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giovedì 29 giugno 2023

I deputati del M5s consegnano bollette e rate dei mutui dei cittadini al governo la protesta contro Meloni. Conte: Fate cassa sui deboli

Il gruppo del Movimento 5 stelle alla Camera protesta contro il governo. Al termine dell’intervento del presidente Giuseppe Conte una delegazione di deputati si è avvicinata ai banchi del governo e ha consegnato buste paga, bollette e rate dei mutui dei cittadini, protestando contro il caro vita, contestando – si legge in una nota – “lo smantellamento del reddito di cittadinanza e la legalizzazione del precariato”. “Con questo decreto state precarizzando l’esistenza di milioni di persone. C’è un pezzo di Paese che state ignorando – afferma il capogruppo, Francesco Silvestri – Veniamo a consegnarvi buste paga, bollette e rate dei mutui che rappresentano la vita reale di quelle tante persone di cui non vi state occupando. Aprite gli occhi e svegliatevi”. I deputati hanno esposto uno striscione giallo con la scritta #Bastaviteprecarie, che ha aperto la manifestazione del Movimento del 17 giugno scorso a Roma. “La presidente Meloni – aveva detto Conte prima che i suoi colleghi srotolassero lo striscione – invoca il concetto di libertà. È un concetto che diventa parola e triste se si fa cassa sui cittadini più deboli. Libertà è anche garantire a tutti la possibilità di liberarsi dal giogo dello sfruttamento della criminalità. Per questo annuncio il voto fermamente contrario del M5s”. La seduta brevemente ripresa è stata poi di nuovo sospesa per le proteste dei deputati di maggioranza. La vicepresidente Anna Ascani ha stigmatizzato quanto è avvenuto e ha sospeso la seduta.

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martedì 27 giugno 2023

Elezioni in Molise dovè finito lelettorato del Movimento 5 Stelle? In tanti disertano le urne ma non solo. Lanalisi dei flussi di voto

Un dato che salta agli occhi dei risultati delle elezioni regionali in Molise è il crollo del Movimento 5 stelle. Nella tornata elettorale che ha segnato la vittoria del candidato del centrodestra Francesco Roberti – che ha sconfitto, con il 62,31% dei voti, il sindaco di Campobasso Roberto Gravina (che era sostenuto dall’intero fronte progressista composto da M5s, Pd e Alleanza Verdi-Sinistra) – è il risultato del movimento di Giuseppe Conte a meritare un’analisi approfondita. Rispetto alle elezioni regionali del 2018 – quando il M5s correva in solitaria con il candidato Andrea Greco – i 5 stelle perdono per strada un bagaglio di quasi 36mila voti.

Cinque anni fa il Movimento 5 stelle risultava il partito di gran lunga più votato del Molise, ottenendo 45.886 preferenze, il 31,57%, cioè quasi un elettore su tre. Nelle elezioni di domenica e lunedì, invece, il M5s si ferma solo al 7,09%, ottenendo soli 9.966 voti (sul sito ufficiale della regione Molise mancano ancora 2 sezioni su 393, ma si tratta di meno di mille votanti). Ma dove sono finiti i quasi 36mila elettori del 2018? Una buona fetta ha scelto di non andare a votare. Anche l’affluenza, infatti, è crollata di oltre 4 punti percentuali, dal 52,17% di 5 anni fa al 47,95%: più di 15.600 elettori hanno disertato le urne rispetto al 2018. Tutto qui? No, i conti non tornano. Mancano all’appello oltre 20 mila voti di elettori che nel 2018 hanno espresso la preferenza per il Movimento 5 stelle. Una piccola parte potrebbe essere andata al Partito democratico che guadagna quasi 3.800 voti rispetto alle precedenti regionali (da 13.122 preferenze a 16.910 di lunedì). Ma non solo: l’analisi dei flussi porta al centrodestra, soprattutto al partito di Giorgia Meloni.

