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giovedì 27 novembre 2025

Per accettare Atreju Schlein chiede un duello con Meloni. Conte: “A me fu negato, scelgano loro se cambiare format”

Giuseppe Conte punta i piedi su Atreju. Dato come ospite certo alla festa di Fratelli d’Italia a Roma, prevista in dicembre, ieri sera ha letto delle condizioni poste dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, per partecipare: ovvero un confronto sul palco tra lei e Giorgia Meloni, come a ribadire che la premier deve duellare innanzitutto con lei, che si ritiene leader naturale del campo largo. Così oggi al Fatto Quotidiano il leader del Movimento tiene a precisare: “Anche io l’anno scorso, quando ero stato invitato ad Atreju, avevo sondato la disponibilità della premier Meloni per un confronto diretto con me. Tanto più che sin dal primo giorno di governo la premier mi usa a giorni alterni come capro espiatorio per nascondere l’inadeguatezza del suo governo. Quella disponibilità allora non mi venne data. Sono loro i padroni di casa, tocca a loro decidere se cambiare il format. Quanto a me, resto comunque disponibile a un confronto democratico che ritengo sempre utile anche e soprattutto dinanzi ad una platea non certo benevola nei miei confronti”. Tradotto, io ci sono: ma a me il confronto con Meloni venne negato. E sembra anche un modo per mettere sotto pressione la premier, e magari spingerla a rifiutare un trattamento diverso a Schlein.

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martedì 25 novembre 2025

Marattin diffamò il suo ex professore che lo sfotteva sul reddito di cittadinanza: condannato a risarcirlo con 30mila euro

Un collega lo aveva sfottuto sui social per aver pubblicato un grafico non proprio attendibile. Lui, in risposta, lo aveva attaccato in modo pesantissimo per più giorni, dandogli dello “sfigato“, paragonandolo a Paperino e insinuando che avesse chiesto raccomandazioni per essere nominato in un importante ruolo pubblico. Per questo Luigi Marattin, deputato e professore associato di Economia politica a Bologna, a lungo in Italia viva (ora ha fondato un nuovo soggetto, il Partito liberaldemocratico) è stato condannato a risarcire con trentamila euro l’economista Lucio Picci, esperto di anticorruzione, ordinario nello stesso ateneo nonché suo ex docente. La vicenda risale a settembre 2022, pochi giorni dopo le ultime elezioni politiche: nel tentativo di dimostrare che il consenso (superiore alle aspettative) del Movimento 5 stelle fosse legato al reddito di cittadinanza, Marattin aveva pubblicato su X un grafico con due linee quasi sovrapposte, una rappresentante il numero (assoluto) di percettori di Rdc in ciascuna regione d’Italia e l’altra il numero (sempre assoluto) di voti per il partito di Giuseppe Conte nello stesso territorio. Com’è evidente, però, la presunta correlazione è del tutto inattendibile, perché non rapporta i valori al numero di abitanti: è ovvio che nelle regioni più popolose (e quindi, tendenzialmente, con più percettori di reddito e anche con più elettori) entrambe le curve si alzino, in quelle meno popolose si abbassino. La topica del deputato era stata oggetto di vari tweet ironici, tra cui uno dello stesso Picci: “Le mie lezioni di econometria. È colpa mia“, aveva commentato, alludendo al fatto di aver avuto Marattin tra i propri allievi. E anche il Fatto aveva dedicato al “caso” un breve articolo.

La storia sarebbe potuta finire lì, se non fosse che il politico – evidentemente punto nel vivo – nei giorni successivi si era dedicato a distruggere la figura del professore sui social, bersagliandolo con affermazioni piuttosto pesanti. “Nessuna figura di merda (sic, ndr). Il grafico è corretto. A contestarlo è solo l’organo di stampa del M5s e un collega arrabbiato con me perché non lo aiutai a diventare presidente Istat, come insistentemente voleva (ma con lui vado easy, la vita è già stata troppo severa)”, twittava il 29 settembre, due giorni dopo la battuta di Picci. Altre 48 ore dopo, il 1° ottobre, tornava alla carica con ancora più acredine in un post sul proprio blog: “Ma il tuo “professore di economia” che ti ha rimproverato? Da diversi anni invece è un mio collega, il più “sfigato” del dipartimento. Basta farsi un giro per la città e pronunciare il suo nome per capire qualcosa di più. Qualche anno fa – lavoravo a palazzo Chigi – mi cercava insistentemente perché si era messo in testa di voler fare il presidente dell’Istat. Era come se Paperino volesse fare il Ceo di Apple, quindi cercai educatamente di lasciar correre, senza ferire la sua sensibilità. Invece non me l’ha mai perdonata, e periodicamente cerca visibilità sui social attaccandomi, e trovando sponda solo in alcuni “sfigati” come lui e nell’organo stampa del M5s, cioè Il Fatto Quotidiano. Come ho detto in più occasioni, non ho interesse ad essere particolarmente cattivo con lui. Lo è, purtroppo, già stata abbastanza la vita“.

