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domenica 26 ottobre 2025

M5s, Giuseppe Conte confermato presidente con l’89,3% dei voti: “Avanti tutti insieme a testa alta”

Sarà ancora Giuseppe Conte il presidente del Movimento 5 stelle. L’ex premier è stato confermato leader del M5S con l’89,3% dei voti favorevoli. Lo si apprende dal sito del Movimento. “Alle ore 18 di oggi 26 ottobre 2025 – si legge – si sono concluse le votazioni degli iscritti per l’elezione del presidente del Movimento 5 Stelle. Su 101.783 iscritti aventi diritto al voto hanno votato in 59.720 pari al 58,67%. Al quesito: Sei favorevole all’elezione di Giuseppe Conte quale presidente dell’associazione Movimento 5 Stelle? Hanno votato SI: 53.353. Hanno votato NO: 6.367″.

La consultazione online tra i più di centomila iscritti con diritto di voto si era aperta il 23 ottobre. Conte adesso dovrà rinominare i vicepresidenti del Movimento, il cui mandato è scaduto insieme al suo. Nei giorni scorsi i 5 stelle erano stati scossi dalle dimissioni di Chiara Appendino. L’ex sindaca di Torino aveva esortato i suoi a “non schiacciarsi sul Pd”.

Conte ha commentato la conferma con un post sui social: “Grazie a tutta la comunità del Movimento 5 stelle, grazie a tutti voi per il sostegno, per la forza e il coraggio che continuate a darmi ogni giorno per affrontare insieme ogni battaglia. Ci impegneremo ancor di più per fare sempre meglio. Avanti, tutti insieme, a testa alta. Sempre dalla parte giusta!”.

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Il leghista Borghi senza freni: “Il patto di stabilità ha rotto i cog*ioni. Fornero? Abolita, basta rompere le balle”

Non ci sarà nessun cavolo di aumento di questa età pensionabile. Perché uno deve andare a rompere le balle ancora con la legge Fornero? La Fornero è stata abolita“. Sono le parole senatore della Lega, Claudio Borghi, che, ospite della trasmissione Battitori Liberi (Radio Cusano Campus), parla senza filtri di pensioni, spese militari e Unione Europea.
Il primo bersaglio è il M5s. Borghi commenta lo scontro avvenuto nei giorni scorsi a Coffee break tra il senatore pentastellato Luca Pirondini e il deputato leghista Stefano Candiani, accusando i 5 Stelle di manovre orchestrate. “Praticamente è stato dato sicuramente un ordine, perché io ormai conosco come funzionano i 5 Stelle: è stato dato un ordine a tutti quelli che fanno propaganda online del M5s a dire: ‘Aaaah, la Fornero! Dite che Salvini 3 anni fa disse “Se vinciamo le elezioni e non cancelliamo la legge Fornero, siete liberi di spernacchiarmi””.

Sul fronte pensionistico, Borghi difende l’operato del governo Meloni e nega qualsiasi ritorno alla legge Fornero. A suo dire, le modifiche decise, cioè i tre mesi legati all’aspettativa di vita spostati tra il 2027 e il 2028, servono solo a dare tempo per completare lo smantellamento del vecchio sistema.
E aggiunge con tono polemico: “Notare che tutti questi fenomeni che sono lì protestano oggi, quando c’era davvero la Fornero che aveva piantato sulle corna sette anni, erano tutti zitti, cavolo”.

Il leghista allarga poi il discorso alla legge di bilancio e alle polemiche sulla spesa per la difesa. Nel mirino finisce Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che il senatore definisce “uno dei capi del qualunquismo mondiale che spara numeri”.
“Anche oggi prontamente sulla legge di bilancio ha detto che non ci sono i soldi per gli ospedali, ma per le armi” – dichiara – Io lo sapevo che si sarebbe finiti su questo argomento. Per questo ho detto a Fratelli d’Italia e a Forza Italia: vediamo di essere quantomeno precisi. Questi soldi delle armi che avete intenzione di spendere, perché l’avete promesso a tutti, da Trump in giù e similari, che almeno siano spesi per la sicurezza interna, perché se io spendo i soldi aggiuntivi per le armi ai fini della sicurezza interna, questa è una cosa che i cittadini riconoscono. I missili intercontinentali, invece, non sono una priorità per i cittadini”.

Il passaggio più acceso arriva però sull’Europa e sul rispetto delle regole di bilancio. “Questo patto di stabilità ha rotto assolutamente i coglioni – afferma il parlamentare – Il punto di questo patto di stabilità, che appunto ha rotto i coglioni, è che io voglio essere una formichina per vedere che diamine succede all’inizio dell’anno prossimo. Giorgetti ha detto chiaramente che prima bisogna uscire dalla procedura di infrazione, perché siamo bravi e facciamo i nostri compiti, poi chiederemo l’esenzione per le spese delle armi“.