Il crollo dell’affluenza non ha scalfito, infatti, i partiti del centrodestra. Anzi, trainata da Fratelli d’Italia, la coalizione migliora di oltre 19 mila voti il risultato del 2018: da 71.677 preferenze di 5 anni fa si passa a 90.870 voti. Nella galassia di partiti e liste civiche c’è un piccolo “ricambio” di voti interno ma è il partito di Giorgia Meloni l’artefice del recupero di consensi, incassando oltre 20 mila voti in più rispetto al 2018 e passando dai 6.461 ai 26.516 dell’ultima tornata elettorale. Fratelli d’Italia conquista così il gradino più alto del podio di queste regionali. La Lega (al 5,99%) perde quasi 3.500 voti a differenza di Forza Italia (che, anche senza Silvio Berlusconi, ne guadagna 3.200). Al di là di Fdi, i movimenti interni al centrodestra si allineano ai risultati del 2018. I flussi pertanto, al netto di altre variabili, mettono in evidenza uno spostamento dei voti dall’ex elettorato molisano del M5s al partito della presidente del Consiglio.

Pochi mesi fa, alle elezioni politiche del 25 settembre, in Molise il Movimento 5 stelle era risultato il partito più votato con il 24,3% (31.441 voti) seguito da Fratelli d’Italia (con 27.632 preferenze, pari al 21,4%) e Partito Democratico (23.444 voti, 18,1%). Ma alle regionali (dove sono presenti più liste e altre logiche rispetto alle nazionali) tutto è cambiato. Al momento nessun commento ufficiale del risultato in Molise è arrivato dal Movimento 5 stelle. Un’analisi sul risultato del campo progressista è arrivata dal deputato Pd Andrea Orlando. In un’intervista al Quotidiano nazionale ha detto che “quella del Molise è una vicenda con caratteristiche proprie. Se c’è una tendenza da registrare – ha aggiunto – è il forte astensionismo che ha caratterizzato anche questo appuntamento elettorale, e che pagano di più il centrosinistra e il M5S che non il centrodestra. Su questo è sicuramente necessaria una riflessione“, ha detto l’ex ministro del Lavoro.

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Alleanza Pd-M5s Orfini: Conte restio a salire sul palco con Schlein in Molise. Se vuole costruire un progetto coi dem deve farlo con convinzione

Quando si sta in coalizione insieme, non bisogna aver timore di esserlo, perché se si combatte insieme per una sfida si può anche salire sullo stesso palco. Questa è la posizione che il Pd ha sempre avuto, mentre mi sembra che il presidente Conte sia stato un po’ più restio in questo senso. Mi permetto di dire che questo atteggiamento non paghi elettoralmente, perché il M5s non sta avendo grandi risultati. Se si vuole partecipare alla costruzione di un progetto alternativo alla destra, lo si deve fare con convinzione, cercando di capire che prima di tutto bisogna opporsi alla destra e non al Pd“. È la frecciata che il deputato del Pd Matteo Orfini, intervistato da Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale, indirizza a Giuseppe Conte e ai 5 Stelle all’indomani del flop del centrosinistra alle elezioni regionali in Molise.

L’ex presidente del Pd si pronuncia poi sullo stato attuale del partito: “L’ho sempre detto in questi anni, quando ci sono stati Zingaretti e Letta: le alleanze sono degli strumenti, non il fine di una battaglia politica. Servono a provare a vincere le elezioni, soprattutto in alcuni sistemi elettorali, però non possono essere l’unico obiettivo di una forza politica. Noi – conclude – dobbiamo ragionare su come rafforzare il Pd, su come ricostruire un progetto che convinca gli elettori a votare per la nostra parte, su come togliere voti al centrodestra. E poi dobbiamo pensare alle alleanze. Invece noi partiamo sempre dalle alleanze. Questo negli anni ha sempre più indebolito il progetto politico del Pd“.

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lunedì 26 giugno 2023

Decreto lavoro alla Camera Cherchi (M5s): Mi viene da pensare alla frase sul portone di Auschwitz. Bagarre in Aula Video

Scontro alla Camera tra la deputata del Movimento 5 stelle, Susanna Cherchi e Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia. Poco dopo l’inizio del suo intervento, durante la discussione generale sul Decreto Lavoro, Cherchi afferma: “Quando leggo ‘Decreto lavoro’ mi viene da pensare alla frase sul portone di Auschwitz, ‘Il lavoro rende liberi’. Una crudeltà mentale…”. Immediatamente interrotta, Cherchi viene richiamata dal vicepresidente Sergio Costa, che dirige i lavori dell’Assemblea, tra le proteste dell’opposizione: “Non nominiamo Auschwitz così, la prego, sennò urtiamo suscettibilità che non è il caso di toccare assolutamente”.

