iva. Una bella somma, tale da aspettarsi una valorizzazione dell’immobile adeguata al tipo di investimento.

L’accertamento avviato del M5s – E invece le cose stanno andando diversamente, come emerge da un accertamento avviato dal capogruppo 5 Stelle in Regione Lombardia Nicola Di Marco. Fino al luglio 2024, dunque un anno fa, Aria aveva un contratto di locazione con la società Gpi Spa, che lo usava come propria sede milanese. Dopodiché, concluso il contratto con l’azienda, l’immobile è tornato nella disponibilità di Aria senza che la Regione avesse pronto un piano B: “Nell’immobile non è attualmente presente nessun locatario – si legge in un testo redatto dalla centrale appalti della Regione – ad eccezione delle minime attività collegate alla presenza, a tempo determinato in relazione alla fase di dismissione in corso, di un Data center gestito da Aria spa per i servizi di interesse regionale. Sono quindi presenti nell’immobile, con frequenza saltuaria, tecnici informatici dedicati a questa funzione”.

Lo spreco – Il problema è che la struttura, semi-vuota da un anno, continua a costare parecchio. Lo ammette ancora Aria: solo nel primo trimestre del 2025, la società ha dovuto sobbarcarsi 14.299 euro per costi di “manutenzione”; 3.725 per “pulizie”, ben 50. 282 per “vigilanza” e 18.016 per “energia elettrica”. Il totale è di circa 86.300 per soli tre mesi. In proiezione, si può perciò ipotizzare un costo annuo di circa 350 mila euro per un palazzo pressoché inutilizzato e su cui la Regione aveva investito 7 milioni e mezzo. E non finisce qui.

Dall’interessamento di Di Marco si scopre che la questione non potrà essere risolta a breve e che il palazzo di via Don Minzoni è destinato a restare in queste condizioni per parecchio tempo. Aria ha infatti avviato un percorso “per individuare i possibili scenari di valorizzazione”, ma l’indagine necessita mesi. La società ha siglato un accordo di collaborazione con l’Agenzia delle entrate “finalizzato all’acquisizione del valore di alienazione del cespite”, a fronte di “un impegno economico di 5.685 euro”. La tempistica ipotizzata “prevede un ritorno dell’ente entro fine 2025”. Oltre a questo, “è in corso di formalizzazione l’incarico per la redazione” di uno studio di fattibilità per approfondire le possibili forme di utilizzo del palazzo, indagine di cui è stata incaricata Intellera Consulting. Non certo gratis: 55 mila euro, Iva esclusa, per un lavoro che ha tempistiche simili a quelle dell’Agenzia delle Entrate.

Ricapitolando: prima di fine 2025 la Regione non avrà in mano il materiale. Poi, una volta arrivate le analisi e le stime, deciderà che fare. Nella migliore delle ipotesi, sarà passato un anno e mezzo dall’ultimo utilizzo a pieno regime dell’immobile. Uno scenario che inquieta Di Marco: “Apprendiamo con sgomento dell’ennesimo fallimento di Aria – dice al Fatto – ormai nota più per i propri flop che per i servizi resi ai lombardi. Questo palazzo sembra essere un altro monumento all’inefficienza di Regione Lombardia, dove si comprano immobili per poi lasciarli in stato di abbandono, con costi di gestione a carico della collettività, che paga per non avere servizi. Le risorse non mancano, è chi amministra che le spreca”.

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“Deputato leghista sta votando per un collega assente, è una vergogna”: M5s denuncia “pianista” alla Camera – Video

“Presidente, a nome degli straccioni del M5s, come detto ieri dal vicepresidente della Camera Rampelli, denuncio il comportamento molto grave di un collega della Lega che sta votando per conto di un altro esponente leghista assente. È una brutta violazione del regolamento. Invito anche a notare che questa condotta non solo porta alla maggioranza un voto che non c’è, ma serve anche a far ottenere al deputato assente la diaria giornaliera che non spetta a chi non viene in aula. Noi saremo pure straccioni ma siamo qui anche per pretendere il rispetto delle regole e del buon nome delle istituzioni”. Lo ha detto in aula alla Camera il deputato M5s Alfonso Colucci, capogruppo M5s in commissione Affari Costituzionali.

