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martedì 31 marzo 2026

Spiedo bresciano addio? La Regione Lombardia corre ai ripari per evitare la procedura d’infrazione. M5s: “Tentativo goffo”

Spiedo bresciano addio? C’è chi ci spera e chi si dispera. Ma come sempre la realtà presenta un’infinità di scale di grigi. E se è vero che in provincia di Brescia si continuerà a mangiare gli uccellini nel piatto della tradizione, è altrettanto vero che lo smacco (politico) per la Regione Lombardia è evidente. Per affrontare la storia è necessario fare un passo indietro, cioè a una delle sedute più assurde del recente passato al Pirellone, teoricamente l’organo politico più importante della Lombardia. Correva l’anno 2022, l’Aula era stata convocata unicamente per discutere di spiedo bresciano – e no, non della sanità a pazzi, né di lavoro e dell’emergenza abitativa – e sugli spalti erano presenti circa 50 sindaci, col Tricolore in bella vista, del Bresciano.

Quel giorno, tra le proteste, venne approvata la legge regionale “in difesa dello spiedo bresciano”. In sostanza, sì alla caccia in deroga a specie protette, sì alla “cessione gratuita” dei volatili a ristoratori e sagre anticipata da una semplice autocertificazione. In barba, manco a dirlo, alle leggi europee e a quelle italiane (157/92) che vietano la commercializzazione di “tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri dell’Unione europea, ad eccezione delle seguenti: germano reale, pernice rossa, pernice di Sardegna, starna, fagiano, colombaccio”. Per chi – legittimamente – non lo sapesse: lo spiedo bresciano è fatto principalmente da peppole, tordi, merli, fringuelli, allodole. E cosa saltò fuori un anno fa? Che la Commissione Ue inserì la legge regionale sullo spiedo bresciano nel proprio EU PILOT 2023/10542 (quello che riguarda il mancato rispetto della Direttiva Uccelli). Vale a dire: la prima fase di un’eventuale procedura d’infrazione. Chi l’avrebbe mai immaginato.

E arriviamo all’oggi. La Giunta guidata da Attilio Fontana ha deciso con legge Ordinamentale di rivedere il provvedimento varato quattro anni. E, in parte, di depotenziarlo, ribadendo che i cacciatori non possono sparare agli uccelli per cui vige il divieto Ue e di aumentare i controlli (sui quali, però, la Regione può poco). “Quattro anni fa il Movimento 5 stelle denunciava le evidenti criticità di una norma in palese conflitto con le direttive europee” ha detto Paola Pollini, consigliera M5s. “Oggi, quel rischio è realtà. La legge ‘Massardi’ è finita sotto la lente dell’Unione europea e la Giunta regionale è costretta a correre ai ripari inserendo correttivi nella legge ordinamentale. Correttivi che, però, somigliano più a un’operazione di facciata che a una soluzione reale: un ‘contentino’ per Bruxelles, senza alcuna garanzia di efficacia”.

E ancora: “Si parla di rafforzare il contrasto agli illeciti venatori, senza però dire come. Occorrerebbe invece aumentare le guardie venatorie volontarie dotandole di strumenti adeguati, a partire dall’accesso alle banche dati. Allo stesso modo viene promesso di colpire il traffico illegale di selvaggina, ma non si specifica con quali strumenti, né in termini economico-sanzionatori, né tantomeno penali. Ancora meno credibile è l’appello di una Giunta, che in questi anni si è ripetutamente piegata alle richieste del mondo venatorio, che chiede a quello stesso mondo il rispetto delle regole che vorrebbe cambiare. L’auspicio è che la Commissione europea non si lasci ingannare e valuti nel merito l’effettiva applicabilità di queste misure”. Resta da capire, ora, se la maggioranza in Aula troverà un accordo.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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Beppe Grillo rivendica nome e simbolo: azione legale contro il M5s di Conte. Colucci: “Appartengono alla comunità”