All’opposizione però non basta. Così mentre dai banchi del centrodestra si sente urlare che “è una vergogna”, Cherchi urla e risponde: “Ho detto che mi scuso, non basta?”. “No, non basta”, dice quindi l’onorevole di Fratelli d’Italia, Walter Rizzetto che, poco dopo, prende la parola. “Quanto affermato in quest’Aula è gravissimo e necessita di un’informativa nei confronti del presidente della Camera. È la cosa più grave che ho ascoltato in 11 anni di carriera parlamentare”.

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domenica 25 giugno 2023

Zaia ora vuole candidarsi per la quarta volta: La gente me lo chiede per strada. Ma nel 2018 si vantava del limite dei due mandati in Veneto

Luca Zaia, governatore del Veneto da tre legislature, nel marzo 2018 dava lezioni ai Cinque stelle, che volevano estendere a tutti la loro regola del limite dei due mandati per le cariche elettive. “I grillini? Sono i miei discepoli. Dicono di voler introdurre il limite dei due mandati in Parlamento. Bene, in Veneto lo facciamo già dal 2012, benvenuti! Noi siamo l’unica Regione che ha introdotto il blocco dei mandati a due per presidente, assessori e consiglieri regionali, a valere dal 2015”. Peccato che lui, eletto per la prima volta nel 2010, aveva poi potuto ricandidarsi sia nel 2015 che nel 2020, perché il calcolo andava fatto a partire dal quinquennio successivo a quello dell’entrata in vigore della legge che tanto pomposamente esaltava. Superata la boa di metà terza legislatura, Zaia quelle parole se le dev’essere scordate da un pezzo. Il presidente veneto è infatti diventato il più strenuo ed entusiasta assertore del diritto a ricandidarsi anche per il “terzo mandato”, che per lui sarebbe il quarto. Neanche il suo predecessore Giancarlo Galan, all’epoca di una Forza Italia straripante, era arrivato a tanto, fermandosi a tre legislature (ma solo perché gli accordi tra Berlusconi e la Lega lo avevano dirottato a Roma, lasciando libera la poltrona a Venezia per Zaia).

Ora, a riaprire alla possibilità del terzo mandato per tutti i presidenti di Regione italiani – quindi non solo per lui – è la mossa fatta da un altro governatore leghista, Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia-Giulia. In qualità di presidente della Conferenza delle Regioni, Fedriga ha scritto una lettera al ministro degli Affari regionali, il suo compagno di partito Roberto Calderoli, perorando la causa: “È necessario estendere il limite di mandato per gli organi di vertice degli enti territoriali a tre legislature”. Il tema è stato al centro dell’assemblea dei presidenti regionali, di cui alcuni sono particolarmente interessati al tema. Al secondo mandato, oltre a Fedriga, ci sono infatti Stefano Bonaccini in Emilia Romagna, Vincenzo De Luca in Campania, Michele Emiliano in Puglia e Giovanni Toti in Liguria. La proposta era già stata inserita come emendamento all’ultima legge di bilancio, ma non aveva avuto seguito. Se passasse, si tratterebbe di vedere da quando ripartirebbe il calcolo dei tre mandati: il rischio è che si sommino a quelli già svolti, allungando a dismisura il tempo del potere.

Zaia è stato lestissimo nel dimostrare il più completo entusiasmo. “Mi capita quotidianamente che qualcuno mi fermi per strada e mi chieda perché i presidenti non possano ripresentarsi”, ha detto. In realtà nei mesi scorsi, quando l’eventualità era stata riproposta, il governatore si era dimostrato tiepido, forse intuendo che i tempi non fossero maturi per sbilanciarsi troppo. Ora invece rompe i freni e avanza una sorta di diritto di prelazione che lo incoronerebbe per un ventennio a capo del Veneto: “A prescindere dalla mia posizione ho sempre sostenuto che sia strano che le uniche cariche che hanno limite di mandato siano i sindaci e i presidenti di Regione, le altre non ne hanno. Sento giustificazioni che rasentano il ridicolo, come chi dice che si potrebbero creare centri di potere”. Poi strizza l’occhio al popolo veneto, che nel 2020 gli ha tributato il 77% dei consensi. “I cittadini sanno benissimo chi scegliere, dire che bisogna mettere un blocco altrimenti si crea una cupola, significa dare degli idioti ai cittadini”.

