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mercoledì 25 febbraio 2026

L’ex M5s Daniela Rondinelli entra in Forza Italia: “Giornata bellissima, orgogliosa di dare il mio contributo”

Dal Movimento 5 Stelle a Forza Italia, passando dal movimento scissionista di Luigi Di Maio e al Partito democratico. E’ la parabola politica di Daniela Rondinelli, approdata oggi nel partito guidato da Antonio Tajani. L’annuncio è stato dato nel corso di una conferenza stampa della sezione romana del partito azzurro, affrontando “i ritardi sullo stato dei lavori giubilari e le mancanze nella manutenzione del verde pubblico della Capitale”.

Nel 2019 l’ex pentastellata è stata eletta al Parlamento europeo nelle fila del Movimento, dove è stata componente della Commissione Occupazione e Affari speciali e Agricoltura. Nel 2022 ha aderito al neonato movimento di Luigi Di Maio, al tempo ministro degli Esteri del governo Draghi, in rotta con il M5s. Tanto che il 23 giugno 2022 Rondinelli scriveva sulla piattaforma X: “Il progetto politico, con Luigi Di Maio, è un percorso in divenire, in cui ho fiducia”. Impegno civico, la sigla dell’attuale professore del King’s college di Londra, alle urne del 2022 non raggiunse l’un per cento. Nel 2024 si è Rondinelli si è ricandidata a Strasburgo con il Partito Democratico, ma non è stata eletta malgrado 10mila preferenze. Ora l’avventura con Forza Italia, i rivali di un tempo. “Oggi per me è una giornata bellissima, sono molto orgogliosa di poter continuare un impegno politico in Forza Italia, che è una grande famiglia politica, non soltanto in Italia, ma anche in Europa con il Partito Popolare Europeo, che è la più grande forza politica europea. Sono molto orgogliosa e contenta di poter dare il mio contributo per la crescita di Forza Italia su Roma e Lazio” ha commentato Rondinelli.

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A Cagliari l’incontro “Palestina. Il racconto della verità”: testimonianze dirette dalla Flotilla. Tra gli ospiti il cronista del Fatto Alessandro Mantovani

Un incontro pubblico per non distogliere lo sguardo dal genocidio ancora in corso, attraverso le voci di chi quella terra l’ha vissuta in prima persona. È questo l’obiettivo dell’evento “PALESTINA. Il racconto della verità”, in programma sabato 28 febbraio alle 17 nella Sala Search, in Largo Carlo Felice 2, a Cagliari. L’iniziativa è promossa dal Movimento 5 Stelle.

In un contesto internazionale in cui – spiegano gli organizzatori – la narrazione degli eventi spesso non rispetta i fatti reali, l’intento è quello di dare spazio a testimonianze dirette, lontane da ricostruzioni considerate distanti dalla realtà. Cuore dell’incontro sarà il racconto di chi era a bordo della Global Sumud Flotilla, la spedizione salpata lo scorso 30 agosto con l’obiettivo di tentare di rompere l’isolamento delle coste palestinesi. Durante il pomeriggio sarà proiettato un video documentale inedito, registrato in mare nel corso dell’esperienza, che verrà commentato dal senatore del Movimento 5 Stelle Marco Croatti, presente sulla flotta e testimone diretto degli eventi. Insieme a lui interverranno anche Marco Loi, soccorritore professionale imbarcato sulla spedizione, e il giornalista de Il Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, che ha seguito tutta la vicenda della Flotilla a bordo della Otaria, una delle imbarcazioni che facevano parte della Flotilla.

Ad aprire l’incontro sarà il consigliere comunale pentastellato Luciano Congiu mentre la moderazione sarà affidata a Nicola Marini, rappresentante del gruppo territoriale. Oltre alle testimonianze dei partecipanti alla Flotilla, sono previsti contributi di approfondimento del dottor Fawzi Ismail, presidente dell’Associazione Amicizia Sardegna-Palestina, e Mariella Setzu dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Le conclusioni e i saluti finali saranno affidati al senatore Ettore Licheri.

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mercoledì 18 febbraio 2026

Vigilanza Rai bloccata, Floridia (M5s): “Situazione mai vista. Salire sui tetti? La rivoluzione sarebbe entrare in Aula per lavorare”

“Una violenza istituzionale”. Ospite del convegno sulla libertà di stampa organizzato a Milano dall’eurodeputato Gaetano Pedullà (The Left – M5s), la presidente della commissione di vigilanza Rai Barbara Floridia usa queste parole per descrivere l’atteggiamento della maggioranza di governo che da oltre un anno sta paralizzando l’attività della commissione. Ma per il Movimento 5 stelle non sembra essere più l’ora di salire sui tetti in segno di protesta come accadeva 13 anni fa. “Una volta per fare sentire la nostra voce salivamo sui tetti – commenta la presidente Floridia – adesso la rivoluzione sarebbe entrare in una commissione per riuscire a lavorare”.