Beppe Grillo ha notificato al M5s guidato da Giuseppe Conte l’atto di citazione davanti al Tribunale di Roma per rivendicare la titolarità del nome e del simbolo “Movimento 5 Stelle”. È quanto riportato dalla testata giornalistica online Open. L’udienza dovrebbe tenersi a luglio. “La battaglia legale sarà difficile, lunga e complessa – scrive sui social l’ex parlamentare M5s Marco Bella, vicino a Grillo – E chi sarà in prima fila sarà purtroppo Beppe. Proprio la persona che il MoVimento la ha fondato, costretto ancora una volta a metterci soldi suoi. Contro qualcuno che, invece, si è assicurato milioni di finanziamenti pubblici. La dignità, però, non ha prezzo. È una battaglia giusta e per quanto difficile va fatta. Se vi rimane ancora un po’ di dignità, ridate il simbolo e il nome del MoVimento a Beppe. E andate per la vostra strada. Fatevi il vostro simbolo. Loro, purtroppo, non credo molleranno. Noi nemmeno. Forza Beppe!”, ha concluso l’ex parlamentare.

Fondatore del Movimento, Grillo non ricopre più il ruolo di garante dalla fine del 2024, quando quella posizione è stato eliminata dal voto degli iscritti all’Assemblea costituente dei 5 stelle. Attualmente, quindi, di fatto Grillo non fa parte del M5s guidato da Giuseppe Conte. L’azione legale per rivendicare il simbolo era già stata preannunciata a giugno da fonti vicine a Grillo.

Immediata la risposta arrivata dal deputato del M5s Alfonso Colucci: “Affrontiamo con assoluta tranquillità questa iniziativa di Beppe Grillo che si manifesta già ad un primo esame assolutamente infondata. Avevamo già anticipato che è assolutamente impropria e assurda la pretesa di Grillo di ritenersi proprietario degli elementi identificativi del Movimento, in particolare la denominazione e il simbolo”, scrive Colucci.

Il deputato M5s ha commentato la notizia dell’iniziativa giudiziaria di Beppe Grillo: “La comunità degli iscritti già con l’assemblea costituente gli chiarì che i valori del M5s appartengono esclusivamente alla comunità. Sarà ora un giudice a chiarirgli che anche la denominazione e il simbolo del Movimento 5 stelle appartengono non a singole personalità, del passato come del presente, ma all’intera comunità. La vita democratica di una comunità politica non può né deve essere piegata a logiche padronali che sono la negazione dei principi fondamentali di libertà democratica che devono caratterizzare le formazioni politiche. Risponderemo con fermezza in giudizio alla richiesta di Grillo e valuteremo con equilibrio una eventuale nostra richiesta di danni per un’iniziativa che appare chiaramente temeraria”.

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mercoledì 25 marzo 2026

La Vigilanza Rai torna a riunirsi dopo oltre un anno: audito l’ad Rossi. La presidente Floridia: “Ora ripartire”

Dopo oltre un anno di boicottaggio da parte della maggioranza, la Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai è tornata a riunirsi. L’occasione, come annunciato il mese scorso dalla presidente Barbara Floridia (M5s), è l’audizione dell’amministratore delegato del servizio pubblico radiotelevisivo, Giampaolo Rossi. In apertura di seduta, Floridia ha definito l’appuntamento “un passaggio decisivo, il primo atto concreto dopo un lungo periodo di inattività della Commissione. È necessario ripartire subito e restituire piena operatività alla Vigilanza Rai”, ha detto. “Arriviamo da un referendum che ha segnato il ritorno a una stagione intensa di partecipazione democratica e ci avviciniamo a un momento cruciale per il Paese come le elezioni politiche. L’Italia rischia una procedura di infrazione europea per la mancata applicazione del Media Freedom Act (il regolamento europeo sulla libertà dei media) mentre la riforma della Rai è ferma da mesi. Il servizio pubblico attraversa una fase estremamente delicata e la vigilanza quando ha operato lo ha sempre fatto al meglio. È il momento di rimettere in moto la Vigilanza e restituirle il suo ruolo di garanzia per il servizio pubblico”, ha concluso la senatrice pentastellata.