Ma a non dimenticare quello che Zaia diceva in passato sono gli esponenti M5s. La consigliera regionale Erika Baldin: “Nel 2018 diceva: “I grillini? Sono i miei discepoli”. Ma oggi, cinque anni dopo, il Movimento 5 stelle resta l’unico partito ad applicare il limite dei due mandati, mentre Zaia si smentisce clamorosamente. Anche perché il limite dei due mandati per i consiglieri regionali è stato abolito dal Consiglio regionale veneto ancora prima di essere applicato. Un voltafaccia bello e buono, che si spiega soltanto perché Zaia ora vede come sua unica prospettiva politica il quarto mandato in Regione”. Poi fa una riflessione sul sistema modellato dal “Doge”: “Questo ha molto a che fare con la qualità della democrazia nel nostro Veneto. Vent’anni con lo stesso presidente sarebbero un’anomalia assoluta”.

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giovedì 22 giugno 2023

La proposta di Grillo è sensata e pericolosa: ecco cosa manca al discorso del passamontagna

Beppe Grillo un po’ scherzava, un po’ esagerava, un po’ si esasperava. Evocare contro di lui gli anni di piombo, il terrorismo e i cattivi maestri è fuori da qualsiasi misura che non sia quella del battibecco politicante.

Più interessante ascoltare e entrare nel merito. Nel contesto di una manifestazione del M5S in difesa del lavoro e contro la precarietà, dove non è mancata la riproposizione di ricette del passato, Grillo ha tratteggiato un futuro con tratti distopici, ma con qualche aggancio alla realtà: un’enorme quantità di posti di lavoro che potranno essere bruciati dall’intelligenza artificiale, alimentata da dati personali di grande valore economico che ciascuno di noi cede gratuitamente, in un mondo sempre più automatizzato. Non è mancata, da parte sua, la proposta. Oltre a un sistema di sovranità individuale sui dati personali, con eventuale possibilità di monetizzazione e un’azione congiunta contro i paradisi fiscali, al centro dell’intervento è stato il reddito di cittadinanza universale incondizionato, inteso come la battaglia delle battaglie (meritevole di passamontagna veri o virtuali) di fronte all’affermarsi dell’intelligenza artificiale.

Nella proposta di Beppe Grillo c’è una logica forte, condivisa anche da molti dalle parti di Silicon Valley: se non si vuole o può frenare la crescita esponenziale dei profitti della piattaforme digitali – che si moltiplicano a spese non solo dei salari dei lavoratori, ma anche dei profitti degli imprenditori della vecchia economia – l’unica strada è quella di una colossale redistribuzione sociale di parte di quei profitti.

È una proposta sensata, e al tempo stesso pericolosa.

Ha senso intervenire per riequilibrare uno scompenso economico troppo veloce per poter essere assorbito in tempo con la creazione di altri tipi di posti di lavoro o di benessere diffuso. In parte accadrà, ma è probabile che gli esclusi saranno più dei nuovi inclusi e, in ogni caso, se non dovesse accadere sarebbe poi troppo tardi per gestire le conseguenze e non essere travolti da una rabbia sociale che è già affiorata.

È però anche una proposta pericolosa, perché può portarci a una società divisa ancora più nettamente in due: non più “padroni e proletari”, o semplicemente “ricchi” e “poveri”, ma “produttori” e “assistiti”. Il fatto che alcuni dalle parti di big tech siano a favore del reddito di cittadinanza può essere interpretato come un segnale della preparazione di una resa, dove i vincitori (della globalizzazione, della digitalizzazione,…) comprano la pace sociale distribuendo risorse a un popolo maggioritariamente composto da sconfitti, rimasti ai margini, molti perché poco istruiti, ma anche molti con una laurea in tasca.

Ecco perché al “discorso del passamontagna” manca qualcosa.

Kai Fu Lee, ex capo di Google in China, indicò qualche anno fa una via alternativa, nel libro A.I. Superpowers: China, Silicon Valley and the new world order. Partendo dalla propria esperienza personale di salute – una diagnosi per tumore – Kai Fu Lee distingue chiaramente le competenze “dure”, quelle legate alla scienza e all’analisi di un’immensa mole di dati, e le competenze più umane, relazionali, fondate sull’empatia. Per il primo aspetto, l’intelligenza artificiale è pronta a dominare – già accade – sia in fase di diagnosi che di cure personalizzate. Per il secondo aspetto, la relazione umana di medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi e psichiatri, invece, rimarrà insostituibile.