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martedì 17 febbraio 2026

Vigilanza Rai, dopo oltre un anno torna a riunirsi la Commissione: l’11 marzo sarà ascoltato l’ad Giampaolo Rossi

La Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, i cui lavori sono bloccati da oltre un anno dal boicottaggio della destra, tornerà a riunirsi l’11 marzo per ascoltare in audizione l’amministratore delegato Giampaolo Rossi. Ad annunciarlo è la presidente dell’organismo, la senatrice M5s Barbara Floridia, che aveva convocato Rossi in audizione lo scorso 11 febbraio per superare “la straordinarietà della situazione” e “l’assoluto immobilismo della Giunta per il Regolamento”.

“Ho ricevuto risposta dall’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, alla convocazione in Vigilanza inviata la scorsa settimana. La sua audizione è fissata per l’11 marzo alle ore 20. È certamente una buona notizia il fatto che finalmente possa tenersi questa importante audizione, auspico che da quel momento tutte le attività ordinarie della Commissione di Vigilanza possano ripartire regolarmente“, ha scritto Floridia.

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Ricciardi al governo: “Board of Peace? Siete complici di un sistema d’affari che si spartisce il mondo”

“Voi andate a sedervi in quello che è il simbolo dei nostri tempi, perché questo comitato d’affari è il simbolo dei nostri tempo: i ricchi e i potenti che governano. E delegittimare tutti gli organi internazionali, organismi terzi, la magistratura, è il disegno che avete da Minneapolis a Gaza a Roma, perché quando non ci sono organi di garanzia, esistono due leggi, quella dei soldi e quella delle armi”. Lo dice Riccardo Ricciardi, capogruppo del Movimento 5 stelle alla Camera, intervenendo in aula per le dichiarazioni di voto dopo le comunicazioni del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per la partecipazione dell’Italia al Board of peace.

State smantellando “lo stato sociale, dove si mettono 15 miliardi per i costruttori di un ponte e 100 milioni per una frana in Sicilia”, aggiunge ancora il presidente dei deputati pentastellati. “La cosa che vi ha fatto più paura” è il popolo che è sceso in piazza per la Palestina. “Quindi succede che un lavoratore alle Olimpiadi viene licenziato perché dice Palestina libera” stessa cosa per la dipendente della Scala e i vigili del fuoco. “La relatrice speciale dell’Onu la sanzionate, Francesca Albanese, state facendo un killeraggio mediatico e politico, ed è la dimostrazione che se la metà dei governanti europei avesse usato la metà della ferocia per criticare chi ammazzava i bambini per strada, oggi non avremo 70mila morti”, dice ancora.

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“Bologna è la città più disgustosa d’Italia: è sporca e c’è puzza di urina ovunque. Mi ha fatto venire il mal di stomaco e la nausea”: la denuncia di una tiktoker

“Bologna è la peggiore città italiana in cui sia mai stata. Puzza di urina, non viene pulita”. È la denuncia di Karosolotravel, influencer polacca famosa su Tiktok per i video dei suoi viaggi. La stessa influencer ha dichiarato che l’Italia è tra i suoi paesi preferiti e che tante città hanno fatto breccia nel suo cuore tranne una: Bologna. Il motivo? La sporcizia. Nei video pubblicati su Tiktok l’influencer alterna scorci turistici, bar, tortellini da passeggio e i famosi portici. Questi ultimi hanno attirato (in negativo) la sua attenzione: la tiktoker, infatti, inquadra i senza fissa dimora stesi a terra ma anche chiazze di urina sulle colonne storiche. In un altro post la donna ha scritto: “Purtroppo Bologna è molto sporca, puzza di urina ovunque, sembra non pulita da anni. È stato terribile, strade e facciate di palazzi non vengono pulite da tempo. Sono venuto qui per mangiare pasta alla bolognese, ma avevo voglia di vomitare e ho mangiato a malapena qualcosa. Personalmente sconsiglio Bologna, anche se nelle foto può sembrare interessante”. La tiktoker ha raccontato di aver perso i soldi dell’hotel pur di lasciare in fretta la città.

