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venerdì 30 gennaio 2026

Tensione tra Ricciardi (M5s) e Furgiuele (Lega): “Vieni a fare la X Mas nel mio paese, dove sono stati uccisi italiani innocenti”

“Noi ce li ricordiamo bene chi sono quelli della X Mas, quelli che combattevano insieme ai nazisti tedeschi e uccidevano degli italiani innocenti, proprio come a Forno. Non abbiamo paura di loro. L’antifascismo deve tornare a essere una pratica quotidiana”. Lo ha detto il capogruppo del M5s alla Camera, Riccardo Ricciardi, riferendosi all’eccidio nazifascista del 1944 a Forno, frazione di Massa. Ricciardi ha postato uk video girato oggi durante l’occupazione della sala stampa a Montecitorio da parte delle opposizioni per impedire la conferenza stampa chiesta dal deputato leghista Domenico Furgiuele. Come si vede nel filmato, Ricciardi cita la X Mas indicando Furgiuele, che nel 2024 fu espulso dall’Aula per aver fatto la croce della X Mas. Nel video si vede il leghista rispondere ricordando che “il presidente della Camera mi ha cacciato” e ribadendo di aver mostrato la Decima.

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mercoledì 28 gennaio 2026

Conte: “Un milione di euro dai tagli degli stipendi M5S per l’emergenza maltempo”

“Abbiamo stanziato un milione di euro tagliandoci gli stipendi di noi eletti, e ora li mettiamo in votazione”. Così il leader del M5s Giuseppe Conte ha annunciato in video che “sabato gli iscritti del Movimento sono chiamati a votare” sulla loro destinazione ai territori di Sicilia, Calabria e Sardegna colpiti dal ciclone Harry perché “di fronte a certi drammi le parole non bastano più, servono i fatti”. Un’iniziativa di solidarietà che ha anche un risvolto politico: “Ma la parte del leone la deve fare il governo, con grande speditezza e responsabilità – ha incalzato Conte – I soldi ci sono e si possono prendere da quel progetto faraonico del Ponte che è ormai miseramente fallito”.

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giovedì 22 gennaio 2026

Riccardo Mirarchi, chi era il 21enne appassionato di politica morto in un incidente mentre sciava a Courmayeur

È morto contro un albero davanti agli occhi della fidanzata, nell’ultima discesa della giornata sugli sci, a Courmayeur. Riccardo Mirarchi stava scendendo lungo la pista 26 del comprensorio ai piedi del Monte Bianco: è deceduto per le gravi ferite riportate, ha battuto violentemente il volto e il torace. L’incidente è avvenuto ieri verso le 15,45 di giovedì. Ventunenne romano, studente universitario della Luiss era anche impegnato in politica. Faceva parte del Network giovani del Movimento 5 stelle.

E oggi in tanto del mondo della politica lo ricordano. A partire dal leader del M5s: “Riccardo Mirarchi ci ha lasciati. Era fortemente impegnato a completare i suoi studi universitari per inseguire i suoi sogni. Ma era anche appassionato alla vita civile e politica del nostro Paese. Lo abbiamo avuto al fianco, in prima fila, nelle nostre battaglie politiche. Era molto attivo nel Network giovani del Movimento”, scrive sui social Giuseppe Conte che aggiunge: “Non si muore a 20 anni. È una crudeltà. È un dolore enorme per la nostra comunità politica. È una tragedia incommensurabile per la sua famiglia, i suoi cari, ai quali ci stringiamo forte”. “Riccardo continueremo a ricordarti, a portare avanti le battaglie in cui credevi, ad alimentare la speranza di cambiare le cose”, conclude Conte. “Esprimo il mio più sincero cordoglio alla sua famiglia, ai suoi affetti e a tutta la comunità del Network Giovani del Movimento 5 Stelle”, dichiara il presidente della Regione Campania Roberto Fico. “La sua scomparsa lascia un vuoto enorme. In momenti come questi – aggiunge l’ex presidente della Camera – le parole non bastano, resta il dolore e la vicinanza a chi gli ha voluto bene.