Kai Fu Lee usa queste considerazioni come base di una proposta politica: valorizzare economicamente quei lavori e settori relazionali (benessere fisico e mentale, formazione, assistenza) che non saranno facilmente sostituibili dall’intelligenza artificiale; investire nella formazione permanente dei loro addetti e alzare i loro stipendi, stabilire nuove e più ambiziose soglie di servizi pubblici garantiti (formazione, conoscenza, benessere) e livelli essenziali di assistenza.

Si potrebbe obiettare che la proposta di Kai Fu Lee è sospetta di dirigismo. Ma sussidiare in modo pieno e incondizionato una parte consistente della popolazione non lo è di meno, anzi! In realtà, le due piste vanno percorse contemporaneamente, con modalità il più possibile rispettose delle dinamiche dell’economia di mercato, basate sul riconoscimento della competenza e persino del “merito”, ma dove il merito consiste anche nella soddisfazione dell’utente cittadino, non solo nella capacità di attirare profitto e dividendi azionari.

Rimane poi da porre un problema di metodo e di democrazia. Se il passamontagna era una boutade, e se il movimento dell’uno vale uno era forse un’altra boutade concretizzatasi in un partito dalla forma non dissimile agli altri, cosa resta alla fine di tutte queste boutade?

Forse è tempo – non necessariamente per Beppe Grillo, o comunque non solo per lui – di passare dalle parole ai fatti, e non su brigate e passamontagna, ma sulla promessa decennale mai attuata della “democrazia diretta”. L’espressione non è il massimo, perché la democrazia è democrazia, e perché semmai sarebbe meglio parlare di “democrazia deliberativa” o “democrazia partecipativa”, a meno che qualcuno non intenda soppiantare le istituzioni rappresentative, che invece vanno supportate e rivitalizzate attraverso il ricorso a strumenti innovativi ed efficaci di coinvolgimento popolare.

Gli strumenti possibili sono tanti, dalle assemblee civiche estratte a sorte ai referendum popolari, e in generale con l’utilizzo della rivoluzione digitale per la rivoluzione democratica, creando i big data della partecipazione e l’intelligenza artificiale al servizio del cittadino. L’importante è non esagerare, non tanto con le boutade, ma con la rassegnazione e il pessimismo. Anche perché – come ricordava Umberto Eco – da “apocalittici” a “integrati” il passo è breve. E allora: meno apocalittismo, più democrazia.

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Conte a La7: Considero quasi naturale il dialogo del M5s col Pd. Ma resta una differenza grande rilevante e centrale su invio armi in Ucraina

L’alleanza in Molise col Pd non è un’eccezione, quando ci sono presupposti a livello territoriale per un progetto politico insieme noi ci siamo. Io considero il dialogo col Pd quasi naturale, poi su alcune realtà locali riusciamo a convergere, in altri casi non riusciamo a creare queste premesse”. Sono le parole pronunciate a L’aria che tira (La7) dal leader del M55s, Giuseppe Conte, in collegamento da Agnone (Isernia), dove è impegnato insieme alla segretaria del Pd Elly Schlein nella campagna elettorale per le regionali in Molise.

Accanto a Conte, c’è anche Roberto Gravina, candidato della coalizione di centrosinistra (o meglio, ‘campo progressista’, come ci tiene a sottolineare il leader del M5s per marcare le distanze con Italia Viva, che invece sostiene il centrodestra).
“Abbiamo trovato un brillante interprete – spiega Conte in riferimento a Gravina – è una persona seria e competente, con esperienza. Quindi, abbiamo facilmente potuto convergere su di lui”.

Resta però il grande nodo: la posizione diversa tra Pd e M5s sull’invio di armi in Ucraina. “Il Pd – osserva Conte – ha maturato sin dall’inizio una posizione diversa dalla nostra. E noi l’abbiamo criticata perché per noi questa strategia militare non può che portare all’escalation senza una via d’uscita. Non posso nasconderlo: su questo la differenza è grande, rilevante e centrale, perché qui non si parla solo del conflitto russo-ucraino, ma anche degli scenari geopolitici per i decenni a venire, della nostra politica estera e delle ricadute che tutto questo ha sul nostro sistema economico-sociale”.

Conte conclude: “Questa differenza tra noi e Pd non si può trascurare. Tuttavia, esistono temi su cui possiamo assolutamente convergere. Posso anticipare che sul salario minimo, nostra battaglia storica, finalmente stiamo raggiungendo una convergenza col Pd. Convergenza che era impensabile nei due governi che ho presieduto”.