Il senatore leghista invoca quindi un confronto con Parigi, tirando in ballo direttamente Emmanuel Macron e il ministro Sébastien Lecornu: ” In quel momento lì, quando si faranno questi conti e noi usciremo dalla procedura di infrazione, voglio vedere una cosa: che cosa fanno alla Francia? La Francia, invece di fare i compiti, tirare la cinghia, fare la finanziaria magra per arrivare al 3%, farà come sempre 6% di deficit, per salvare la poltrona a Macron e a Lecornu. Voglio vedere che cazzo gli fanno.”

Borghi promette di non restare in silenzio se l’Italia dovesse essere penalizzata rispetto ad altri Paesi: “Se non gli fanno niente, allora a quel punto sarò il primo a andare ad acchiappare Giorgetti e la Meloni per dirgli: Oh! Ma scusate, noi abbiamo dovuto fare tutta questa fatica, io mi sono dovuto sentire tutte le contumelie e tutte le lamentele dei cittadini e a quelli là, che non hanno fatto un cazzo, non gli hanno fatto niente?'”
Il senatore conclude con un ultimatum politico: “Voglio vedere almeno che debbano fare delle riparazioni in oro e sangue. Ma noi per quale motivo abbiamo fatto queste cose, se a quelli là, dopo che fanno 6% di deficit, gli fanno le carezzine? Prometto che su questo punto saremo inflessibili.”

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sabato 25 ottobre 2025

Lite Mastrobuoni-Licheri su La7. “Falso che Ucraina stia perdendo”. “È la linea del suo giornale”. E la giornalista annuncia querela

Durissimo scontro a Tagadà (La7) tra Tonia Mastrobuoni, corrispondente per Repubblica dalla Germania e dall’Est Europa, e il senatore del M5s, Ettore Licheri, sulla situazione del conflitto tra Russia e Ucraina.
Licheri critica duramente il diciannovesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia, definendole inefficaci sul piano economico, politico e interno. Secondo Licheri, le misure punitive “non hanno indebolito Mosca, né ridotto il consenso interno di Putin”, mentre continuano a pesare sull’economia europea. Il parlamentare inoltre attacca anche i leader dell’Ue, accusandoli di “pecoronismo” verso gli Usa e di dipendere “dalle paturnie di Donald Trump”. Chiede quindi un cambio di rotta: la nomina di un commissario europeo per la pace in grado di dialogare col Cremlino, per restituire all’Europa un ruolo politico autonomo nella gestione del conflitto in Ucraina.

Di avviso totalmente diverso è Mastrobuoni, che dissente punto per punto da Licheri: “È falso che le sanzioni non funzionano, anzi funzionano talmente bene che la Russia in questi anni è stata costretta a dirottare tutta la sua esportazione di petrolio e gas verso l’India e la Cina. Ricordo che esistono anche da quattro anni le cosiddette flotte fantasma e anche quelle sono state prese di mira ieri dalla Ue nel suo pacchetto di sanzioni”.
E aggiunge: “Il senatore Licheri ha anche detto che il prezzo del petrolio è salito. Che vuol dire? Secondo lui, i mercati così impazziscono e delirano? Il prezzo del petrolio sta crescendo esattamente perché c’è pressione su questo, perché i mercati pensano che queste sanzioni avranno enormi conseguenze”.
La giornalista poi smentisce Licheri sul fatto che l’Ucraina stia perdendo la guerra: “Ma dove? Il Donetsk, che la Russia continua a reclamare, non riesce a essere conquistata dai russi da tre anni, cioè siamo in un contesto da prima guerra mondiale, da trincea perenne, quindi dov’è che l’Ucraina sta perdendo la guerra?“.

Licheri replica: “Ma sa da quanto tempo io sento che la Russia sta per perdere, che l’economia è a un passo dal default e che non è vero che l’Ucraina sta perdendo? Da tre anni. Io ho notizie di segno contrario”.
“E da dove vengono?”, chiede Mastrobuoni.
“Evidentemente abbiamo fonti diverse – risponde il parlamentare – Ma che lei mi dica che l’Ucraina non sta perdendo questa guerra mi fa intendere che stia venendo da Marte, perché sa benissimo che non è così. Io capisco la linea editoriale del suo giornale“.
Ma viene interrotto subito da Mastrobuoni, che intima: “Non si permetta, perché la querelo. Io ho il mio pensiero che può anche dissentire dalla linea del giornale. Lei dice talmente tante baggianate che ha bisogno di insultare sul piano personale”.

“Ma cosa ho detto? – replica Licheri – Non ho detto niente di male, su, non sia così permalosa”.
L’inviata di Repubblica continua a redarguire il senatore, rimbrottato anche dalla conduttrice Tiziana Panella.
Il senatore Licheri è un cialtrone – rincara Mastrobuoni – e offende sul piano personale perché non ha argomenti”.
“Ma ho parlato di una linea editoriale, non ho offeso il suo onore e la sua reputazione”, ripete Licheri.

Quando gli viene concessa la parola, il senatore spiega, nonostante le interruzioni di Mastrobuoni: “Io le sto dicendo che tre anni di storia di quel conflitto hanno dimostrato che né armi, né le sanzioni hanno portato a un accenno di soluzione. Se tu imbocchi la strada degli armamenti, poi non ti bastano più quelle che giungono. Anche se la dottoressa può piccarsi, parlare di Tomahawk significa terza guerra mondiale“.