Diversi messi anche dagli altri partiti. “Tutta Forza Italia esprime solidarietà e vicinanza al presidente Giuseppe Conte, alla classe dirigente e a tutti i militanti del Movimento 5 Stelle, per la tragica scomparsa di Riccardo Mirarchi, giovane studente e attivista politico tra le fila del M5S. Un pensiero affettuoso alla famiglia e agli amici di Riccardo. Un dolore che colpisce tutti quanti. Possa riposare in pace”, scrive sui social il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. “La scomparsa di Riccardo Mirarchi è una tragedia inimmaginabile. Un giovane di 20 anni sportivo, innamorato della vita e dello studio e appassionato di politica. Una perdita enorme, una incredibile ingiustizia. A nome di Italia Viva esprimo profondo cordoglio alla famiglia, e vicinanza alla comunità del Movimento 5 stelle e al presidente Conte”, dice la senatrice di Italia viva, Daniela Sbrollini. “Come coordinatore federale della giovanile del partito esprimo le mie condoglianze alla famiglia e a tutto il Movimento 5 Stelle per la tragica scomparsa dell’attivista, giovane romano, Riccardo Mirarchi. A soli 21 anni non si può morire in un modo così assurdo”, dichiara in una nota Luca Toccalini, deputato e coordinatore federale Lega Giovani. Anche il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Roscani, presidente di Gioventù Nazionale, esprime “profondo cordoglio”: “La vita spezzata del giovane mentre sciava a Courmayer è una notizia che addolora e lascia sgomenti. La mia vicinanza va alla sua famiglia, ai suoi amici e alla comunità del Movimento 5 Stelle nella quale si era distinto per l’impegno appassionato”, conclude.

Intanto la procura di Aosta è in attesa della relazione della polizia di stato. Appena gli atti sulla dinamica dell’incidente saranno pronti, la procura firmerà il nullaosta per i funerali del giovane. I genitori di Riccardo sono arrivati a Courmayeur nella notte.

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mercoledì 21 gennaio 2026

Ponte sullo Stretto, il M5s attacca Salvini in Aula: “Vuole solo farsi il selfie col caschetto”. La replica: “Ce lo chiede l’Ue”

“Ministro Salvini, noi ce lo vediamo già il suo obiettivo di farsi una foto con un caschetto da capo cantiere e una felpa con scritto ‘ponte’. Ma lei fa parte di un governo dove il ministro dell’Economia ha appena annunciato uno scostamento di bilancio per comprare altre armi. È all’interno di un governo che pianifica di spendere 23 miliardi in armi e questi sarebbero motivi ben più nobili per far cascare un governo, certamente più di un mojto al Papete”. Lo ha detto Riccardo Ricciardi del Movimento 5 stelle durante il Question Time al vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, in merito alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. In particolare, il M5s ha chiesto conto al ministro dei Trasporti delle divergenze tra il suo ministero e quello della Difesa, guidato da Guido Crosetto, sul valore strategico – per fini militari – del viadotto. Salvini, infatti, ha dichiarato nei giorni scorsi che avrebbe un valore importante, mentre per la Difesa sarebbe la prima infrastruttura a saltare in caso di conflitto bellico.

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venerdì 16 gennaio 2026

Perché il M5s ha fatto bene ad astenersi dalla mozione sull’Iran: il rispetto del diritto internazionale è la priorità

di Angelo Palazzolo

Dopo che la Commissione Esteri del Senato ha approvato la mozione sull’Iran presentata dalla forzista Stefania Craxi con i voti favorevoli di tutto l’arco parlamentare, politici e mass media si sono accaniti contro l’astensione del Movimento 5 Stelle. I senatori pentastellati avevano chiesto di inserire una frase all’interno della risoluzione: “la contrarietà ad azioni militari unilaterali condotte fuori dal quadro del diritto internazionale”. Questa frase, tanto chiara quanto essenziale, è stata rigettata.