Nella sua relazione, Rossi ha rivendicato i risultati raggiunti dall’azienda: la platea tv cala, ma la Rai “continua a puntare sulla qualità quotidiana e sull’offerta di grandi eventi, che raccolgono un pubblico ancora copioso e trasversale”, ha detto. Citando le Olimpiadi, i Mondiali e ovviamente il Festival di Sanremo: “L’edizione 2026 è stata grandiosa, tenendo conto delle difficoltà come il cambio di collocazione, per dare spazio alle Olimpiadi, ma anche la controprogrammazione dei competitor che in passato non c’era stata. Nonostante questo, è stata la quarta edizione più vista dal 1997“, ha sottolineato l’ad.

Polemiche dai parlamentari di opposizione: “Non si può non constatare la perdita nella sfida degli ascolti con Mediaset e, allo stesso tempo, quella di autorevolezza rispetto a La7”, ha denunciato il capogruppo M5s Dario Carotenuto. “La presentazione di Rossi è sembrata più una fiction che un momento di informazione reale. Cosa è stato fatto quando Tg1 e Tg2 hanno omesso per giorni di parlare del caso Delmastro? Che autorevolezza può avere una narrazione di questo tipo davanti a cittadini che ormai si informano anche sui social e sempre più spesso abbandonano il servizio pubblico? Le responsabilità sono evidenti”.

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Silvestri (M5s) al centrodestra: “Referendum? Vedervi schiumare così mi fa veramente godere” – Video

“Alla vostra propaganda su Borsellino vi hanno già risposto da Palermo con il referendum, con il voto alle urne”. Lo ha detto il deputato del Movimento 5 stelle, Francesco Silvestri, rivolgendosi ai banchi del centrodestra in Aula.

“Non so se c’entri col richiamo al regolamento – ha aggiunto – ma vedervi schiumare così mi fa veramente godere” ha aggiunto Silvestri, suscitando le proteste della maggioranza.

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“Scempio che va avanti da tre anni, Santanché si dimetta”: l’annuncio in Aula del Movimento 5 stelle che presenta la mozione di sfiducia

“Chiediamo che sul calendario venga formalizzata una mozione che stiamo depositando di sfiducia nei confronti della ministra Santanché per chiedere che questo scempio che va avanti da tre anni giunga alla fine e che la ministra si dimetta”. Così il senatore del Movimento 5 stelle, capogruppo a Palazzo Madama, Luca Pirondini ha annunciato in Aula la mozione di sfiducia firmata M5s nei confronti di Daniela Santanché.

Meloni “da tre anni difende la ministra Santanché”, si “prenda anche lei delle responsabilità e metta fine a questo balletto indecente“, ha proseguito. Secondo Pirondini la premier oggi ne chiede le dimissioni solo per questioni di di opportunità perché “dopo lo schiaffo del Referendum tenta di rifarsi il trucco facendo dimettere tutti quelli che stanno a fianco a lei”.

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venerdì 20 marzo 2026

M5S chiede le dimissioni di Delmastro. Scarpinato: “O incapace o se ha capito con chi era in affari deve andare andare dal governo”

“Tutti gli italiani hanno capito bene come sono andate le cose”, è il commento del Senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato. “Un sottosegretario alla Giustizia che fa una società con dei riciclatori per dei mafiosi tra i più importanti d’Italia. Se non ha capito con chi si metteva” in affari “è un incapace che deve dare le dimissioni da sottosegretario, se invece l’ha capito è bene che se ne vada subito. E inutile che ci giriamo intorno – prosegue Scarpinato – questo referendum è un momento in cui noi dobbiamo decidere se ci sarà una Magistratura che domani potrà fare indagini sui rapporti tra i potenti, i colletti bianchi e la Mafia senza l’intimidazione di procedimenti disciplinari, trasferimento d’ufficio da parte del potere politico, come ci garantisce la Costituzione oppure se i Magistrati, prima di fare queste indagini, dovranno pensare ‘e se mi fanno un provvedimento disciplinare e se mi trasferiscono?’. Decidete in quale Paese dovete vivere. La richiesta di dimissioni e critica per le parole di Giorgia Meloni anche da parte dei parlamentari pentastellati Silvestri e Patuanelli.

