CERCA LA TUA NEWS

lunedì 13 aprile 2026

Conte: “M5s indipendente, non si lascerà mai dettare l’azione dal desiderio di governare a tutti i costi. Aperti alle alleanze, ma con un patto di coalizione”

Pubblichiamo un estratto del libro del presidente del M5s Giuseppe Conte, edito da Marsilio Editori, “Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia”.

Innovatori per vocazione, indipendenti per passione

«Venite amici, che non è tardi per scoprire un nuovo mondo. Io vi propongo di andare più in là dell’orizzonte, e se anche non abbiamo l’energia che in giorni lontani mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi. Unica, eguale tempra di eroici cuori, indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere.»

Queste parole dell’Ulysses di Alfred Tennyson scorrevano sullo schermo alle mie spalle mentre a Roma, nel novembre 2024, nel Palazzo dei Congressi gremito pronunciavo il discorso conclusivo della Costituente del Movimento 5 Stelle, che ha gettato le basi per un nuovo inizio e chiarito il suo posizionamento politico.

Tra le varie proposte emerse nel dibattito, il maggior numero di preferenze è andato alla formula che ci descrive come «progressisti indipendenti», fondata sul presupposto «che, in opposizione alle forze di destra, esiste un ampio spazio politico, progressista, legittimamente occupato dal Movimento, forza autenticamente democratica e pacifista, non riducibile solo alle più tradizionali forze di sinistra».

Il riferimento all’«indipendenza» potrebbe apparire persino scontato, perché ogni forza politica mira a esprimere una propria identità, evitando di lasciarsi guidare e condizionare da altre forze o di lasciarsi diluire in una più comprensiva alleanza organica.

Per il Movimento 5 Stelle risponde, in realtà, a un’esigenza ben più profonda, molto diffusa all’interno della nostra comunità politica, che si ricollega alla sua ispirazione originaria e ne ribadisce la funzione: il M5S è nato per innovare il sistema politico, per esprimere una coscienza critica contro la politica intesa come spazio di privilegi e di immunità.

L’unico modo per preservare questo originario «sacro furore» è continuare a battersi, con la massima fermezza, contro le varie forme di degenerazione partitocratica e contro le derive oligarchiche che stanno infettando la nostra democrazia. È ciò che il filosofo della politica francese Raymond Aron ha chiamato «il fatto oligarchico», la tendenza comune a ogni società – anche quelle governate in maniera formalmente democratica – a creare una divisione tra una minoranza al comando e una maggioranza subordinata.

L’«indipendenza» che il Movimento 5 Stelle rivendica non è affatto un espediente retorico. È la cifra caratteristica di una forza che, per rispettare la propria vocazione, non potrà mai mostrarsi indulgente con se stessa, ma dovrà sempre vivere in una perenne tensione morale, progettando iniziative e riforme volte a migliorare la società e a contrastare diseguaglianze e iniquità a tutti i livelli: tra territori, tra generi e tra generazioni.

Dirsi «indipendenti» significa avere ben chiaro che il Movimento non lascerà mai dettare la sua azione politica dal desiderio di governare a tutti i costi, come in genere accade ai partiti tradizionali più strutturati. E non sarà mai disponibile a adattarsi a quella estenuante concertazione che porta a operare compromessi sempre più al ribasso.

La base ha respinto, a larghissima maggioranza, un quesito che poneva il divieto di alleanze politiche. È stato un passaggio importante. Gli iscritti hanno compreso che non c’è spazio per l’originaria vocazione solitaria, se non proprio settaria, del Movimento, che aveva prodotto una orgogliosa quanto asfissiante autoreferenzialità.

Oggi il M5S ha chiarito la propria identità e non ha più paura di aprirsi e di confrontarsi con altri soggetti politici. Tuttavia per arrivare ad alleanze stabili è necessario che il patto di coalizione che ne scaturisce si fondi su un preciso accordo programmatico che ne certifichi nero su bianco i valori e le finalità non negoziabili. L’intesa dovrà essere, infine, ratificata dal voto trasparente degli iscritti.

Il Movimento non stringerà mai un’alleanza con altre forze politiche come «fine», cioè al puro scopo di assumere una responsabilità di governo. Al contrario, la concepirà come il «mezzo» per perseguire obiettivi strategici, definiti in anticipo con estrema chiarezza, in modo da evitare che un progetto volto a trasformare la società finisca svilito in una mera pratica di amministrazione del potere.

Chiarito cosa vogliamo essere, bisogna interrogarsi sugli anticorpi e sulle garanzie cui affidarsi per evitare di degenerare nella condotta dei partiti tradizionali. Quali linee guida seguire per non finire preda di correnti governate da capibastone perennemente impegnati in lotte di potere per piazzare persone di fiducia non solo negli organi del partito ma anche in ogni pertugio statale e parastatale? Come scongiurare il rischio che il Movimento venga infettato dalla commistione dilagante tra politica e affari, giunta a un punto tale che è quasi considerato normale che un politico si faccia finanziare la campagna elettorale da comitati d’affari e gruppi imprenditoriali i quali, una volta eletto, ne condizionano l’attività?

Rispetto al primo punto, nel nostro statuto è espressamente vietato a tutti gli iscritti di promuovere, organizzare e partecipare a correnti e cordate. Non è pensabile infatti che la vita interna della comunità, e tutte le delicate fasi decisionali che comporta, si svolgano sulla base di orientamenti predeterminati da logiche di appartenenza.