In altre parole, il Movimento 5 Stelle viene stigmatizzato e accusato di essere al fianco degli ayatollah solo per aver dimostrato, una volta di più, di avere un cervello proprio e di non farsi accecare da facili ricette e risposte preconfezionate; a poco servono le parole del capogruppo Stefano Patuanelli: “no a caricature di un M5S pro Ayatollah, sosteniamo senza ambiguità il popolo iraniano che si ribella a un regime teocratico brutale”, ormai la macchina del fango e della mistificazione è partita.

Ritengo che il M5S abbia fatto bene ad astenersi su questa risoluzione, ponendo come condicio sine qua non il rispetto del diritto internazionale. Spiego questo mio endorsement alla luce della cornice di eventi che hanno sconvolto il mondo contemporaneo e rimarcando, di volta in volta, il ruolo ricoperto dall’Italia:

1) Israele è alla sbarra dell’Aja per genocidio e l’Italia è stata al suo fianco offrendole assistenza politica, militare e logistica;

2) La politica europea ha fallito in modo colossale la gestione del conflitto russo-ucraino e l’Italia ha contribuito a questo fallimento toccando solo palle sbagliate: scommessa sulla sconfitta militare della Russia, esecrazione della diplomazia, diffusione di fake news;

3) la storica subalternità dell’Italia verso gli Stati Uniti ha toccato vette mai viste (dal bacino in testa dato da Biden alla nostra premier, all’accettazione supina di misure draconiane su dazi e riarmo); a questa triste realtà a cui ci eravamo abituati si aggiunge l’inedita sudditanza verso Israele (l’azione della Global Sumud Flotilla ha scoperchiato i veri rapporti di forza tra noi e lo Stato ebraico) e l’inaudita genuflessione verso la Libia (vedi caso Almasri);

4) a capo degli Stati Uniti si trova un megalomane senza scrupoli che – anziché fare i conti con la realtà e cercare di riposizionare il proprio Paese in un’ottica di necessario multilateralismo – sta collocando gli Usa fuori dalla legalità internazionale senza neanche più preoccuparsi di nascondere un animo meramente opportunista e imperialista (bombardamento dell’Iran, rapimento del Presidente venezuelano, sequestro di navi in acque internazionali, minacce di annessione alla Groenlandia e mi fermo qui per problemi di spazio).

Nonostante ciò, l’Italia continua ad orbitare attorno ad un Paese sempre più simile ad “un bufalo ferito, che infuria in tutto il mondo” per parafrasare un verso del cantante e poeta Umberto Fiora.

Non esistono più punti di riferimento esterni su cui fare affidamento (l’Ue si è trasformata in un ectoplasma belligerante, gli Usa hanno gettato la maschera disvelando un volto da film horror), pertanto bisogna ripartire dai fondamentali del nostro Paese. Il perimetro all’interno del quale muoversi è il rispetto della legalità internazionale e il faro da seguire è la nostra Costituzione. I 5S impuntandosi sulla necessità di quella frase dimostrano di averlo capito.

“La volpe sa molte cose – scriveva il poeta greco Archiloco – ma il riccio ne sa una grande”. A differenza degli altri politici italiani – di destra e di sinistra – che sanno sempre tutto (cosa è bene per l’Ucraina, cosa è bene per il Venezuela, cosa è bene per l’Iran), il M5S ha una sola grande certezza: il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione. Scopri tutti i vantaggi!