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“La risposta è No”: la diretta dell’evento conclusivo del M5s per il referendum con Conte e Travaglio

A partire dalle 17 è in programma l’evento finale organizzato dal Movimento 5 stelle in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

Tanto gli ospiti che saliranno sul palco del Palazzo dei Congressi (Eur) a Roma, tra cui il direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio. A chiudere la serata il presidente del M5s, Giuseppe Conte.

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giovedì 19 marzo 2026

Il Campo Largo nasce monco del Pd anche a Portici (Napoli). Coalizione in rotta con l’ex sindaco dem ora in giunta con Fico

Dopo il caso Salerno, esplode il caso Portici (Napoli). Sono le città campane dove il Campo Largo dell’elezione di Roberto Fico sta abortendo in partenza. A Salerno c’è Vincenzo De Luca che corre da solo e contro tutto e tutti, contro Pd e M5s e l’universo mondo. A Portici da poche ore è ufficiale la candidatura a sindaco di Fernando Farroni, il renziano leader di una coalizione che spazia da Casa Riformista ad Avs a Mastella ai Cinque Stelle, fino ai socialisti e a diverse civiche. Dove però manca il Pd dell’ex senatore Vincenzo Cuomo, il sindaco di quattro mandati a Portici, che nel 2022 fu eletto con percentuali da regime comunista e ora aspira a scegliersi il successore.

Anche qui il problema è serio. Perché Farroni, a leggere le dichiarazioni del parlamentare locale M5s Alessandro Caramiello, è stato scelto a valle di un percorso al quale ha dato il suo assenso anche Fico. Ma il presidente della Campania ha tra i suoi assessori Cuomo, al quale ha assegnato deleghe pesanti, governo del territorio e patrimonio. Per entrare in giunta con Fico, Cuomo si è dimesso da sindaco subito dopo le elezioni regionali, affrontando il rischio di un ricorso su una presunta incompatibilità non sanata in tempo, presentato dall’ex consigliere regionale leghista Carmela Rescigno. Ed è per questo che Portici torna al voto con un anno di anticipo.

Farroni fu vice sindaco di Cuomo quasi dieci anni fa, ma la sua candidatura odierna nasce da una richiesta di discontinuità, e nel solco dei pessimi rapporti tra l’ex primo cittadino e i pentastellati di Portici, nati quando Pd e M5s erano su barricate opposte e proseguiti anche quando i due partiti hanno iniziato ad allearsi per andare insieme al governo nazionale e regionale.

Lo stesso ingresso di Cuomo nella giunta Fico ha trovato ostacoli sotterranei nel M5s di Portici. Rimostranze che non hanno trovato sponda sul tavolo della decisione finale. Cuomo era stato designato dal deputato Marco Sarracino, che in Campania è sinonimo di Elly Schlein. Fico, espressione di un accordo di ferro tra Schlein e Conte con la benedizione del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, ha preso atto: non si rischia la tenuta del governo di una regione di 6 milioni di abitanti per spegnere un conflitto in una città di 52mila anime.

Ed allora, registrata la storica debolezza del centrodestra, che nel 2022 non fu capace nemmeno di eleggere il candidato sindaco, sarà battaglia tra Farroni e il candidato del ‘campo Cuomo’. Composto dal Pd e dalle forze civico-politiche che nel 2022 lo elessero con l’81,74% al primo turno, roba da guinness dei primati. Va ancora individuato. Nel frattempo si sanno già quasi con certezza i nomi di due candidati al consiglio comunale nelle liste dem. Si tratta di Pietro e Annamaria Cuomo. Sono fratello e sorella. Sono i figli di Vincenzo Cuomo.

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martedì 17 marzo 2026

“Referendum? Finalmente anche il centrodestra dice che la riforma Nordio non servirà ai cittadini”: l’incontro M5s a Brindisi

“Questa è una riforma della giustizia che non serve ai cittadini, e che non entrerà nel cuore dei problemi. Il cuore dei problemi è il ritardo nel ricevere le sentenze”. Lo ha detto a Brindisi l’europarlamentare del Movimento 5 stelle Giuseppe Antoci partecipando ad un incontro nell’ambito delle iniziative per la campagna referendaria sulle ragioni del ‘No’, per la riforma della giustizia, in vista del voto che si terrà il 22 ed il 23 marzo prossimi.