La parabola che le correnti descrivono all’interno dei partiti è molto simile: nascono per imporre una determinata linea, ma finiscono inevitabilmente per diventare strumenti di potere volti ad assicurare ai propri membri carriere e prebende varie. Quando le correnti si consolidano al punto da esprimere una significativa forza sul piano politico, iniziano generalmente a prodursi effetti distorsivi della rappresentanza. Innanzitutto perché gli elettori guardano all’immagine complessiva del partito, ma non riescono a tenere dietro alla dialettica delle correnti interne che ne decide le sorti. Quando poi il partito assume responsabilità di governo e amministrative, a livello nazionale e locale, le correnti finiscono per alimentare una «doppia conflittualità» che dall’interno del partito si trasmette anche alla coalizione di governo.

Si è sostenuto che le correnti possono svolgere una funzione positiva in un sistema partitico scarsamente competitivo, compensando la carenza di opposizione, ma non è certamente il caso del sistema italiano, che non ha una tradizione bipartitica. Al contrario, è caratterizzato da una elevata frammentazione del quadro partitico.

Ovviamente dobbiamo distinguere: una cosa sono le correnti con le loro logiche di potere, i loro apparati, la loro tendenza a creare micro-strutture nel partito, altra cosa sono i contributi liberi e plurali di pensiero.

Impegnandosi a sviluppare le logiche inclusive della democrazia «partecipativa e deliberativa», il Movimento potrà giovarsi sempre più del contributo di tutti gli iscritti, oltreché degli organi centrali (Consiglio nazionale e comitati tematici), per definire l’indirizzo politico sulle varie questioni, senza doversi affidare alla mediazione di correnti.

C’è poi un altro aspetto che caratterizza il nostro essere indipendenti. Siamo convinti che l’indipendenza non sia una variabile slegata dal finanziamento. Per continuare a svolgere la propria azione politica in modo efficace, guardando ai bisogni reali dei cittadini e progettando il cambiamento della società, il Movimento deve mantenersi scevro da qualsiasi ingerenza esterna, prevenendo il rischio di condizionamenti da parte di gruppi di potere.

È la ragione per cui il M5S sin dall’inizio applica il massimo rigore sul piano dei finanziamenti. Non accettiamo contributi di importo consistente da parte di individui o gruppi imprenditoriali e preferiamo promuovere campagne per la raccolta di micro-finanziamenti da parte di iscritti e sostenitori. Questo riguarda anche i singoli candidati nelle liste elettorali, obbligati a non accettare contributi economici a fini di voto che possano, per consistenza e provenienza, creare le premesse per tentativi di influenzarne le scelte durante il mandato.

Nell’ambito delle attività parlamentari avviene spesso che gruppi di pressione facciano pervenire proposte normative, emendamenti. Una forza politica deve essere libera di valutarli nel merito e di rispedirli al mittente senza subire condizionamenti di sorta.

Anche in questo caso, sembrano affermazioni scontate. Ma il problema del finanziamento è il tasto dolente di molti partiti.

Se di un partito sappiamo che ha costruito un sistema di finanziamento che poggia prevalentemente su una rete di soggetti imprenditoriali – cosa entro certi limiti anche legittima rispetto alle norme in vigore – dobbiamo interrogarci: non c’è il rischio che diventi il braccio politico dei gruppi imprenditoriali che lo finanziano piuttosto che il rappresentante degli interessi collettivi degli elettori che lo votano? Come potrà sottrarsi al condizionamento dei soggetti finanziatori quando costoro, per il proprio tornaconto, premeranno affinché si approvino proposte di legge o emendamenti?

Tornando al Movimento, da qualche anno ha chiesto e ottenuto di registrarsi nell’apposito elenco per accedere al sistema di finanziamento del cosiddetto «due per mille», che si basa sulla indicazione volontaria del singolo contribuente, effettuata con la dichiarazione dei redditi, di voler destinare una quota del proprio contributo IRPEF a un partito politico. Abbiamo scelto di includere questo tipo di contribuzione poiché non crea nessuna forma di condizionamento verso singoli individui o gruppi.

Una cospicua parte dei finanziamenti viene dai versamenti degli eletti e dalla cessione delle indennità ricevute per la loro carica. Si potrebbe obiettare che anche altre forze politiche chiedono un contributo ai propri eletti, ma la caratteristica originale del M5s è di utilizzare una parte significativa di queste somme per realizzare progetti utili alla collettività. Nel corso del tempo, infatti, il Movimento ha devoluto decine e decine di milioni di euro per iniziative in favore dei cittadini. Limitandosi a menzionare le più recenti, nel 2022 il M5S ha donato 2,7 milioni di euro complessivi a Emergency, alla Lega del Filo d’oro, al Gruppo Abele, all’ANPAS e all’ONLUS Nove; nel 2023 abbiamo distribuito a circa duecento scuole pubbliche varie dotazioni informatiche per un valore complessivo di quasi un milione di euro. Da ultimo abbiamo stanziato un altro milione per le iniziative umanitarie a favore della popolazione palestinese di Gaza e altrettanto per i territori italiani, come Niscemi, colpiti dal ciclone Harry.

Il rigore sul piano finanziario va di pari passo con la vocazione a non perdere mai di vista la ragione per cui svolgiamo il mandato elettivo: promuovere il bene comune dei cittadini e suscitare una loro più profonda coscienza civica. Rimane questa la vera anima del Movimento, al di là di qualsiasi classificazione di maniera o etichetta che ci hanno assegnato negli anni. Prima tra tutte, il suo «peccato originale», la natura «populista» che ci viene spesso rinfacciata.

L'articolo Conte: “M5s indipendente, non si lascerà mai dettare l’azione dal desiderio di governare a tutti i costi. Aperti alle alleanze, ma con un patto di coalizione” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/W7svMh9
via IFTTT