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Foti (FdI) contro il M5S per aver negato la diretta Tv della commemorazione per Berlusconi: Odio ad personam. Opposizione selvaggia

Tomasso Foti prima cita il discorso di Berlusconi all’insediamento del governo Prodi, che dichiarava il proprio no a una opposizione selvaggia e distruttiva. Una citazione in contrapposizione alla valutazione sull’opposizione di oggi: “Dividersi sulla diretta televisiva e negarla significa solo che sono passati tanti anni ma l‘odio ad personam continua” E continua: “Vi è anche una differenza tra la commemorazione, la riflessione e la fustigazione. Noi abbiamo soltanto chiesto oggi di poter dire quello che pensavamo politicamente della vicenda umana, politica, imprenditoriale di Silvio Berlusconi. Si può essere avversari, si può essere anche nemici, ma quando uno vince nello sport, vince nel mondo in cui si misura dell’industria vince e perde in politica e comunque non si arrende, merita comunque di essere apprezzato per la volontà di combattente che ha dimostrato in tutta la sua vita”.

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mercoledì 21 giugno 2023

Camera non ci sarà la diretta tv per la commemorazione di Berlusconi: il M5s ha votato contro

Niente diretta tv per la commemorazione di Silvio Berlusconi prevista domani in Aula, alla Camera, alle 10.30. Decisivo il ‘no’ del Movimento cinque stelle. E’ quanto emerso dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio tenutasi oggi. Tutti i partiti, raccontano fonti parlamentari, erano pronti a dare l’ok alla diretta ma in questi casi serve l’unanimità.

Anche alla Camera dei Deputati, così come è stato per il Senato, il M5s parteciperà in silenzio alla commemorazione presenziando però dai banchi dell’opposizione per rispetto nei confronti della famiglia e della comunità politica. Non sarà presente il leader del Movimento, Giuseppe Conte, impegnato oggi e per tutta la giornata di domani, in un tour in Molise a sostegno del candidato del centro sinistra alle regionali, Roberto Gravina.

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Brigate di cittadinanza allopera!: nuovo post di Grillo sui social (con foto in passamontagna)

“Le prime #brigatedicittadinanza all’opera! Brigata giardini, Brigata marciapiedi, Brigata siepi, grazie!”. Beppe Grillo insiste e posta su Facebook altre cinque fotografie che riprendono la sua discussa provocazione lanciata sabato scorso dal palco della manifestazione contro il precariato del Movimento 5 stelle a Roma, quando aveva invitato gli attivisti a a formare “brigate di cittadinanza“ e mettersi il “passamontagna” per andare “di nascosto a fare i lavoretti, sistemare marciapiedi, aiuole, tombini” (video). Nelle immagini si vedono cinque uomini in passamontagna che, “armati” di rastrello, forbici e cazzuola, ripuliscono spiagge e marciapiedi, tagliano via erbacce e tappano buche.

La gag di Grillo era stata seguita da una serie di reazioni “pavloviane” da parte di politici e giornali di destra (e non solo), che lo avevano accusato di “istigare alla violenza” e “rievocare lessicalmente organizzazioni eversive”, cioè le Brigate rosse. E dalla minoranza dem qualcuno ne aveva approfittato per mettere in difficoltà la segretaria Elly Schlein, che aveva partecipato all’inizio del corteo. Per tutta risposta, il giorno successivo il comico aveva postato su Instagram una sua foto in giacca militare e cappello mimetico, maglietta del Movimento 5 stelle, passamontagna, occhiali da sole e un cartello in mano: “Brigata di cittadinanza, reparto d’assalto”.

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M5s Conte resuscita Italia a 5 Stelle: la festa nazionale per rafforzare i territori (in attesa delle Europee)

Torna Italia a 5 Stelle, la “festa” del Movimento. Sospeso negli anni del Covid, il tradizionale raduno nazionale del M5S tornerà in scena in una data da definire tra settembre e ottobre, quattro anni dopo l’ultima edizione tenutasi a Napoli. Nell’ottobre 2019, fu l’allora leader Luigi Di Maio a volere che l’appuntamento si svolgesse nella sua regione. E fu proprio da Napoli che Beppe Grillo “strigliò” eletti e attivisti sulla necessità di stare al governo con il Pd, nell’allora neonato governo giallorosso. Sembra passata un’era geologica, da quel palco. Ma ora Conte ha chiesto ai suoi di riorganizzare la festa, con l’obiettivo di rafforzare lo spirito identitario degli attivisti e attrarre nuovi iscritti, accompagnando così la (faticosa) riorganizzazione sui territori. “Un processo che richiederà degli anni” ha spiegato ai suoi l’ex premier.

