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mercoledì 17 giugno 2026

Conte a Scanzi: “Renzi nel campo largo? Non è scontato. Non ragiono per simpatie, ma l’affidabilità è un problema”

“L’obiettivo primo è cambiare l’Italia. Sicuramente c’è un problema di affidabilità dei compagni di viaggio. Non dobbiamo creare un’accozzaglia, un caravanserraglio, perché altrimenti si vincono le elezioni e poi ci si scioglie come neve al sole“. Così il presidente del M5s Giuseppe Conte, intervistato dal giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi, si pronuncia sull’ingresso di Matteo Renzi nel campo progressista, spiegando la rotta del Movimento all’interno di un perimetro che non può permettersi passi falsi o ambiguità di sorta.
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Scanzi chiede all’ex presidente del Consiglio, senza nascondere le proprie perplessità su un eventuale allargamento: “Ho visto la foto di te, Schlein, Bonelli e Fratoianni. Nella immagine ci sono quattro leader che per me incarnano il campo progressista. Che finisce lì. Poi c’è la società civile, ci sono i delusi. Purtroppo, leggo da più parti, ma anche ascolto te che hai cambiato proprio tono quando ne parli, dare per scontato la presenza di Matteo Renzi, ovvero, secondo me, uno dei più grandi disastri mai abbattutosi nel mondo del centrosinistra, nonché colui che di fatto ha creato il Conticidio, citando Marco Travaglio. Dai già per scontato anche tu e quindi anche i Cinque Stelle che bisogna rimettersi in casa a Matteo Renzi?”.

La risposta di Conte è cauta ma ferma, orientata più ai processi politici che alle simpatie personali: “So con quale passione sposi questo passaggio ed esprimi con grande convinzione le tue valutazioni. Ovviamente tu sei un libero commentatore, un libero giornalista, indipendente, autonomo, il cui pensiero non può essere imbrigliato da nessuno. Io sono un leader politico di una comunità. Il mio compito non è esprimere valutazioni sui singoli, ma guidare processi politici“.
Sul possibile ingresso di nuovi attori, Conte resta guardingo e fissa condizioni precise: “Bisogna costruire un progetto e vedere poi alla fine come, se allargare, a chi e come, ma con delle garanzie e dei paletti“.
La foto citata da Scanzi, per il leader M5S, rappresenta al momento l’unica certezza: un nucleo di forze che hanno già dimostrato di saper lavorare insieme in Parlamento.
Tutto quello che verrà dopo non lo do per scontato“, aggiunge, ponendo la durata e la stabilità del futuro governo come precondizioni essenziali, specialmente di fronte a una maggioranza attuale che ritiene abbia fallito su tutta la linea, dalle riforme promesse alla gestione del fenomeno Vannacci, considerato il frutto dei “tradimenti e delle giravolte” di Giorgia Meloni.

Il presidente del M5S mette al centro la questione dell’affidabilità dei compagni di viaggio (“l’ho detto più volte e non lo nascondo”), ma sottolinea: “Noi siamo stati traditi da Di Maio. Certo, poi ci ha fatto cadere anche Renzi, ma il tradimento appurato alla mia comunità è di Di Maio, che era il nostro leader, era dentro. Quindi, non ragioniamo col metro personale, ne potremmo discutere tanto”.
E precisa: “Il M5s non è un apparato di potere, non è un sistema clientelare, non può essere accontentato con un candidato sindaco o un presidente di Regione. Noi lavoriamo per obiettivi politici, strategici, di cambiamento della società“.

L’obiettivo finale rimane quello di intercettare l’insoddisfazione di chi ha votato la destra “in via residuale” e di motivare i giovani e gli astenuti che vedono la politica come un indistinto “magna magna”. Rivendicando con orgoglio i 100 milioni di euro restituiti dalla comunità del Movimento attraverso il taglio degli stipendi, Conte conclude con un manifesto di identità: “Non siamo populisti, siamo popolari. Ascoltiamo chi non ha voce e, soprattutto, non facciamo patti con i potenti per garantirci longevità nei posti di potere”

L'articolo Conte a Scanzi: “Renzi nel campo largo? Non è scontato. Non ragiono per simpatie, ma l’affidabilità è un problema” proviene da Il Fatto Quotidiano.



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