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giovedì 23 ottobre 2025

Lite Pirondini-Candiani su La7. “Incapaci, fate una manovra magra per comprare armi”. “Colpa del Superbonus”

Scontro incandescente a Coffee break (La7) tra il senatore del M5s Luca Pirondini e il deputato della Lega Stefano Candiani sulla legge di bilancio e sul pasticcio relativo alla norma che innalzava inizialmente al 26% l’aliquota della cedolare secca sugli affitti brevi. La novità dell’ultima ora è che la norma è stata parzialmente modificata mantenendo la cedolare secca al 21%, ma solo se il proprietario affitta senza intermediari.
A essere contrari alla stretta sugli affitti brevi sia Forza Italia, sia la Lega, nonostante un suo esponente, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, abbia voluto e difeso la norma, come ha spiegato nel Question Time alla Camera nella giornata di ieri.

Candiani minimizza: “Non succede niente, ora inizia il percorso della legge di Bilancio. Su questa norma vedo che c’è un ‘idem sentire’ abbastanza diffuso”.
Insorge Pirondini: “Trovo geniale che tutti gli esponenti di governo vadano in tv a dire che sono contrari alla legge di bilancio. Ma l’hanno fatta loro! Nessuno sa chi ha fatto la norma sulla cedolare secca. Sulla tassa sugli extraprofitti delle banche, lo scorso anno Salvini addirittura ha detto che le banche andavano tassate di più – ricorda – Giorgetti invece ha frenato, parlando di “contributo”, dopo 112 miliardi di profitto delle banche in 3 anni, ma solo a condizione che alle banche fosse gradito dare questo contributo, perché è noto che questo sia un governo codardo nei confronti delle banche. C’è anche Tajani che ha detto: ‘Abbiamo fermato la tassazione delle banche’. In pratica, sugli extraprofitti hanno dato 6 versioni diverse”.

E aggiunge: “La verità è che in questa manovra non c’è l’abolizione della legge Fornero, come aveva promesso Salvini un anno fa: ‘Se tra un anno non avremo abolito la legger Fornero, avrete il diritto di spernacchiarmi‘. Bene, gli italiani decidano cosa fare. E non solo: avevano promesso di portare le pensioni minime a 1000 euro al mese. Oggi nella legge di bilancio per le pensioni dei più fragili c’è un aumento di 1, 80 euro al mese“.
Candiani protesta: “Sai cosa c’è nella legge di bilancio? Quaranta miliardi di Superbonus. Mavalà“.
“Hanno aumentato gli stipendi dei ministri e dei sottosegretari – continua il senatore pentastellato, mentre Candiani cerca di interromperlo – Questi continuano a fare grandi promesse, però poi non ne mantengono una, prendono le distanze da una legge di bilancio che hanno fatto loro stessi e che è la più magra dal 2014”.

“E i 40 miliardi del superbonus?”, chiede a loop Candiani, nonostante la Lega abbia voluto e votato il Superbonus 110% nel 2020-2021, per poi sostenere la sua proroga e il suo ampliamento col governo Draghi.
E i 209 miliardi che non siete capaci di spendere? – ribatte Pirondini – Marine Le Pen ha detto che l’unica cosa che invidia alla Meloni sono i soldi del Pnrr che ha portato il governo Conte. Ma questo governo di incapaci non è in grado di spenderli”.
E chiosa: “In realtà, fanno questa magrissima manovra per liberare risorse necessarie al riarmo l’anno prossimo, cioè per comprare nuove armi. A confronto di Giorgia Meloni, Mario Monti era uno spendaccione“.

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martedì 21 ottobre 2025

Scontro Maiorino-Rampelli sulla manovra, poi la senatrice M5s gela Senaldi: “Ma tu sei giornalista o membro del governo?”. Su La7

Dibattito rovente a Coffee Break, su La7, dove il confronto sulla prossima legge di Bilancio si trasforma in un vero e proprio duello politico. Protagonisti la senatrice del M5s Alessandra Maiorino, il vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli, e il condirettore di Libero Pietro Senaldi, intervenuto a difesa dell’operato del governo Meloni.
Rampelli apre il dibattito con una rivendicazione di responsabilità “ereditate”: “Non è che una manovra di bilancio possa prescindere dal pregresso, quindi noi intanto ci articoliamo con 2.500 miliardi di debito pubblico che non li ha fatti certo Giorgia MeloniFratelli d’Italia”.

A replicare è Davide Giacalone, direttore editoriale de La Ragione, che ricorda: “Nel governo Meloni ci sono esponenti che lavoravano anche in altri esecutivi. La stessa Meloni è stata ministro del governo Berlusconi”.
Maiorino si inserisce nel dibattito e conferma: cita Gasparri e Santanchè come esempi di continuità con i governi passati.
Ma Rampelli reagisce con stizza: “No, non è proprio esattamente così. Giorgia Meloni ha fatto il ministro della Gioventù senza portafoglio per cinque anni e non esisteva Fratelli d’Italia, quindi non credo che si possa attribuire la responsabilità della formazione di un debito pubblico così importante a noi. Non giochiamo e non scherziamo”.