Il video è stato pubblicato a gennaio ed è stato ripreso in questi giorni da Giovanni Favia, ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, ora in campo contro il sindaco Matteo Lepore. Favia ha sfruttato le immagini per denunciare le condizioni della città. In un post su Instagram ha scritto: “È successo qualcosa di inimmaginabile anche solo 10 anni fa: una turista straniera, che ha girato l’Italia, ha definito Bologna la città più disgustosa di tutte, un posto sporco da cui scappare. Il video è esploso di condivisioni, come se avesse detto il Re è nudo. Il punto non è il suo discutibile video. Il punto sono i commenti sotto quel video dei bolognesi e dei forestieri: tanti, troppi dicono la stessa cosa. La nostra città è in peggioramento“.

Favia ha aggiunto: “Io amo Bologna, la difenderò sempre, ma difendere non vuol dire negare. So benissimo che oltre al degrado, allo sporco ci sono storia, musei, architetture, vite, cultura, arte e molti altri fattori che la rendono bellissima e unica, nonostante tutto. Ma sta accadendo qualcosa a cui non eravamo abituati. Certo, il degrado e il disordine in una città universitaria sono in parte endemici, ma questo non può diventare uno scudo. Non possiamo dire che è sempre stato così, perché non è sempre stato così. Non a questi livelli, quantomeno. Non con questa noncuranza del problema da parte dell’amministrazione. Quindi il primo passo per un bolognese non dovrebbe essere offendersi: dovrebbe essere riconoscere il problema e pretendere di fare qualcosa per migliorare la situazione. Cambiare si può”.

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martedì 10 febbraio 2026

“Poveri illusi noi del M5s, pensiamo di venire in Parlamento a lavorare e invece…”: l’amaro intervento di Ricciardi in Aula

“Forse noi del Movimento 5 stelle siamo dei poveri illusi. Pensiamo di venire tutte le settimane in Parlamento per vederlo lavorare sulle cose che servono al Paese. Questa settimana pensavamo di discutere della guerra in Ucraina, delle armi. Invece 14 emendamenti, fiducia e il Parlamento che non produce nulla”. Così in Aula Riccardo Ricciardi, capigruppo M5s alla Camera. “Nel frattempo abbiamo crisi industriali, lavoratori pagati 2,50 euro l’ora, manifestazioni di piazza criminalizzate e accuse di essere le nuove BR per chi denuncia la situazione delle politiche abitative o del diritto allo studio. Siamo stanchi di vivere in un Paese dove non si può camminare per strada per l’insicurezza, ma si parla di uno pseudo comico che non va a Sanremo. E in questo clima si utilizza il Parlamento per una lotta interna a un partito? Questo governo cerca di nascondere palesemente uno dei suoi fallimenti più grandi: la vittoria militare dell’Ucraina sulla Russia. Meloni due anni diceva a dei comici che aveva una grande idea sull’Ucraina. Ecco: la stiamo ancora aspettando. Io poi non ho poi capito se in quest’Aula c’è un altro gruppo di opposizione. Ma probabilmente si farà come sempre nella storia dell’estrema destra di questo Paese: si mostra il petto e poi si scappa. Il gruppo di Vannacci è l’unica cosa che arriva più in ritardo dei treni di Salvini. Oggi si svegliano e capiscono che siamo in guerra. Ci hanno messo tre anni per capire che potevano votare i nostri impegni sull’Ucraina e sul ReArm. Noi continueremo a proporre provvedimenti su scuola, salario minimo, settimana corta, emergenza abitativa. Forse siamo dei poveri illusi, ma siamo pagati per fare questo lavoro e anche nella maggioranza dovrebbero ricordarselo”, conclude Ricciardi.

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Eugenio Giani e Movimento 5 stelle ai ferri corti in Toscana: al centro i costi di assessori e consiglieri

Sull’accordo in 23 punti tra il centrosinistra di Eugenio Giani e il Movimento 5 stelle , siglato nell’agosto scorso, alita il vento della tensione politica. Motivo? L’ipotesi che il cambiamento dello statuto regionale (già approvato in prima lettura, ne servirà un’altra nelle prossime settimane per la conferma definitiva) introduca un nono assessore. Ad oggi non è possibile superare la soglia degli otto assessori, ma Giani ne vuole nove, e non è una richiesta di poco conto perché essa comporta l’aumento del costo di segretari e collaboratori. “Regione, staff da 5 milioni. Maxi contratto a Manzione. Ottanta persone a supporto degli organi politici della giunta Giani. L’ex comandante dei vigili di Firenze sarà segretaria generale del Consiglio”, titolava nei giorni scorsi La Nazione. Antonella Manzione è stata uno dei personaggi di punta del renzismo trionfante. Da responsabile dei vigili urbani di Firenze l’ex premier Renzi se la portò ai piani alti di palazzo Chigi ed ora rieccola a Firenze, segretaria generale del Consiglio regionale, in quota della presidente renziana Stefania Saccardi.