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mercoledì 23 luglio 2025

“La destra vuole alzare gli stipendi ai deputati e reintrodurre i vitalizi”: M5s denuncia l’ordine del giorno di FdI

Fratelli d’Italia sta provando ad aumentare gli stipendi dei deputati e a reintrodurre i vitalizi“. Il Movimento 5 stelle denuncia le intenzioni del partito di Giorgia Meloni, nascoste all’interno dell’ordine del giorno firmato da Fabio Rampelli, vicepresidente di Montecitorio e big di FdI. Il testo chiede formalmente di affrontare il tema delle differenze tra Camera e Senato. È scritto in un linguaggio strettamente politico, ma secondo il M5s l’obiettivo è chiaro: “Cercando di passare inosservati, i finti patrioti hanno inserito un Ordine del giorno al Bilancio della Camera a prima firma Rampelli, nel quale prevedono che il trattamento economico dei deputati venga equiparato a quello dei senatori. Questo significa alzare lo stipendio, ma anche ripristinare i vitalizi che noi abbiamo combattuto e cancellato“, attacca Michele Gubitosa, vicepresidente del M5s. “Non lasceremo che questa destra collezioni privilegi personali a spese dei cittadini”, scrive a sua volta l’altra vice, Chiara Appendino.

Nel suo ordine del giorno, Rampelli “invita l’ufficio di Presidenza ed il collegio dei deputati Questori, per le rispettive competenze a valutare l’opportunità di intensificare il confronto con i competenti organi del Senato, al fine di superare eccessive differenziazioni nella disciplina di istituti comuni ai due rami del Parlamento“. Sembra una proposta simile a quella presentata due anni fa da Maurizio Lupi. Tra le differenze attualmente esistenti tra Camera e Senato, infatti, c’è l’indennità: i senatori percepiscono circa mille euro in più al mese rispetto ai deputati. Non è l’unica differenza: chi si è seduto a Palazzo Madama gode di privilegi extra, quello più ghiotto riguarda i vitalizi. Se la Camera ha confermato il taglio del 2018, al Senato invece quelle riduzioni sono state abolite. “Ancora una volta, Meloni e i suoi svuotano le tasche dei cittadini per riempire le proprie. Abbiamo immediatamente denunciato la vergognosa mossa di Fratelli d’Italia e lotteremo con forza per bloccare questo ennesimo omaggio ai privilegiati, questo ennesimo sfregio ai cittadini”, scrive Gubitosa.

“Ci stanno provando un’altra volta“, gli fa eco Appendino. Che sottolinea: “Già in passato abbiamo dovuto respingere un simile tentativo e non ci stupisce che Meloni e i suoi abbiano la faccia tosta di riprovarci, visto che hanno anche aumentato gli stipendi dei ministri. Noi continueremo a fare muro e a contrastare le loro manovre di palazzo”. Durissimo anche l’intervento di Riccardo Ricciardi, capogruppo M5s alla Camera: “Ancora una volta sembra che il partito di Giorgia Meloni sveli la sua voracità e l’obiettivo di usare i soldi dei cittadini per arricchire le tasche dei parlamentari. Come già accaduto molte volte, ci batteremo con tutte le nostre forze contro questo scempio”.

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martedì 22 luglio 2025

Scontro Maiorino-Tortora. “Lei è contenta dell’abolizione del reddito di cittadinanza”. “Non si permetta”

Scontro durissimo a Omnibus (La7) tra la senatrice del M5s Alessandra Maiorino e la conduttrice della trasmissione, Gaia Tortora, sul bilancio dei primi 1000 giorni del governo Meloni. La parlamentare viene subito interrotta da Tortora quando esprime l’auspicio che il governo non cada nella solita spirale del vittimismo e del dare la colpa dei propri fallimenti agli altri.
“Lo fanno un po’ tutti, le do questa notizia”, osserva la giornalista.
” Beh, mi sembra che questo governo lo faccia in maniera particolare – replica Maiorino – Non si è mai assunto una responsabilità”.