La senatrice pentastellata ribatte: “Le responsabilità sono anche dei governi Berlusconi. Accidenti, siamo andati quasi in default”.
Il clima in studio si surriscalda. Rampelli esalta l’azione del governo Meloni, ma Maiorino attacca frontalmente: “Adesso mi sfugge esattamente da che anno è in politica Rampelli, ma è davvero intollerabile provare a far apparire come colombe candide spuntate improvvisamente nel cielo splendente d’Italia i rappresentanti di governo e di questa maggioranza, come se non avessero responsabilità su come sono andate le cose in Italia finora”.

La senatrice incalza, elencando i leader di lungo corso: “Questo governo è composto da personaggi che sono in politica da 30 e 40 anni, a partire da Giorgia Meloni: Matteo Salvini, Tajani, Calderoli, La Santanchè. Posso stare qui tutta la trasmissione a elencare chi stava anche nei governi Berlusconi. Nel 2011 Berlusconi, uno dei vostri totem, si è dovuto dimettere perché stava trascinando l’Italia in default ed è dovuto venire Mario Monti. E infatti ad ascoltare Rampelli col suo elogio dell’austerità a me sembra di sentire Mario Monti adesso”.

Rampelli contrattacca: “A voi sono bastati due anni per creare il collasso: 40 miliardi di rata sul Superbonus soltanto per il 2026”.
Il conduttore Andrea Pancani prova a riportare ordine, ricordando che il debito pubblico “mostro” italiano affonda le radici ben prima degli ultimi vent’anni. Ma il confronto si fa sempre più acceso.
Maiorino puntualizza: “Ricordo che il M5s è entrato nelle istituzioni nel 2013, è stato al governo per due anni e basta”.
Senaldi, seguito da Rampelli, replica urlando: “E sono bastati. Più che basta, sono bastati”.
Maiorino reagisce: “Basta con false attribuzioni di responsabilità a chi è stato al governo per due anni. Le responsabilità eventualmente del debito sono le vostre e di chi è stato al governo per gli ultimi trent’anni”.

Quando il confronto passa al tema dei pensionati, la tensione cresce ancora. Maiorino accusa: “Sono schiaffeggiati anche loro, perché aumenta l’età pensionabile e i 20 euro in più vanno a chi ha più di 70 anni”.
Rampelli ribatte: “Ci saranno 260 euro in più l’anno per i pensionati fragili”.
La senatrice ironizza: “Ah, per i pensionati fragili. E continuiamo a fare piccole categorie ed elargizioni”.
Senaldi alza la voce: “Ma non solo elargizioni, un pensionato fragile che va in pensione adesso ci va dieci anni prima di quando andrò io”.

Maiorino replica piccata: “Ma tu non sei parte del governo, perché ti scaldi? Ma non sei giornalista?”.
Senaldi sbotta: “Io devo smentire tutte le balle che lei va dicendo. Perché poi la gente le crede e non si riesce ad amministrare questo paese”.
La risposta della senatrice chiude il confronto tra gli applausi del pubblico: “Balle lo dici a qualcun altro”.

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lunedì 20 ottobre 2025

Il Pd di oggi è il migliore possibile. Con chi se non con loro, Chiara?

di Blackbird

Cara Chiara, non ci sto. Dici che saremmo troppo schiacciati sul Pd e che la nostra spinta si è esaurita.
Ora, se una critica andava mossa al Movimento sarebbe stato giusto farlo ai tempi del governo Draghi. L’unica vera colpa di questo movimento politico è stata farlo nascere e aver appoggiato tutte le disgraziate scelte di quell’esecutivo. Giuseppe Conte ha preso le distanze da quell’esperienza e ha costruito un percorso coerente con il nostro passato e le nostre battaglie, non si è svenduto all’altare dell’atlantismo e degli interessi della finanza, motivo per il quale sui media viene trattato come un pericolo pubblico e insieme un idiota.

Ma il Pd di oggi è la cosa più sensata che quel partito sia mai stata. Se non con loro, con chi vogliamo costruire un futuro per questo Paese, stante la legge elettorale attualmente in vigore e considerando che nemmeno al massimo del consenso il Movimento ha mai raggiunto quel 50%+1 che gli consentirebbe di governare da solo?

Usare poi i risultati alle elezioni regionali per dire che il nuovo corso non paga è veramente un colpo basso che starebbe bene se detto da un Cerasa qualsiasi ma non dalla vicepresidente del Movimento. I risultati alle elezioni locali non ci hanno mai premiati ma oggi governiamo una regione, la Sardegna e in prospettiva la Campania, con quel Fico, che personalmente non avrei mai scelto, viste le sue posizioni all’epoca del governo Draghi e lo facciamo solo grazie ai voti del Pd.

Quel Pd che guarda alla Schlein come a un estraneo, nell’attesa del ritorno di uno di quei finti leader buoni a non cambiare nulla e tornare a parlare a caso di europeismo, riforme del lavoro e privatizzazioni.