Al M5s non può che suscitare perplessità, diffidenza e mal di pancia l’odore di Casta che aleggia nei palazzi regionali. A rischio l’alleanza tra i 5stelle e il centrosinistra di Giani? Per ora nei palazzi della Regione prevale il silenzio. Ad un anno dalle elezioni politiche il Campo largo non potrebbe sopportare una crisi toscana. Da qui la richiesta da parte del gruppo M5s di una commissione ad hoc per rivedere lo statuto regionale nel suo complesso. E il capogruppo Luca Rossi Romanelli chiede di “aprire un confronto per evitare che all’aumento degli assessori corrisponda un aumento della dei costi della politica”. Come dire, vada pure per il nono assessore, ma senza aumentare i costi per le casse della Regione. Ma da questo orecchio Giani e il Pd non ci sentono, nel senso che non intendono tornare indietro: lo statuto va bene così e sarà confermato anche in seconda lettura.

“La temperatura politica è alta, ma nessuno ha interesse a rompere. Lo scontro è su un tema, i costi della politica, molto sensibile per noi”, spiegano in casa M5S. E pensare che una strada per contenere i costi della politica ci sarebbe, fanno osservare negli uffici regionali, ed è la modifica della legge regionale numero 3 del 2009. La quale indica che l’indennità di consiglieri e assessori è il 65% di quella dei deputati. Basterebbe ridurre questa percentuale per diminuire i soldi presi non solo dagli assessori ma anche dai consiglieri. Un bel risparmio per le casse regionali. Nel 2013 alcuni militanti del M5s si fecero promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare, “Zero privilegi”, che prevedeva, tra l’altro, l’eliminazione delle diarie e dei rimborsi spese forfettari, a favore del rimborso delle spese documentate per lo svolgimento di missioni. E sopratutto l’indennità mensile di carica non doveva essere più parametrata su quella dei deputati, ma in misura fissa di 5mila e 700 euro mensili lordi. Risultato? Non se ne è fatto di nulla. E, chissà, il gruppo regionale del M5s, che ora fa parte del governo regionale, potrebbe riproporla.

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martedì 3 febbraio 2026

Referendum, l’appello dei comitati del No per il voto fuori sede. E M5s e Avs offrono posti da rappresentante di lista

Una lettera indirizzata a tutti i parlamentari per chiedere un intervento legislativo urgente che permetta a lavoratori e studenti fuori sede di votare nel comune di domicilio in occasione del referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma Nordio. A sottoscrivere l’appello i portavoce di tutti i comitati per il No: il costituzionalista Enrico Grosso e il giudice Antonio Diella per il comitato “Giusto dire No” promosso dall’Associazione nazionale magistrati, il fisico Giovanni Bachelet per quello della società civile, Franco Moretti a nome degli “Avvocati per il No” e Carlo Guglielmi per il comitato promotore della raccolta firme popolare per il referendum.

“Oltre cinque milioni e mezzo di persone – studenti, lavoratori precari, malati costretti a curarsi lontano dalla propria residenza, cittadini che vivono temporaneamente in un’altra regione – rischiano di essere di fatto esclusi dalla partecipazione democratica. Non per disinteresse, non per scelta, ma per ostacoli economici e logistici che rendono proibitivo affrontare un viaggio solo per votare”, si legge nella lettera. “Compito delle istituzioni”, sottolineano i rappresentanti dei comitati, “è incentivare la partecipazione: in un momento storico in cui l’affluenza alle urne diminuisce in modo preoccupante, escludere milioni di persone dal voto non è solo un problema tecnico, ma un vulnus democratico. Il diritto di voto non può diventare un privilegio riservato a chi ha tempo e risorse economiche per spostarsi”.

Nei giorni scorsi il governo ha bocciato gli emendamenti dell’opposizione (+Europa, Pd, M5s, Avs, Iv e Azione) al decreto Elezioni che chiedevano di confermare la sperimentazione del voto fuori sede, già messa in campo alle Europee del 2024 (ma solo per gli studenti) e poi ai referendum su cittadinanza e lavoro dello scorso anno: per la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro (Fratelli d’Italia) ripetere la procedura stavolta non è possibile per “problemi tecnici dovuti ai tempi“. Per esercitare il diritto di voto nel comune di domicilio, però, esiste anche un’altra strada, quella di accreditarsi ai seggi come rappresentanti di un partito o di un comitato: in questo senso, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno già annunciato che riserveranno agli elettori fuorisede i posti a propria disposizione.

(Iscriviti a “Preferirei di No”, la newsletter settimanale gratuita del Fatto Quotidiano sui temi del referendum)

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