Nell’attesa, ecco Italia a Stelle, al cui progetto sta già lavorando l’ex sottosegretario Gianluca Castaldi, veterano abruzzese. Non a caso la meta più probabile per la festa ad oggi è l’Abruzzo, dove il prossimo anno si voterà per la Regione. Ma è tutto ancora da stabilire. Compresa la durata dell’evento (due o tre giorni) e la sua tempistica. In diversi spingono per tenere il raduno il 4 ottobre, anniversario della nascita del Movimento. Ma l’ipotesi di anticipare tutto a settembre non è assolutamente da scartare. Nei prossimi giorni, spiegano diverse fonti, si entrerà nel vivo del lavoro preparatorio. “Il tempo è pochissimo” ammettono. E Conte, dopo il buon esito del corteo di sabato scorso a Roma, ha fretta di un nuovo bagno di folla. Perché le elezioni Europee del prossimo anno sono già un suo chiodo fisso.

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Conte a La7: Schlein al corteo M5s? Prima tappa importante di un percorso col Pd che però va costruito giorno per giorno

Per battere queste destre va costruita, definita e comunicata una visione alternativa giorno per giorno. Non è che se io ed Elly Schlein ci chiudiamo in una stanza, battiamo la Meloni. La manifestazione del M5s di sabato è stato un primo passaggio importante di un percorso col Pd, perché ha dato un messaggio politico forte con cui abbiamo definito qual è la visione del paese e dove vogliamo puntare i riflettori”. Così, a Otto e mezzo (La7), il leader del M5s Giuseppe Conte risponde alla conduttrice della trasmissione, Lilli Gruber, che lo incalza sui motivi per cui l’alleanza tra 5 Stelle e Pd è ancora in alto mare.

“Schlein ha teso la mando al M5s? – continua – Io tendo la mano a Schlein al punto che sapevo che sarebbe venuta a salutarci all’inizio della manifestazione. Ma è stata attaccata perché evidentemente all’interno del Pd c’è una forte componente che ha ancora atteggiamenti non dialoganti con noi. Devono chiarirsi al loro interno. Alleanza col Pd ora? Ma se già Elly Schlein ha subito attacchi all’interno del Pd per essere venuta a salutarci all’inizio della nostra manifestazione, figuratevi cosa succederebbe se ci fosse un accordo organico ora. Si scatenerebbe l’inferno“.

“Ma parteciperà alle manifestazioni prossime del Pd, ad esempio sull’autonomia differenziata?”, chiede Gruber.
Sì, noi ci siamo – risponde Conte – Se il Pd mi invita e fa delle battaglie che noi condividiamo, certo che partecipo alla manifestazione a nome del M5s. Spero però di non provocare le reazioni che sono esplose sabato e quindi di non mettere in difficoltà Elly Schlein all’interno del suo partito. Siamo in questa situazione. Io sarò in Molise e non terrò un comizio con Schlein, anche se c’è piena convergenza nel sostenere questo progetto politico. Non credo che se parlassimo insieme sul palco, saremmo risolutivi per le sorti della politica, anche molisana”.

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Botta e risposta tra Conte e Gruber. Invece di discutere su Grillo perché non parla dei precari?. Lha chiesto anche alla Rai?

“Le polemiche sulla battuta di Grillo alla manifestazione del M5s contro il precariato? Do una mia versione personale. Tutte le redazioni dei giornali erano pronte col titolo “Flop del M5s”. E invece si ritrovano 20mila persone in piazza di sabato. Un successo pazzesco. Quindi, quei giornali hanno dovuto cambiare assolutamente titolo e hanno afferrato quella frase di Grillo, che peraltro è una vecchia battuta che dice da ottobre nei suoi spettacoli”. Sono le parole del leader del M5s, Giuseppe Conte, che, ospite di Otto e mezzo (La7), si rende protagonista di un serrato botta e risposta con la conduttrice, Lilli Gruber, e col giornalista del Corriere della Sera, Aldo Cazzullo.