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giovedì 15 gennaio 2026

Referendum, Conte: “Dalle firme un segnale dirompente”. Le opposizioni a Meloni: “Ora rinviare il voto”

Una richiesta di informativa urgente alla premier Giorgia Meloni per sapere se il governo intenda rinviare la data del referendum. A presentarla sono Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra dopo il raggiungimento del quorum di 500mila firme da parte dell’iniziativa popolare lanciata da un gruppo di 15 giuristi. Violando la prassi costituzionale, infatti, il governo ha indetto la consultazione il 22 e 23 marzo sulla base della richiesta già depositata dai parlamentari, senza attendere il termine di tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale (30 ottobre) entro il quale anche i cittadini possono chiedere il voto. “Ringraziamo le cittadine e i cittadini che hanno sottoscritto la richiesta e i due comitati (quello dell’Anm e quello della società civile, ndr) che li hanno sollecitati e aiutati. Continuiamo a raccogliere firme e dimostriamo anche coi numeri la forza delle ragioni del voto per il No. Lo possiamo fare fino al 27 gennaio perché è necessario del tempo per chiudere formalmente la raccolta e consegnare tutto in Cassazione entro il temine di legge del 30 gennaio”, dichiarano in una nota i promotori (qui il link per continuare a firmare con Spid o Carta d’identità elettronica).

Tra i primi a esultare per il quorum c’è il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte: “È un risultato incredibile, un segnale dirompente. Con tutti contro, nonostante il lavaggio del cervello a reti unificate su questa riforma, su cui stanno illudendo i cittadini. Nonostante un governo che snobba e ridicolizza la partecipazione, l’impegno, la raccolta firme, accelerando i tempi per il referendum per dare meno tempo ai cittadini di discutere e informarsi”. Dal Pd, la responsabile Giustizia Debora Serracchiani sottolinea che il risultato “dice una cosa molto chiara: le persone vogliono capire, partecipare, scegliere. In un tempo in cui si prova a ridurre tutto a propaganda, 500mila persone hanno scelto la partecipazione. In pochissimo tempo, sotto le festività natalizie. È stato un atto di responsabilità democratica: per chiedere informazione, confronto, rispetto delle regole”.

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e deputato di Avs, parla di “un grande risultato di popolo, che in pochissimi giorni ha raggiunto l’obiettivo solo grazie al passaparola e senza grandi finanziamenti, nonostante il boicottaggio e gli attacchi del governo e di tutto il sistema mediatico della destra”. Per il leader di Europa Verde Angelo Bonelli, il successo dell’iniziativa è “la miglior risposta delle cittadine e dei cittadini all’arroganza di un governo che vuole agire in maniera impunita”. Carlo Nordio, invece, minimizza e invita ad aspettare il 27 gennaio, quando il Tar del Lazio deciderà sul ricorso dei promotori della raccolta firme contro la decisione del governo sulla data: “Secondo me è inutile, ma deciderà il giudice amministrativo, aspettiamo. Non abbiamo detto che la magistratura, anche quella amministrativa, è sovrana e indipendente. Aspettiamo la decisione del 27”.

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giovedì 8 gennaio 2026

Giorgetti: “Fondi per armi non da spesa sociale”. Patuanelli: “Dove li prenderete? Ipotecate risorse del Paese”

Il governo Meloni esclude tagli alla spesa sociale e attende i dati Istat di marzo per confermare l’aumento dello 0,5% del Pil destinato al capitolo sicurezza. “L’incremento delle risorse destinate alla Difesa e alla sicurezza nazionale non graverà sui settori del welfare e delle politiche sociali, grazie all’attivazione di specifiche deroghe europee e clausole di flessibilità”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante il Question Time al Senato rispondendo a un’interrogazione di Stefano Patuanelli, capogruppo dei senatori del Movimento 5 Stelle, sulle coperture finanziarie necessarie per sostenere gli impegni assunti dall’Italia. Per gestire l’aumento degli investimenti in armamenti e sicurezza senza intaccare i servizi essenziali, il governo punta sulla clausola di salvaguardia nazionale. Accanto alla clausola nazionale si colloca il programma Safe (Security Action For Europe). L’Italia ha già presentato un piano per una quota massima di 14,9 miliardi di euro, attualmente sotto esame a Bruxelles insieme alle proposte degli altri partner UE. Il governo Meloni prevede un incremento graduale della spesa per la Difesa che potrebbe toccare un’incidenza sul Pil superiore di circa 0,5 punti percentuali entro la chiusura del triennio coperto dalla legge di bilancio.