La senatrice elenca quindi tutti i flop del governo guidato da Giorgia Meloni e aggiunge: “Io riconosco a Meloni una qualità: quella di saper fare propaganda e coprire le proprie contraddizioni o i propri fallimenti con una narrazione invece come se tutto andasse benissimo. Ma le persone se ne stanno accorgendo”.
“Maiorino, ci ricordiamo anche che qualcuno dal balcone urlava che era stata abolita la povertà“, replica Gaia Tortora.
“Ah, io pensavo di dover avere un contraddittorio con gli ospiti in studio, non con la conduttrice“, commenta Maiorino.
“Perché? Non ho la facoltà? – rilancia la conduttrice, spalleggiata da Luigi Marattin – Faccio la giornalista. È un fatto. Non posso parlare?”.
“Allora, visto che fa la giornalista, le do una notizia – risponde la senatrice – Guardi i dati della povertà”.
“No, no – insorge Tortora – Maiorino, io resto sulla frase, non guardo quello”.
“Mi sembra che i giornalisti si basino sui dati, non sulle frasi”, controbatte Maiorino.
“C’è la libertà di controbattere oppure no? – replica Tortora – Lei parlava di propaganda. Io le ho detto che affacciarsi dal balcone e dire che abbiamo abolito la povertà è propaganda. Non ho neanche detto chi l’ha detta, pensi lei”.

“Lo dico io, è stato Luigi Di Maio – commenta Maiorino – è dal 2019 che ci sentiamo a ripetere questo refrain, quindi davvero da una giornalista non me lo aspettavo. Ma i dati dicono tutt’altro. Oggi, con l’abolizione del reddito di cittadinanza, misura con cui lei evidentemente non era d’accordo, abbiamo quasi 6 milioni di poveri in Italia e non sono soltanto poveri perché non lavorano: il 9% sono impiegati full time. Quindi hanno abolito il reddito di cittadinanza, cosa di cui lei evidentemente è contenta“.

Tortora insorge: “Lei sta dando una serie di giudizi sulla mia persona, non conoscendomi che non le permetto. Prego, vada avanti”.
“Beh, io ribadisco che secondo me lei è stata molto scorretta a dire quella frase”, replica la parlamentare.
“Ma io ho ripetuto una frase, ma scusi eh”, ribatte Tortora.
A difesa della conduttrice interviene il deputato Luigi Marattin: “Scusi, collega Maiorino, lei non può accusare una giornalista di essere parziale se riporta un fatto. Se voi ve ne vergognate, mi dispiace, ma è un fatto”.
“Marattin – replica Maiorino – credo che debba interessare anche a te che il 9% dei lavoratori full time siano oggi in povertà assoluta”.
“Ma lo erano anche con reddito di cittadinanza”, replica l’ex esponente di Italia Viva.
E Maiorino non ci sta: “Ma io posso parlare? Così non si può andare avanti, signori”.

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lunedì 21 luglio 2025

Gergiev, M5s contro l’annullamento. Per Calenda sono “truppe putiniane”: “Daje col campo largo”

In Parlamento è già aria di vacanza, con la discussione generale sul decreto fiscale che conta appena 11 deputati. Va decisamente meglio sui social, dove i parlamentari postano che è una bellezza, compresi i commenti per l’annullamento del concerto del direttore d’orchestra russo Valery Gergiev, dopo le polemiche per la vicinanza a Vladimir Putin e i rischi di sabotaggio da parte delle associazioni ucraine. La decisione è della Direzione della Reggia di Caserta che il 27 luglio avrebbe ospitato il concerto. Scelta che incassa il “pieno e convinto sostegno” del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e di tutto l’arco parlamentare, o quasi. “L’arte si può contestare, si discute, si critica. Non si cancella”, hanno scritto i componenti M5s della commissione Cultura alla Camera, finendo per provocare il leader di Azione, Carlo Calenda, che chiede di “stigmatizzare” la posizione dei cinque stelle.