Per queste dichiarazioni Picci si è rivolto al Tribunale civile di Bologna, che ha condannato Marattin a risarcirlo con trentamila euro, a rimuovere tweet e post e a pubblicare la sentenza sul blog e su X. Per la giudice Carolina Gentili le affermazioni del deputato ex renziano hanno “una significativa portata diffamatoria“, in particolare “con riferimento alla vicenda (di quattro anni prima) concernente la nomina del presidente dell’Istat”: Marattin, infatti, lascia “intendere al lettore medio” che Picci, “in passato, avesse ricercato il torbido favoreggiamento di quest’ultimo – in ragione del suo coinvolgimento nella politica nazionale – per assicurarsi la carica. Invece, dalla documentazione di causa emerge chiaramente che la candidatura del ricorrente alla presidenza dell’Istat fosse motivata da intenti edificanti, avendo egli in animo di introdurre nel dibattito politico il tema della necessaria competenza tecnica nella selezione dei dirigenti delle istituzioni, peraltro nella piena e genuina consapevolezza di non avere alcuna chance di nomina”. Circostanze, queste, di cui il politico era “pienamente a conoscenza”. Dalla sentenza, poi, emerge come Marattin abbia tentato di difendersi invocando il diritto di satira: un richiamo definito dalla giudice particolarmente “inopportuno“, in quanto le sue dichiarazioni “non presentano alcun tratto creativo tipico dei generi satirici letterari, poetici, teatrali, pittorici e vignettistici”. La sentenza, non impugnata, è diventata definitiva.

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lunedì 17 novembre 2025

Chat control, trucco danese per resuscitare la sorveglianza di massa. M5s: “In nome dei minori, controllano i cittadini”

I difensori della privacy già si preparavano a celebrare il funerale di Chat control, il regolamento proposto dalla Commissione europea per sorvegliare tutti i messaggi in chat di 450 milioni di cittadini europei. Invece il “Grande fratello” è risorto più minaccioso di prima nel nuovo testo firmato dalla Danimarca, presidente di turno del Consiglio europeo. La scansione automatica dell’algoritmo investirà non solo i link, le foto e i video, ma anche le parole e i testi.

La morte della privacy in nome dei minori

Lo scopo è combattere la piaga della pedofilia online in vertiginoso aumento. Tecnicamente la proposta di chiama Csar, Child sexual abuse regulation. Ma l’effetto collaterale è la “sorveglianza di massa” – per citare letteralmente il Parlamento Ue – e la morte della privacy digitale. Di più: il controllo dei testi apre la possibilità di equivoci drammatici e infondate accuse di pedofilia. “Nessuna intelligenza artificiale può distinguere in modo affidabile tra un flirt, il sarcasmo e un ‘adescamento’ criminale”, ha commentato Patrick Breyer, giurista ed ex europarlamentare tedesco. “Immaginate che il vostro telefono controlli ogni conversazione con il vostro partner, vostra figlia, il vostro terapeuta e la trasmetta solo perché da qualche parte compare la parola ‘amore’ o ‘incontro’ – prosegue Breyer – Questa non è protezione dei minori, è una caccia alle streghe digitale. Il risultato sarà un’ondata di falsi positivi, che metterà cittadini innocenti sotto il sospetto generale ed esporrà masse di chat e foto private, persino intime, a sconosciuti”. Dello stesso tenore le preoccupazioni dell’europarlamentare 5 stelle Gaetano Pedullà. Secondo il giornalista, il controllo dei testi “potrebbe portare a un’enorme quantità di false accuse”.