“Oggi in Aula ho fatto una domanda semplice al ministro Giorgetti: dove prenderete i soldi per aumentare di oltre 23 miliardi le spese militari nei prossimi tre anni?” ha scritto Patuanelli. “La risposta è stata un esercizio di fumo istituzionale. Si rinvia tutto a marzo, alle stime Istat, all’uscita (forse) dalla procedura di infrazione, alle clausole europee, al Safe, alle flessibilità. Ma intanto una cosa è chiarissima: l’impegno a spendere quei soldi c’è ed è nero su bianco nei documenti ufficiali del Governo”.

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lunedì 5 gennaio 2026

“Sbloccare la Vigilanza Rai per approvare l’appello sul pacifismo nei talk show”: la richiesta della presidente M5s Floridia

Una seduta straordinaria della Commissione di Vigilanza Rai, bloccata da oltre un anno dal boicottaggio della destra, per approvare No Peace No Panel, l’appello per garantire alle posizioni pacifiste spazi adeguati nelle trasmissioni del servizio pubblico. A chiederla è la presidente dell’organismo, la senatrice M5s Barbara Floridia, nei giorni in cui si apre un nuovo fronte di instabililità mondiale in Venezuela dopo l’attacco Usa. “In un contesto mondiale in cui il diritto internazionale viene sistematicamente calpestato e l’escalation militare è spesso trattata come un fatto inevitabile, serve sempre di più un’informazione del servizio pubblico che restituisca la complessità e proponga riflessioni complete. Altrimenti significa accettare una narrazione mutilata”, scrive Floridia. “Oggi nei media domina una logica binaria, azione e reazione, attacco e contrattacco, mentre vengono sistematicamente esclusi chi lavora sul campo umanitario, chi pratica la diplomazia, chi prova a immaginare soluzioni diverse dalla forza, chi rivendica la necessità del rispetto del diritto internazionale. Questo squilibrio non è neutro, educa alla guerra”, afferma.

La campagna “No Peace No Panel”, lanciata dai giornalisti Rai, ha raccolto – tra le altre – le adesioni di Federazione nazionale della stampa, Cgil e Rete italiana pace e disarmo. L’appello è stato trasformato in un atto di indirizzo, incardinato in Commissione proprio per iniziativa di Floridia, che chiede di recepire nel contratto di servizio Rai il principio portato avanti dalla campagna. E ora la presidente chiede alla maggioranza di scendere dall’Aventino per votare il documento: “L’appello di No Peace No Panel ricorda una cosa semplice e radicale: la pace non è un’opinione marginale, ma il necessario contraddittorio della guerra. Integrare nel contratto di servizio un principio come No Peace No Panel non significa censurare, ma allargare lo sguardo, rendere l’informazione più completa e quindi più onesta. Chiedo ufficialmente alla maggioranza di poter riavviare le attività almeno su questo atto. Riprendere i lavori sulla pax condicio non è solo urgente, è doveroso”. Dai promotori dell’iniziativa si esprime soddisfazione: “Grazie a Barbara Floridia per il suo impegno, adesso tocca al resto della Commissione deporre le armi della polemica politica per un momento di confronto su un bene superiore: la pace”, si legge sui social di No Peace No Panel.

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Il vicedirettore di Rai Sport posta la fiamma tricolore del Movimento sociale: è polemica. Pd e M5s: “Si dimetta”

La fiamma tricolore, simbolo del Movimento sociale italiano e la didascalia: “26 dicembre 1946. Le radici profonde non gelano”. È polemica per il post social su Instagram di Riccardo Pescante, vicedirettore di Rai Sport, che negli scorsi giorni ha ricordato sui social l’anniversario della nascita del Msi, partito d’ispirazione neofascista.