L’annullamento ha infatti messo d’accordo Fratelli d’Italia, col responsabile cultura del partito, Federico Mollicone: “Scongiurato un possibile assist alla propaganda bellicista di Putin”, perché Gergiev è “uno dei suoi più fedeli ‘influencer’ culturali”. E Partito Democratico: “Abbiamo spiegato, lottato, ci abbiamo creduto e abbiamo vinto!”, ha twittato la vicepresidente del parlamento europeo Pina Picierno. Così anche il segretario di +Europa Riccardo Magi, che ricorda: “Non si tratta affatto di impedire l’espressione artistica, piuttosto di contrastare chi come Gergiev mette le proprie esibizioni al servizio della peggiore propaganda putiniana e ai deliranti revisionismi storici alla base del progetto imperialista dell’invasione dell’Ucraina”. E tanti altri, compreso Calenda che ha commentato a caldo: “Bene! Una buona notizia”. Salvo poi tornare sull’argomento grazie al Movimento 5 stelle.

Il capogruppo M5s alla Camera Riccardo Ricciardi si è smarcato dalla soddisfazione bipartisan: “Un concerto sinfonico non è propaganda: è arte. Sentire, leggere tutti i giorni parole sulla necessità di riarmarsi, sulla difesa di Netanyahu, sul terrore di una guerra imminente, è propaganda. Il nostro Occidente vive la fase più buia da decenni e quello che è accaduto con l’annullamento del concerto di Gergiev è l’ennesimo devastante esempio”. Tanto è bastato perché qualcuno lo accostasse alla Lega, di Salvini ma soprattutto del suo vice Roberto Vannacci che ha difeso Gergiev e pure il governatore campano Vincenzo De Luca, contrario all’annullamento seppure con argomenti simili a quelli del M5s. Convergenze. Calenda si lascia ispirare: “Eccole le immancabili truppe di complemento della propaganda putiniana”, twitta riferendosi ai pentastellati. E poi: “Daje con il campo largo. Metteteci anche la Lega a questo punto”. E ancora, a margine della conferenza stampa alla Camera su Gergiev: “Il Movimento 5 Stelle tutti i giorni prende le posizioni che Putin vorrebbe l’Europa prendesse e non prendono mai le distanze da quello che la Russia fa. Bisogna trarre le conseguenze di questo, a partire da chi ci si vuole alleare. Noi non lo faremo”. E chiede di “stigmatizzare le affermazioni dei cinque stelle”.

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lunedì 14 luglio 2025

Mandanti esterni delle stragi del ’92, M5s: “Importante novità sulla pista nera”. Gasparri attacca: “Fanfaluche”

Nuovo scontro in Commissione Antimafia sulle stragi. E anche questa volta a infiammare gli animi sono le indagini sui mandanti esterni delle bombe del 1992. Come ha raccontato ilfattoquotidiano.it, la giudice Graziella Luparello ha interrotto la camera di consiglio sull’archiviazione dell’inchiesta relativa ai cosiddetti mandanti esterni delle stragi del 1992. A chiedere di chiudere l’indagine era stata la procura nissena, che da ormai trentatrè anni indaga sulle bombe di Capaci e di via d’Amelio. La gip, però, ha accolto l’istanza dell’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato il 19 luglio del 1992. Il difensore ha prodotto nuovi documenti relativi agli ultimi giorni di vita di Paolo Borsellino. Si tratta di un verbale relativo a una riunione tenuta a Palermo il 15 giugno 1992, dunque dopo la morte di Giovanni Falcone. Dal documento emerge come Borsellino fosse a conoscenza delle dichiarazioni di Alberto Lo Cicero, il raccontare della presenza del neofascista Stefano Delle Chiaie in Sicilia nei giorni della bomba di Capaci.