“Si tratta di una riforma per colpire la magistratura. A ricordarcelo è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, uno giorno sì ed un giorno no, fa le sue dirette contro i magistrati. Non sarà una riforma – ha sottolineato l’eurodeputata M5s Valentina Palmisano – che toccherà la giustizia nel senso di velocizzare o efficientare i processi”.

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sabato 14 marzo 2026

“Crosetto chiarisca sulla nave Garibaldi e l’interesse privato della Drass”: M5s presenta un’interrogazione parlamentare dopo le rivelazioni del Fatto

Dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano su una possibile cessione della nave Garibaldi all’Indonesia, il Movimento 5 stelle ha deciso di presentare un’interrogazione parlamentare. “Crosetto chiarisca l’interesse pubblico della Garibaldi e quello privato della Drass Spa. Come si conciliano queste due operazioni?”, chiede il parlamentare Mario Turco, vicepresidente M5s e componente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, in un video pubblicato sui social.

“Vi ricordate la presenza di Crosetto a Dubai? Non era solo in vacanza. Apprendiamo da fonti giornalistiche che in quei giorni c’era il socio e presidente della Drass spa e sappiamo da fonti giornalistiche dell’esistenza di una lettera d’intenti tra il governo italiano e quello indonesiano per una doppia operazione – spiega il parlamentare – Da una parte il governo italiano cede gratuitamente la nave Garibaldi, dal valore di 54 milione, e dall’altra parte si parla di una compensazione con una commessa affidata alla Drass spa, vicina al ministro Crosetto e che scopriamo ha finanziato la campagna elettorale di Fratelli d’Italia”.

Turco fa riferimento a diversi articoli usciti sul Fatto Quotidiano a firma di Marco Lillo e Valeria Pacelli che approfondiscono il caso della nave Garibaldi e di alcune lettere, non mostrate dall’esecutivo al Parlamento, inviate dal capo dell’Agenzia Logistica del ministero della Difesa indonesiano, l’Air Marshall Yusuf Jahuari e dirette al capo della Direzione nazionale armamento del nostro ministero della Difesa italiano, Giacinto Ottaviani.

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mercoledì 11 marzo 2026

Ricciardi (M5s) attacca Meloni: “Siete servi sciocchi della ‘coalizione Epstein'” – Video

“Abbiamo un gruppo di bianchi affamati di sangue, che possiamo definire ‘coalizione Epstein’, che nel Board of peace ha deciso di bombardare e precipitare nel caos una parte di mondo. Chi è che vela tutto questo di ipocrisia? Voi, come dei servi sciocchi. E ci volete far credere che vi interessa qualcosa delle donne iraniane? Se domani arriverà un dittatore sanguinario amico di Trump, andrà benissimo a tutti quanti”. Lo ha detto il capogruppo del M5S Riccardo Ricciardi in Aula a Palazzo Montecitorio nella discussione generale sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo e sulla crisi in Medio Oriente rivolgendosi alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Mentre interviene sulla famiglia del bosco ignora la voce di una bambina palestinese crivellata da centinaia di colpi”, ha proseguito. “Il suo atteggiamento non è responsabile, ma è quello di chi striscia per non inciampare mai”, ha aggiunto. “Il vero pericolo per l’umanità siete voi”, ha concluso.

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M5s sventola cappellini rossi stile Maga con la scritta “No alla guerra”: la protesta in Senato

Il M5s regala simbolicamente cappellini rossi in stile Maga – ma con la scritta No alla guerra – alla premier Giorgia Meloni, per ironizzare sulla sintonia della leader con il presidente degli Stati Uniti, Trump. È successo nell’aula del Senato al termine della dichiarazione di voto del capogruppo del M5s, Luca Pirondini che ha accennato al regalo alla premier. E subito dopo, i senatori del suo gruppo hanno sventolato i cappellini.