Un gesto che non è passato inosservato e che negli ultimi giorni è stato ampiamente criticato dai parlamentari di Pd e M5s in Commissione di vigilanza Rai. Questi hanno chiesto all’azienda di servizio pubblico di prendere provvedimenti dopo l’accaduto. “È vergognoso che un vicedirettore di una testata Rai, nello specifico il vicedirettore di Rai Sport Riccardo Pescante, pubblichi sui social la sua appartenenza politica senza alcun ritegno. Chiediamo che Pescante si dimetta e che venga convocata immediatamente la commissione di vigilanza Rai e i vertici della Rai per chiedere di stabilire un codice di autoregolamentazione di tutti i componenti Rai, soprattutto dirigenti e direttori e vicedirettori“.

A dichiararlo in una nota sono stati i parlamentari Pd della commissione di Vigilanza sulla Rai. “Non è possibile che ormai tutti i dirigenti possano immaginare di dire che loro appartengono ad un partito piuttosto che ad un altro, perché così si perde di credibilità e la Rai diventa la portavoce del partito di governo. Questo non fa bene né alla Rai né alla nostra democrazia”, si legge nella nota.

Il post con la fiamma tricolore è stato ampiamente criticato da diversi esponenti di Pd e M5s, tra cui anche dal capogruppo del M5s in commissione vigilanza Rai, Dario Carotenuto: “L’uso che il vicedirettore di RaiSport fa dei suoi canali social è incompatibile con le linee guida del servizio pubblico. Roberto Pescante, vicedirettore di Rai Sport, usa i propri canali per celebrare il Movimento Sociale o condividere meme di dubbio gusto paragonando Landini a Maduro. Non è libertà d’opinione: è mancanza di senso istituzionale“.

Carotenuto ha infatti ricordato altri post di natura politica da parte di Pescante nel corso di questi mesi, tra cui anche quello di approvazione nei confronti dell’attacco Usa in Venezuela, come la foto su Instagram postata domenica 4 gennaio con la scritta “Venezuela libre.

Ad accodarsi al pensiero di Carotenuto anche il responsabile informazione nella segreteria nazionale del Pd, Sergio Ruotolo: “Se sei del partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni puoi fare quello che vuoi ed esprimerti come vuoi. Sui social media perdi ogni parvenza di decenza. La Rai non è più ‘la Rai di tutti’. È l’house organ di Fratelli d’Italia. Con quale credibilità si continua a dire che la Rai è indipendente?”.

E da qui l’elenco dei vari post Instagram del vicedirettore di Rai Sport contestati da Ruotolo: “In un post la fiamma tricolore, in un altro ‘Con la violenza non si risolve niente, figurati senza‘. In un terzo compare un meme che raffigura Donald Trump con la scritta ‘dopo Nicolás Maduro adesso tocca a Maurizio Landini‘, con l’aggiunta ironica: ‘Peccato che sia solo un meme’. Non hanno ritegno e non nascondono la sudditanza al partito. Per questo chiediamo alla Commissione di vigilanza Rai di convocare i vertici di viale Mazzini per chiarire e imporre una linea di comportamento pubblico per i dipendenti Rai. Il servizio pubblico non è un megafono di partito: è un bene di tutti”.

La risposta della Rai

Dopo le polemiche delle ultime ore, con una nota è intervenuto il consigliere di amministrazione Rai Roberto Natale: “Le regole per l’uso dei social in Rai ci sono. Sono state affinate negli anni, anche integrando il Codice Etico con le osservazioni formulate dalla Commissione parlamentare di Vigilanza. Al tema il Cda ha dedicato su mia richiesta una approfondita discussione nella seduta del 16 ottobre scorso. Nessun dubbio sul fatto che debba farne uso responsabile e non sconsiderato ogni dipendente Rai, tanto più se ricopre ruoli da dirigente. Chi deve intervenire intervenga, senza permettere che l’irresponsabilità di qualcuno danneggi l’immagine di tutta la Rai”.

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