“Con buona pace del senatore Gasparri e di tutto il centrodestra che in commissione Antimafia sembra farsi suggerire da altri le verità presunte sulla strage di via D’Amelio, arriva una novità molto importante sulla cosiddetta pista nera, una delle strade più fondate per la comprensione di quello che sta dietro le Stragi del 1992-93. Proprio quella che gli esponenti del centrodestra non fanno altro che negare con affermazioni improvvisate e spaventosamente superficiali. Come svelato dal Fatto Quotidiano, la Gip di Caltanissetta Luparello ha interrotto la camera di consiglio sull’archiviazione dell’inchiesta sulle Stragi ’92-93, che era stata richiesta dalla Procura. Un’istanza dell’avvocato Repici, legale di Salvatore Borsellino, ha segnalato nuovi documenti relativi agli ultimi giorni di vita di Paolo Borsellino”, scrivono in una nota gli esponenti del M5S nella commissione Antimafia, Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato. “In particolare – continuano i 5 stelle – si tratta di un verbale relativo a una riunione che si è svolta a Palermo il 15 giugno 1992, alla quale presero parte il procuratore capo Giammanco, Borsellino, altri magistrati della Procura palermitana e Pietro Vaccara, pm di Caltanissetta impegnato al tempo nelle indagini sulla strage di Capaci. In quella occasione i magistrati si scambiarono informazioni riguardanti la strage che uccise Falcone e altre informazioni sulle intercettazioni di Alberto Lo Cicero, prima confidente e poi collaboratore di giustizia, proprio quello che riferì della presenza in Sicilia di Stefano Delle Chiaie nei giorni dell’attentato di Capaci. Emerge in modo chiaro che Borsellino chiese che Lo Cicero riferisse quello che sapeva solo alla procura di Palermo. Ed ecco perché aspettava di ricevere la delega del Procuratore Giammanco a occuparsi degli affari criminali della città di Palermo, ottenuta solo via telefono la mattina del 19 luglio, troppo tardi. Borsellino da settimane stava raccogliendo – a Palermo ma anche a Roma – elementi dirompenti sulle verità nascoste dietro la Strage di Capaci, sui mandanti occulti e sui traditori dello Stato. Chiedeva insistentemente di essere sentito dai colleghi di Caltanissetta che conducevano l’indagine e, ora ne abbiamo conferma, voleva raccogliere in prima persona le confidenze di Lo Cicero. Ma tutto questo alla commissione Antimafia guidata dal centrodestra non interessa, lì c’è una verità di comodo preconfezionata e, in base a quanto appreso recentemente, anche teleguidata dall’esterno”.

La decisione della gip di Caltanissetta provoca il commento anche di Maurizio Gasparri, che risponde al movimento di Giuseppe Conte. “A tempo di record il M5S commenta la notizia del solito Fatto quotidiano rilanciata dal solito Report cantastorie. Ovviamente mentre noi rispettiamo le istituzioni anche quando conosciamo i veri depistaggi all’interno della commissione e soprattutto teniamo ben a mente lo stile del giudice Borsellino, altri addirittura dicono che sanno cosa volesse dire il giudice a Caltanissetta. Ovviamente è un caso anche questa notizia esca e venga rilanciata a pochi giorni dall’anniversario della strage di via D’Amelio”, dice il senatore di Forza Italia. Per la verità la notizia esce adesso perché la decisione della gip risale al 7 luglio scorso. “Avremo la pazienza per leggere l’ennesima lezione degli eroi dell’antimafia perché aspetteremo di guardare queste carte, che sono già state valutate e archiviate da un altro gip. Mentre confido che la commissione tolga il segreto a carte che faranno capire con chi abbiamo a che fare oggi, ricordo che le fanfaluche care a grillini e loro istruttori sono state archiviate dalla magistratura. Questi i fatti”, sostiene ancora Gasparri, senza specificare quali siano i suoi riferimenti.