Il fronte progressista che attualmente sta prendendo forma in Italia è semplicemente da difendere perché l’alternativa non è il ritorno al 2018 ma continuare per altri anni con questa destra, continuare a parlare di aumento delle spese militari, diminuzioni dei salari e delle pensioni, abbandono della transizione ecologica ed energetica, favori alla grande finanza e smantellamento dello Stato sociale.

Se si vuole questo scenario attacchiamoci tra di noi e continuiamo a criticare la segreteria Pd che non c’entra nulla con i vari Renzi, Letta, Gentiloni altrimenti con umiltà si parli solo dei nostri progetti che sono tanti e rischierebbero davvero di trasformare questo Paese, come è successo per due anni con i governi Conte.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione. Scopri tutti i vantaggi!

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M5s, Chiara Appendino si è dimessa da vicepresidente: “E’ tempo di rimetterci tutti in discussione”

Chiara Appendino si è dimessa da vicepresidente del Movimento. Stando a quanto appreso dal Fatto, l’ex sindaca di Torino ha ufficializzato il passo indietro durante il Consiglio nazionale, iniziato questa mattina alle dieci. “E’ tempo di rimetterci tutti in discussione” ha in sostanza ribadito, per spiegare le ragioni del suo gesto. Ma già nelle scorse ore i messaggi lasciati nella chat dei deputati da Appendino avevano dato la sensazione ai suoi colleghi che fosse ormai propensa a lasciare. Un’opzione che l’ex sindaca aveva già ventilato nell’assemblea congiunta dei parlamentari di martedì scorso, in cui aveva esortato i suoi a “non schiacciarci sul Pd”, precisando che lei l’alleanza con il dem Eugenio Giani in Toscana non l’avrebbe fatta. “Non possiamo auto-assolverci” sostiene Appendino, secondo cui “come Cinque Stelle abbiamo bisogno di nuovi temi, temi nostri, per recuperare gli astenuti”. Oggi quindi le dimissioni, da un ruolo peraltro in scadenza, visto che il prossimo fine settimana – come annunciato dallo stesso Conte nel Consiglio – l’ex premier verrà rivotato dagli iscritti come presidente del M5s e tutti i cinque vice andranno rinominati.

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domenica 19 ottobre 2025

Da giovedì a domenica voto online degli iscritti M5s per la conferma di Giuseppe Conte alla presidenza

Dalle 10 di giovedì 23 ottobre alle 18 di domenica 26 gli iscritti al M5s sono chiamati al voto on line per la conferma di Giuseppe Conte alla presidenza del Movimento. È l’unico candidato. “E’ stata data la possibilità a ciascun iscritto in possesso dei requisiti previsti dallo Statuto e di quelli ulteriori indicati in apposito regolamento approvato dal Comitato di Garanzia di presentare la propria autocandidatura”, ricorda la nota firmata dalla vice presidente vicaria, Paola Taverna, e dal presidente del Comitato di Garanzia, Roberto Fico. “Sono pervenute 76 proposte di autocandidatura delle quali 21 sono state ammesse alla fase di raccolta delle sottoscrizioni e solamente un aspirante candidato ha raggiunto il numero di sottoscrizioni necessarie per passare alla fase finale della votazione”.

Il ruolo di Conte come guida della comunità non pare in discussione. Una volta ottenuto il via libera, indicherà i nuovi vicepresidenti. Sabato Chiara Appendino, deputata ed ex sindaco di Torino, si è dimessa dalla vicepresidenza in polemica con la linea dell’ex premier, ritenuta troppo schiacciata sul Pd. “Dobbiamo avere il coraggio di cambiare traiettoria – ha scritto sui social – Io ci sarò. Solo un M5s con le mani libere, con una forte identità, può essere davvero parte di un fronte progressista capace di cambiare le cose e battere la destra di Meloni. Il problema è nella nostra identità, nella direzione politica”. Le dimissioni sono un atto simbolico, visto che il mandato sarebbe comunque scaduto in settimana. Ma aprono una crepa. Si tratta della prima presa di posizione di peso contro Conte da quando, con la Costituente di fine 2024, il Movimento ha estromesso il fondatore Beppe Grillo.

L’annuncio delle dimissioni, nell’aria ormai da giorni, è arrivato all’inizio del consiglio nazionale del M5s, una sorta di parlamentino del partito. Un incontro fiume, via streaming, durato quasi sette ore, nel corso del quale sia Conte sia Appendino hanno preso la parola più volte. A dar man forte a Conte, gli interventi degli altri vertici Cinque stelle, esponenti vicini al presidente, come gli altri vice Taverna e Michele Gubitosa, e i capigruppo Riccardo Ricciardi e Stefano Patuanelli.