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giovedì 5 marzo 2026

Iran, Patuanelli (M5s): “Non dobbiamo abbassare sempre il capo con gli Usa, esiste un’alternativa e Sanchez lo ha dimostrato”

“Siamo profondamente contrari all’uso delle basi per attacchi militari in una zona di guerra che sta esplodendo e ampliando le aree di conflitto”. Stefano Patuanelli, senatore e vicepresidente del M5s, interviene a 24 Mattino, su Radio24, sulla linea italiana circa la crisi mediorientale dopo gli attacchi contro l’Iran avviati da Stati Uniti e Israele e le successive rappresaglie iraniane contro vari Paesi del Golfo.
In Parlamento il governo ha ribadito, con le comunicazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto, una posizione improntata alla solidarietà difensiva verso gli alleati. La risoluzione della maggioranza prevede infatti sostegno militare difensivo ai Paesi del Golfo minacciati (in particolare difesa aerea, anti-missilistica e anti-drone) e la disponibilità delle basi italiane agli Stati Uniti secondo l’accordo bilaterale del 1954, mentre eventuali utilizzi per operazioni offensive contro l’Iran dovrebbero tornare al voto del Parlamento.

L’opposizione prova invece a costruire una posizione comune per escludere qualsiasi partecipazione italiana a operazioni militari. “Assieme alle altre forze d’opposizione, stiamo lavorando un testo per una risoluzione unitaria di tutto il campo progressista, confidiamo di riuscire a farlo – spiega Patuanelli, che indica come modello l’atteggiamento mostrato dal governo spagnolo – Nelle ultime 48 ore il presidente spagnolo Pedro Sanchez ha mostrato che esiste anche un’alternativa ad abbassare sempre il capo con gli americani. Credo che ci si possa approcciare in modo diverso a Trump”.

Per l’esponente pentastellato la scelta militare compiuta da Washington e Tel Aviv rappresenta un errore strategico destinato ad aggravare l’instabilità della regione. “La storia ci ha insegnato che la destabilizzazione di aree così delicate non ha mai portato né a pace né a prosperità, soprattutto per i popoli che le vivono, né l’Occidente ne ha tratto vantaggio, quindi abbiamo ritenuto un errore l’attacco unilaterale fatto da Israele e dagli Stati Uniti e continuiamo a pensare che sia così. Vorremmo che il nostro governo si esprimesse in tal senso”.
Patuanelli sottolinea inoltre come restino poco chiare le motivazioni che hanno portato all’operazione militare contro l’Iran e invita a riportare la gestione della crisi sul terreno negoziale: “Credo che il primo elemento da mettere sul campo è lo spostare sul piano negoziale la gestione di ogni conflitto e oggettivamente non si è capito esattamente qual è stata la goccia che ha scatenato l’attacco americano-israeliano“. Il senatore ricorda che erano stati già colpiti siti legati al programma nucleare iraniano: “A giugno dell’anno scorso ci furono 12 giorni di bombardamenti di aree dove si stava realizzando, secondo fonti americane, la bomba nucleare iraniana e si disse che per i prossimi 30 anni l’Iran non avrebbe più potuto avere la bomba atomica. Adesso sembra che entro due settimane l’avessero pronta, quindi è del tutto evidente che le motivazioni sono altre e riteniamo che non si possono fare guerre per la gestione del petrolio“.

Il vicepresidente del M5s collega poi la crisi internazionale agli effetti economici già visibili sui mercati energetici: “In queste ore si è verificato un aumento netto nei prezzi dei carburanti, sicuramente ci sarà un effetto immediato sia sulle bollette che alla pompa di benzina e ovviamente il riflesso sulla bolletta sia elettrica che di gas sarà importante per le famiglie e le aziende”.
Per contenere l’impatto, secondo Patuanelli, servirebbero misure strutturali sul mercato dell’energia: “La prima cosa sarebbe instaurare quel meccanismo di disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica dal prezzo del gas che metterebbe quantomeno in sicurezza tutta la parte di bollette elettriche, posto che grazie a molti investimenti fatti soprattutto col Pnrr questo paese ha fatto un passo in avanti sulla produzione di fonti rinnovabili importante”. A questo, aggiunge, dovrebbero affiancarsi interventi di sostegno economico per famiglie e imprese, ricordando che “nell’ultima legge di bilancio il governo ha aumentato le accise sul diesel, forse quantomeno sarebbe opportuno trovare dei sistemi di aiuto e sostegno a famiglie e imprese che non possono sopportare questi aumenti”.