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sabato 12 luglio 2025

Odissea treni ad agosto a causa dei cantieri, ma prezzi dei biglietti invariati. M5s: “Osceno, subito indennizzi ai viaggiatori”

Più tempo, stesso costo. Il paradosso che coinvolge chi ha acquistato un biglietto del treno per viaggiare ad agosto diventa una questione politica. A causa dei cantieri sulla tratta dell’alta velocità, infatti, aumenteranno a dismisura i tempi di percorrenza delle tratte più importanti della Penisola: lavori annunciati da mesi, per carità, ma nessuno aveva pensato che un maggior tempo di percorrenza dovesse coincidere con uno sconto sul prezzo del biglietto. E così chi ha acquista un biglietto si è trovato di fronte a una sorta di beffa. “Nella settimana di Ferragosto per andare da Milano a Roma in treno ci vorranno 5 ore, mentre per arrivare a Napoli 7 – hanno attaccato i deputati M5s in commissione Trasporti della Camera, Antonino Iaria, Roberto Traversi e Giorgio Fede – Tutto questo quando migliaia di passeggeri e turisti hanno già acquistato dei biglietti, e previsto coincidenze con navi e aerei. La domanda è: ma dove sta il governo Meloni? Salvini e Santanchè dormono?”. Da questo dato di fatto è partita l’accusa dei pentastellati: “Dare meno di un mese di preavviso per cantieri che andavano pianificati un anno fa è un’oscenità. Ed è ancora più osceno che con questi tempi di percorrenza i prezzi dei biglietti rimangano invariati. Salvini non è un ministro dei Trasporti – hanno continuato – ma una vera e propria calamità naturale. Chiederemo subito indennizzi per tutti i passeggeri gabbati da un governo di irresponsabili e menefreghisti“.

In effetti, come raccontato ieri da ilfattoquotidiano.it, i cantieri sulla rete legati al Pnrr determineranno un sensibile allungamento dei tempi di percorrenza su alcune tratte dell’alta velocità. La prima è la classica Roma-Milano. Per spostarsi il 12 agosto con un Frecciarossa, nel periodo di apertura dei cantieri, serviranno da un minimo di 4 ore e 50 minuti a un massimo di 5 ore e 40 minuti, circa 110 minuti in più rispetto agli attuali tempi di percorrenza che partono da 2 ore e 59 minuti per coprire la tratta. Il biglietto più economico, a seconda degli orari di partenza, va da un minimo di 37,90 euro a un massimo di 94,90 euro. Chi opta per l’aereo per effettuare la stessa tratta spende invece un minimo di 44 euro per il biglietto, con un tempo di viaggio di 1 ora e 10 minuti. Ancora più economico il pullman: si parte da 17 euro per una durata di viaggio di circa 7 ore e 30 minuti. Nella Milano-Napoli ad agosto ci vorranno circa 2 ore in più rispetto agli attuali tempi di percorrenza (da 4 ore e mezza a 6 ore e mezza circa), con i prezzi dei Frecciarossa che vanno da 40,90 a 92,90 euro a seconda degli orari di partenza. Viaggiando in aereo, il biglietto parte da 38 euro e il tempo necessario è di 1 ora e 20 minuti di viaggio. Se si sceglie il pullman il biglietto parte da 28 euro, ma in questo caso serviranno almeno 9 ore per coprire la tratta.

La durata del viaggio Roma-Firenze in treno Av si allunga invece ad agosto in una forbice compresa tra 30 e 60 minuti in più, con un costo minimo del biglietto va da 19,90 a 50 euro. Chi sceglie il bus spende un minimo di 8 euro per 3 ore e 15 minuti di viaggio. La Bologna-Milano, oggi coperta in poco più di 1 ora, richiederà ad agosto da 1 ora e 52 minuti a 2 ore e 22 minuti, a seconda del collegamento scelto, e i prezzi minimi delle Frecce vanno da 18,90 a 48 euro. Optando per il pullman la spesa minima è di 8 euro per 2 ore e 20 minuti di viaggio. Infine la Firenze-Napoli: oggi bastano circa 3 ore, ma viaggiando il 12 agosto i tempi di percorrenza variano da 3 ore e 34 minuti a 4 ore e 40 minuti (da +34 a +100 minuti rispetto ai tempi attuali). Il costo del biglietto va da 29,90 a 72,90 euro. Per la stessa tratta, in pullman, ad agosto si spendono da 19,5 a 51 euro, impiegando in media 5 ore e 40 minuti.