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mercoledì 15 ottobre 2025

Gaza, Ricciardi (M5s) cita De André: “Segni di una pace terrificante. I palestinesi saranno i pellerossa del XXI secolo”

“I palestinesi saranno i pellerossa del XXI secolo. Non avranno un loro Stato ma vivranno nelle riserve e saranno forza lavoro per i casinò di Gaza. Questo lo può evitare solo la politica che si è mobilitata contro quel massacro”. Così il capogruppo del M5s alla Camera, Riccardo Ricciardi, dopo l’informativa del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, su Gaza. Ricciardi ha aggiunto: “Il piano Trump non è di pace perché li non c’era una guerra, c’era una aggressione a una popolazione inerme. È un massacro compiuto con la complicità degli Usa prima di Biden e poi di Trump, perché qui nessuno è innocente” e ha rimarcato: “Chi esalta questo piano non può dimenticare i 700 mila coloni che occupano la Cisgiordania protetti dal governo israeliano”. Infine citando uno striscione dedicato alle vittime del nazifascismo che è nella frazione di Forno, sulle Apuane, da cui Ricciardi viene, il deputato ha detto: “Su quello striscione c’è scritto ‘Avete seppellito tutti ma non sapevate che eravamo semi’. Ora sta a noi che quei semi non muoiano e crescano nuovamente. Questa è davvero la domenica delle salme con i segni di una pace terrificante”. Qui la citazione è di Fabrizio De André, La domenica delle salme.

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martedì 14 ottobre 2025

Silvestri (M5s): “Alleanza nazionale coi centristi? Calenda è instabile, va capito con l’oroscopo. Renzi è intelligente ma inaffidabile”

All’indomani delle elezioni regionali in Toscana, che hanno confermato la vittoria del centrosinistra, il M5s si ferma al 4,3%. Un risultato che il deputato pentastellato Francesco Silvestri commenta ai microfoni di Radio Radicale, analizzando sia la performance del Movimento, sia il ruolo della nuova formazione Casa Riformista, promossa da Italia Viva e dalle altre sigle del fronte centrista e riformista.
“Ci sono più fattori – spiega Silvestri – la Toscana è una terra particolare, dove Renzi è ancora forte. Si è sviluppata una lista alternativa di persone che hanno una sensibilità, per certi versi, molto simile a quella di parte del Movimento 5 Stelle. Ma lì c’è stata un’organizzazione di fatto che ha sottratto voti che, in una votazione nazionale, potrebbero riconfluire nel Movimento”.
Secondo il deputato, il M5s resta penalizzato da un tipo di politica basata sulle preferenze e sulle reti personali. “Basta vedere le preferenze dei nostri candidati e degli altri candidati – osserva – il M5s, da quando è nato, soffre un modo di fare politica di prossimità che non si basa sul prendere migliaia di voti di preferenza”.

Alla domanda se il voto M5S possa essere considerato “clientelare”, Silvestri respinge nettamente l’idea: “No, non lo è. La nostra organizzazione territoriale non è fatta per questo. Noi abbiamo dei collettivi, dei gruppi che lavorano molto in sinergia, ma non per far sì che una, due, tre persone prendano migliaia di voti. Quelle sono le classiche cose che fanno i partiti: i centri anziani, le piazze, i mercati, le promesse. Da noi non funziona così”.
Silvestri aggiunge che la dinamica territoriale del Movimento è destinata a restare questa: “Secondo me anche le prossime regionali, e quelle dopo ancora, saranno così, come lo sono state dal 2013”.

Sul fronte politico nazionale, il giornalista Lanfranco Palazzolo gli chiede se l’alleanza tra il centrosinistra e i centristi toscani ossa diventare un modello da replicare.
Silvestri evita toni assoluti ma non risparmia critiche: “Ho imparato che in questo lavoro le parole ‘sempre’ e ‘mai’ sono fuori luogo. Ma è difficile lavorare con chi ha instabilità psicologica e politica come Calenda: va capito sempre come gira l’oroscopo, lunedì, martedì o giovedì. È una persona che passa il tempo a insultare gli altri per sentirsi migliore: questo è un comportamento adolescenziale, che non può funzionare quando si governa”.

Diverso, secondo Silvestri, il caso di Matteo Renzi: “Renzi è un animale politico completamente diverso da Calenda: è molto più furbo e molto più intelligente. Ora tutto ciò che fa il Pd, Renzi lo sposa, perché ha bisogno, in maniera camaleontica, di rientrare tramite l’alleanza progressista”.
Ma per il deputato M5S il nodo resta l’affidabilità dell’ex presidente del Consiglio: “Nel corso della sua carriera politica parlamentare Renzi ha dimostrato che qualsiasi cosa dica, il punto non è essere d’accordo o in disaccordo con lui. Il problema è che, anche se sei d’accordo, poi ti tradisce in qualche modo. Gli riconosco una grande oratoria e un’intelligenza politica molto alta, ma ha un’inaffidabilità di contenuti”.

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mercoledì 8 ottobre 2025

De Luca: “Il centrosinistra non sa creare entusiasmo, non basta mettere insieme i pezzi. M5s? Se diventa partito diventa inutile”

“Il centrosinistra appare come un mondo chiuso e distante”. Il presidente uscente della Campania Vincenzo De Luca durante la presentazione del suo libro a Roma affronta il tema del centrosinistra come progetto politico nazionale. L’analisi del governatore appare impietosa. “Oggi noi continuiamo a ritenere che la precondizione per governare l’Italia è mettere insieme tutti i pezzi del centrosinistra, questa è una stupidaggine. E’ una precondizione necessaria, ma assolutamente insufficiente”.