Basta citare la storia di papà Mark, negli Usa, raccontata dal New York Times il 21 agosto 2022. Per una foto ai genitali del figlio, inviata al pediatra in chat durante la pandemia, è scattata l’indagine per pedofilia: invece era solo un problema di salute. L’algoritmo non sempre indovina, anzi. Breyer cita un dato fornito dalla polizia tedesca: circa il 50% di tutte le segnalazioni sono irrilevanti dal punto di vista penale. Ecco perché, secondo Pedullà, il compromesso danese “è addirittura peggiore della versione stralciata qualche settimana fa”. “Con la scusa della tutela dei minori, i governi vogliono assicurarsi uno strumento potente di sorveglianza e controllo dei cittadini”, conclude il pentastellato.

Il trucco danese e la “mitigazione del rischio”

Giova ricordare: i servizi di messaggistica possono già spiare ogni chat a caccia di pedofili, se lo vogliono. Facebook è in prima fila. La sorveglianza avviene grazie ad una deroga europea alla tutela della privacy varata nel 2021, rinnovata ogni anno. Prossima scadenza: aprile 2026. Anche per questo Mette Frederiksen, premier danese socialdemocratica, aveva imposto la priorità per chat control. La proposta di Copenaghen sembrava seppellire i timori del Grande fratello perché aboliva l’obbligo della scansione automatica, in capo alle piattaforme, fotografando la situazione attuale: sorveglianza sì, ma su base volontaria e senza imposizioni per Whatsapp e gli altri: come Google, Meta, Signal, Telegram, Proton.

Invece l’obbligo, uscito dalla finestra rientra dalla porta: “un inganno politico di primissimo ordine”, secondo Breyer. Il trucco è all’articolo 4 del nuovo testo, dice il giurista: i fornitori di servizi sono obbligati ad adottare “tutte le misure appropriate di mitigazione del rischio”. Inclusa la scansione dei messaggi privati, avvisa l’ex europarlamentare tedesco. Dunque la minaccia per la privacy resta intatta.

Non solo. Per tutelare i minori, la verifica dell’età diventerebbe obbligatoria prima di accedere a chat e servizi di posta elettronica. Ogni cittadino dovrebbe fornire un documento d’identità o accettare una scansione. In pratica, “la morte dell’anonimato online”, dice Pedullà. “Un disastro per dissidenti, giornalisti, attivisti politici e persone in cerca di aiuto che fanno affidamento sulla protezione dell’anonimato”, avverte Breyer.

La maggioranza qualificata ora è possibile

La nuova proposta è stata discussa il 12 novembre nella riunione tecnica del Law Enforcement Working Party. Il 19 dovrebbe approdare sul tavolo degli ambasciatori del Coreper, per preparare il voto decisivo nel Consiglio Ue. E potrebbe essere la volta buona per la proposta di regolamento Chat control, dopo tre anni di negoziati falliti. L’ostinazione degli Stati europei e della Commissione Ue si spiega solo con la portata della posta in palio. La versione danese è già stata discussa in una riunione informale degli ambasciatori nazionali il 5 novembre. Come rivelato dalla testa Brussellese Politico, anche la Germania sarebbe favorevole. La giravolta tedesca consentirebbe di raggiungere la maggioranza qualificata e superare la minoranza di blocco. Ma non è detta l’ultima parola.

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lunedì 10 novembre 2025

Patrimoniale, Conte: “Per M5s non è all’ordine del giorno. Meloni guardi tutte le tasse che ha introdotto”

“Vorrei mandare un messaggio direttamente a Giorgia Meloni: ho visto che oggi ha voluto fare un post parlando di patrimoniale. Si rassegni. Non so se a sinistra c’è una discussione sulla patrimoniale, ma per quanto ci riguarda noi siamo una forza progressista indipendente, una patrimoniale non è all’ordine del giorno“. Così Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, a margine dell’evento M5s ‘Unite’, che si è tenuto a Roma. “All’ordine del giorno però c’è il governo delle tasse che sono aumentate e sulle quali non hanno ancora risposto. Eppure la pressione fiscale negli ultimi dieci anni ha raggiunto un livello record, questo è il vero problema degli italiani. Non distraiamo l’attenzione di famiglie e imprese perché non si lasciano distrarre, hanno problemi veri”, ha aggiunto Conte.

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