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martedì 8 luglio 2025

Intercettazioni, i reati di violenza sulle donne esclusi dal limite dei 45 giorni: ok del governo agli emendamenti

I reati di violenza sulle donne compresi nella disciplina del cosiddetto “codice rosso” non saranno sottoposti al limite di 45 giorni per le intercettazioni. La novità è prevista in alcuni emendamenti presentati dalle opposizioni (Pd, Movimento 5 stelle e Avs) al ddl sul reato di femminicidio, in discussione in Commissione Giustizia al Senato: la proposta ha ricevuto il parere favorevole del governo e sarà approvata probabilmente mercoledì. La “tagliola” di un mese e mezzo agli ascolti in assenza di “elementi specifici e concreti” – diventata legge a marzo – non varrà dunque nelle indagini su omicidi (e, in futuro, femminicidi), violenze sessuali, stalking, revenge porn, maltrattamenti e altre accuse di fronte alle quali il pm è obbligato ad ascoltare la presunta vittima entro tre giorni dalla denuncia. Già durante l’esame del ddl sulle intercettazioni alla Camera le forze di centrosinistra avevano proposto emendamenti con questo obiettivo, ma la maggioranza li aveva respinti per non modificare il testo già approvato a palazzo Madama, impegnandosi con un ordine del giorno a intervenire in un provvedimento successivo.

“Finalmente governo e maggioranza hanno detto sì alla proposta del M5s di escludere i reati del Codice rosso dal folle e pericolosissimo limite di appena 45 giorni per le intercettazioni”, festeggia Ada Lopreiato, capogruppo pentastellata in Commissione e firmataria dell’emendamento pentastellato insieme ai colleghi Alessandra Maiorino, Anna Bilotti, Elena Sironi e Roberto Cataldi. “Fin dall’esame di quella legge nello scorso autunno, abbiamo provato in ogni modo a inserire quantomeno questa eccezione, ricevendo sempre rifiuti. Adesso il clima sembra cambiato, in Commissione Giustizia al Senato si sta provando a lavorare in modo coordinato tra maggioranza e opposizione sul ddl che introduce il reato di femminicidio e il nostro emendamento sulle intercettazioni ha avuto parere favorevole. A questo punto ci aspettiamo un voto positivo nelle prossime ore. Una piccola battaglia di giustizia sembra vedere la luce su una tragedia senza fine come la violenza di genere”.

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Report Ue, M5s: “Dalla Rai alle querele temerarie, certifica il fallimento del governo Meloni”

“Il Rapporto della Commissione europea sullo stato di diritto 2025 certifica il fallimento del governo Meloni. In Italia una legge assegna al governo il potere di indicare l’amministratore delegato della tv pubblica e di nominarne in parte il cda. Ecco perché per la Rai è stato coniato il termine Tele-Meloni. Sempre in Italia si registra il numero più alto d’Europa di querele temerarie e giornalisti scomodi, come Francesco Cancellato e Sigfrido Ranucci sono spiati o minacciati dallo stesso servizio pubblico”. Lo ha detto in un intervento in plenaria l’europarlamentare del Movimento 5 stelle, Gaetano Pedullà. “Sempre in Italia pochi imperi mediatici controllano quasi tutta l’informazione. Angelucci, un deputato della maggioranza. Caltagirone, favorito dal governo nel risiko bancario. La famiglia Berlusconi, proprietaria di Forza Italia. E sempre la destra tiene in ostaggio la commissione di vigilanza Rai. I risultati si vedono: nella classifica sulla libertà di stampa l’Italia si colloca al 48° posto, peggio del Gabon e della Macedonia. Dall’8 agosto il Media freedom Act sarà integralmente applicabile, ma nessuno – né il governo né i partiti della maggioranza – hanno cominciato a occuparsene. Uno schiaffo alla legge e a questo Parlamento per garantire le fake news della propaganda delle destre italiane. Ma noi diciamo basta”.

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