Sul Movimento 5 Stelle DeLuca aggiunge che “dopo la stagione dell’infantilismo del M5s io ho apprezzato l’operazione di Conte ma gli ho detto di stare attento perché un conto è liberarsi delle posizioni politicamente stupide, un altro conto è perdere la carica innovativa che comunque aveva quel Movimento: la voglia di rompere la palude – e conclude – perché se diventa un partito ma perde l’anima, i 5 Stelle diventano inutili”

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martedì 7 ottobre 2025

Tridico perde in Calabria: l’analisi della sconfitta deve partire dal partito e non dal candidato

di Giovanni Muraca

Si sono concluse da qualche ora le regionali in Calabria. Come ci s’immaginava, Roberto Occhiuto, candidato del centrodestra, ha stravinto con il 60% e più dei consensi tra gli elettori con una lieve flessione di affluenza alle urne rispetto al 2021 dove la Regione perse Jole Santelli. Una vittoria annunciata un po’ come il centrosinistra che vince in Emilia-Romagna. Un altro smacco che mette in discussione l’alleanza Pd-AVS e Movimento 5 stelle anche se il tempo, in questa tornata, ha giocato un ruolo fondamentale (anche sulla scelta del candidato e soprattutto di come si sia scelto).

Non dobbiamo dimenticarci che nel centrodestra bene o male il nome c’era sin dall’inizio, mentre nel centrosinistra si è discusso fino all’ultimo soprattutto per AVS che ha dovuto ingoiare il rospo. Malumori che in una regione che ha bisogno di certezze, hanno portato il popolo dei calabresi a scegliere la continuità.

Seppur Tridico ha dovuto districarsi in due mesi per farsi una lista e una campagna elettorale intensa, la fatica non l’ha premiato. Tridico, ex presidente dell’Inps, è stato un nome valido da spendere, ma lo stesso candidato conosce perfettamente la realtà calabrese che, a differenza di altre regioni e come il trend conferma, è a sé stante quando si parla di voto. Promesse come bollo auto sospeso fino alla sistemazione delle strade e reintroduzione del Reddito di cittadinanza non sono stati dei temi dirimenti per l’elettorato questa volta.

La sconfitta è anche una risposta che arriva al Movimento 5 Stelle. Seppur forte in alcune zone, i calabresi hanno preferito virare su Occhiuto.

Per quanto riguarda il vincitore c’è poco da dire. La vittoria era già scritta pur avendo Occhiuto la spada di Damocle delle indagini per corruzione a suo carico. Questo significa che coloro che hanno votato sono andati oltre visto che la sua lista e quella di Forza Italia sono state le più votate. Forte è stato il distacco generale, ma ancor di più in alcune province. Nella città Metropolitana di Reggio Calabria, Tridico, è stato nettamente doppiato. Un’altra verità che porta a galla risposte a una ventilata – e non confermata – candidatura dell’attuale sindaco Falcomatà durante le consultazioni.

Una roccaforte, la Calabria, che rimane al centrodestra ma che porta gli azzurri ad avere la meglio. Seppur la Premier e il suo vice – correttamente – hanno esultato, sono in coda al partito del vincitore. Sicuramente l’assist di Lamezia Terme della Premier ha dato lo sprint finale alla vittoria dell’Uscente, ma a differenza di una regione come le Marche dove Acquaroli ha un legame molto più forte col governo, in Calabria, Forza Italia è al momento la guardiana del faro dopo che Oliviero finì il suo mandato. Una percezione del colore politico che è relativo in una regione come questa e che rimette in discussione l’attuale e indiscussa leadership del centrodestra delle regioni da parte di Fratelli d’Italia.

Tridico ha fatto un buon lavoro in questi due mesi portando il csx dal 27% del 2021 al 40% di oggi, ma l’analisi deve partire dal partito e non dal candidato.

Il tutto su uno sfondo nazionale e internazionale di caos, incertezza e disinnamoramento della politica sempre più forte.
Ma allora, qual è il problema che attanaglia questa unione che non prende il volo e che ha permesso di perdere, da quando Giorgia Meloni è al governo, la maggioranza delle Regioni andate al voto?

Per i 5 Stelle, la presenza sul territorio sarà un tema su cui riflettere e, forse, da cui ricominciare. Stessa cosa per un Pd che , al contrario degli alleati, le sezioni ci sono ma l’assenza è tangibile. Oltreché ai continui malumori dei partiti che continuano a gravare sulla performance del candidato. La Toscana e la Campania saranno un test per questa alleanza. Nella prima, può essere che gli elettori del Pd portino a tenere Giani e la compagine in carica, ma non è detta ancora l’ultima parola.

La Campania sarà la grande sfida della coalizione.