E conclude: “Il punto centrale è che se continuiamo a dire che l’elettrico fa schifo, il produttore di fonti rinnovabili fa schifo e che bisogna mantenere gas, benzina e petrolio, la situazione che abbiamo oggi la avremo per sempre. Noi sono almeno 10 anni che diciamo che la transizione verso l’elettrico deve essere fatta in modo convinto, ma mi sembra che le destre di tutti i paesi abbiano invece la volontà di mantenere il petrolio e la fonte fossile come fonte principale di produzione di energia e questo è il risultato – chiosa – Non ci si può lamentare se quando accadono queste cose i prezzi aumentano. Noi diciamo che è la strada sbagliata, che va programmata una transizione verso la produzione di fonti rinnovabili che è possibile, che si può fare, però è una volontà politica, noi ce l’abbiamo, la destra no e questi sono i risultati”.

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martedì 3 marzo 2026

Settimana corta e paga invariata, la Camera affossa la proposta delle opposizioni. Conte: “Come su salario minimo e congedi paritari”

La Camera dei deputati affonda definitivamente la proposta delle opposizioni sulla settimana lavorativa da 32 ore, anziché 40: la cosiddetta settimana corta a parità di salario. Con parere favorevole del governo è stato approvato l’emendamento soppressivo della proposta di legge di Avs, M5s e Pd: primo firmatario Nicola Fratoianni insieme ai tre leader Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Elly Schlein. La proposta prevede l’introduzione di una sperimentazione triennale affidata alla contrattazione. I favorevoli all’emendamento per cassare la proposta (che recepiva il parere contrario della commissione Bilancio sul testo) sono stati 132, 90 i no e 9 gli astenuti. Già il 12 febbraio la proposta era stata rimandata in Commissione. Secondo il Censis, il 71% dei lavoratori è favorevole alla riduzione del tempo di lavoro a 4 giorni settimanali, perché ci sarebbero le condizioni tecnologiche ed economiche. Il dato è emerso dal nono rapporto con Eudaimon sul welfare aziendale, pubblicato il 24 febbraio.

“Lo hanno fatto di nuovo”, scrive sui social il leader M5s Giuseppe Conte. “Come sul salario minimo, come sui congedi paritari. Poco fa alla Camera la maggioranza ha bocciato la nostra proposta di legge per avviare, anche in Italia, la sperimentazione della riduzione orario di lavoro a parità di salario. Una misura su cui oltre il 70% degli italiani è d’accordo. Chiedevamo di ridurre l’orario da 40 a 32 ore settimanali senza tagli di stipendio, il tutto, peraltro, all’interno della contrattazione collettiva e prevedendo esoneri contributivi per quei datori di lavoro che avrebbero utilizzato tale possibilità. Ovunque è già stata testata, la ‘settimana corta’ ha aumentato la produttività, creando benessere per i lavoratori e vantaggi per i datori di lavoro. Maggioranza e governo, invece hanno detto ancora una volta no. L’unica cosa che sanno fare è proporre vergognose norme per aggredire i diritti dei lavoratori sfruttati e sottopagati, togliendo loro anche gli arretrati malgrado il pronunciamento di un giudice. Continueremo a batterci perché la riduzione dell’orario di lavoro diventi realtà anche in Italia”.

Fratelli d’Italia con Walter Rizzetto ha ribadito a Montecitorio l’assenza di coperture, soprattutto per le ricadute della norma sui dipendenti pubblici: “In seno alla pdl non c’è una espressa esclusione della pubblica amministrazione. Quindi la settimana corta si applicherebbe anche a tutta la Pa, con ricadute certamente pesanti perché avrebbe un fabbisogno aggiuntivo di personale è questo potrebbe essere un primo grosso problema”.

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