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venerdì 3 ottobre 2025

Flotilla, il senatore M5s Croatti rientra in Italia dopo il blocco di Israele: “Ci hanno schedati e controllati”

“Siamo tremendamente preoccupati abbiamo passato una nottata complessa. L’importante è che l’attenzione dei media resti concentrata sulle altre persone”. Così il senatore M5s Marco Croatti al suo arrivo in Italia dopo essere stato arrestato in Israele come membro di una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. “Ci hanno schedato e monitorato” ha proseguito il racconto il senatore, che ha aggiunto: “Ci hanno fatto montare su furgoni per andare in carcere, poi ci hanno di nuovo prelevato per farci una fotografia e infine fatto firmare una dichiarazione per confermare che stavamo bene”.

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giovedì 2 ottobre 2025

L’ira di Ricciardi contro il governo: “Avete fatto più appelli alla Flotilla di fermarsi che a Israele in due anni”. Bagarre in Aula

“Stanotte è successo un fatto gravissimo. E oggi un ministro degli Esteri avrebbe dovuto dire, ‘ho chiamato l’ambasciatore israeliano e abbiamo interrotto ogni rapporto con il Paese’. E invece lei ha ringraziato Israele”. Così il capogruppo del M5s Riccardo Ricciardi nel suo intervento in Aula alla Camera in occasione della discussione sulle comunicazioni del ministro degli esteri Antonio Tajani. “Lei ha chiesto sostegno sulla politica estera dopo che avete fatto più appelli alla Flotilla di fermarsi che a Israele di fermarsi”, aggiunge il capogruppo, citando alcuni giornalisti tra cui Bruno Vespa e Mario Sechi, definiti come “la corte dei servi del governo”. Sempre sulla missione della Flotilla, prosegue: “È ovvio che la missione della Flotilla fosse politica”. Subito dopo questa frase, dai banchi della maggioranza si alza un coro di “aah”. E lui risponde: “Buongiorno, vi siete svegliati. La Flotilla è il più alto momento di politica”.

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mercoledì 1 ottobre 2025

Sul piano Trump per Gaza il governo vorrebbe l’unanimità del Parlamento. Ma Avs e M5s dicono no: “Si finge di non vedere la sofferenza palestinese”

L’appuntamento alla Camera è per giovedì, quando i deputati dovranno approvare una o più risoluzioni su Gaza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani prenderà la parola per commentare la situazione in Medio Oriente: dal piano di pace di Donald Trump alla situazione della Flotilla. L’invito del governo alle opposizioni è stato esplicitato prima da Giorgia Meloni e poi ribadito dallo stesso titolare della Farnesina: “Vorremmo che tutti insieme sostenessimo questa azione di pace, non dividiamoci”. Nella minoranza, il leader di Azione Carlo Calenda sposa la tesi, sostenuto dal vecchio alleato di Italia Viva, Matteo Renzi: “Ritirare le mozioni dei diversi gruppi e dire che il Parlamento unito sostiene il piano di Trump sarebbe un atto di responsabilità”. Ma l’opposizione è tutt’altro che unita sul tema. Giuseppe Conte non vuole inquinare la linea politica tenuta fino a questo momento dal Movimento 5 stelle su Gaza. Per Avs, il piano del tycoon è “colonialista e suprematista”. Mentre il Pd si muove con cautela, cercando una sintesi tra le diverse anime, con l’ala riformista che spinge per esplorare l’idea di Washington.

I democratici si riuniranno per definire la linea a ridosso dell’appuntamento con le comunicazioni di Tajani. Mercoledì sera o giovedì mattina presto, e per il momento non si sbilanciano. Il centrodestra potrebbe decidere di chiedere il voto per parti separate sulla sua risoluzioni, per insinuarsi nelle posizioni diverse delle opposizioni. Per il leader di Avs Nicola Fratoianni il lavoro con le opposizioni, in particolare Pd e M5s, per una risoluzione unitaria sta proseguendo. “L’appello di Meloni a votare uniti è fatto senza che ci sia un testo. Rispetto al piano Trump ci sono elementi di valutazione che riguardano tutti, ma ci sono impegni rispetto ai quali non vogliamo arretrare. Il governo è pronto a riconoscere senza condizioni lo stato palestinese?”, chiede. Ancora più duro il commento del 5 stelle Conte, che sottolinea l’ambiguità dell’esecutivo su Gaza: “È davvero ardito chiedere un voto compatto su una risoluzione sulla Palestina dopo che un governo, una maggioranza, ha finto di non vedere un genocidio, 20mila bambini uccisi. Direi che non ci sono i presupposti per un voto compatto”, ha dichiarato il leader del Movimento.

Al margine della conferenza stampa di presentazione della Leopolda, Renzi ha commenta la proposta di Calenda di una mozione unica per sostenere il piano Usa sul Medio Oriente dicendo che “lo decideranno i capigruppo”, visto che “sono giochi parlamentari”. Ma che dal canto suo: “Figuriamoci se sul piano TrumpBlair io non sono favorevole”. E ha aggiunto: “Sono contento che anche Calenda riconosca che è un buon piano”.

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