Conte spiega: “Oggi ormai, col governo Meloni che ha smontato i presidi anticorruzione e i presidi di legalità, il malaffare dilagherà davanti ai nostri occhi senza passamontagna. E allora il paradosso di Grillo è: signori, per fare lavori socialmente utili, qui ormai bisogna coprirsi ed essere clandestini, visto che un signore si è riparato da solo una buca in strada e ha avuto una multa di 800 euro. È un mondo a rovescio. E su questo ci hanno giocato”.
Cazzullo replica che la parola ‘brigate’ era inopportuna perché evocava le Brigate Rosse, anche se puntualizza che non era nelle intenzioni di Grillo fare un riferimento alla lotta armata. A sorpresa, è Lilli Gruber a dissentire: “Ma quella parola non è legata solo alle Br”.
Le fa eco il leader del M5s: “Ci sono state anche le brigate partigiane. Allora Pasolini che ha scritto ‘Scritti corsari’ voleva incitare tutti ad assaltare le navi? Queste polemiche sono di una strumentalità pazzesca. Si è voluto coprire il successo della manifestazione del M5s. Diciamolo”.
“Lei è affetto un po’ da vittimismo-complottite“, commenta Lilli Gruber.
“No – risponde Conte – Un po’ inizio a conoscere il sistema mediatico”.

Gruber osserva poi che Beppe Grillo, benché esaltato da Conte per le sue doti comunicative, non ha fatto bene al M5s con la sua battuta. Conte ribatte: “Le posso fare una domanda? Perché lei non dà un contributo? Anziché parlare di Grillo, perché non parla di Sara, di Carlotta, dei precari e di tutte quelle fasce sociali che vivono nel disagio?”.
Inizialmente spiazzata, la giornalista replica: “Non siamo noi ad aver portato Grillo sul palco”.
Conte ribadisce: “Ma se riconosciamo che su Grillo c’è stata una strumentalizzazione, perché non la superiamo? Soprattutto voi, che avete le possibilità e le facoltà nei vostri ambiti di comunicazione: date un contributo per parlare di questo problema”.
“Credo che siamo abbastanza seri come giornalisti”, risponde Gruber.
“Proprio perché siete serissimi mi rivolgo a voi – rilancia Conte – Diamo un contributo a raccontare quello che è stato uno spazio alternativo, dove hanno parlato persone che vivono quotidianamente nel disagio e nella precarietà, che questo governo non guarda”.
Ha chiesto anche alla Rai questo? – chiede Gruber – o alla Meloni quando ha fatto le nomine?”.
“Lo dico adesso qui – risponde Conte – Lancio la mia richiesta qui e lo dico alla Rai e a tutto il sistema comunicativo“.

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martedì 20 giugno 2023

Fatti uno shampoo mentale sei del partito del passamontagna. A Tagadà Casasco (Fi) sbotta con Pirondini (M5s) su Berlusconi

Bagarre a Tagadà (La7) tra il senatore del M5s Luca Pirondini e il deputato di Forza Italia Maurizio Casasco sulla commemorazione di Silvio Berlusconi al Senato.
Pirondini stigmatizza la narrazione celebrativa dell’ex Cavaliere: “Tutto questo ci trova davvero sgomenti. Non si può dimenticare tutta una parte della storia di Berlusconi, che io francamente trovo insopportabile”.
Il parlamentare pentastellato cita Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri, mentre Casasco, visibilmente contrariato, scuote la testa per poi protestare senza freni: “Io non posso accettare di sentire queste cose. È inaccettabile, lei si deve vergognare“.

“Accetti ciò che hanno detto i giudici – ribatte Pirondini – sto citando sentenze. E un paese che proclama il lutto nazionale per Berlusconi e non lo ha fatto per Falcone e Borsellino è un paese che ha gravi problemi”.
Casasco ripete più volte che le parole di Pirondini sono “inaccettabili” e “vergognose” e quando il botta e risposta si arroventa, esplode definitivamente: “Lei si deve vergognare di andare in giro. Lei è quello del partito che vuole il passamontagna. Lei si deve vergognare. Stasera si guardi allo specchio e si vergogni. Si faccia uno shampoo mentale, anzi cerebrale“.
Il deputato berlusconiano verrà redarguito da uno dei conduttori, Alessio Orsinghjer, che lo inviterà a calmarsi.

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Fassina: Bene asse Schlein-Conte su lavoro auspico lo stesso su invio armi in Ucraina. Polemiche su Grillo? Molto strumentali

“Le polemiche per la battuta di Beppe Grillo? Francamente le ho trovate molto strumentali, perché quelle parole sono state completamente decontestualizzate e nulla avevano a che vedere con la violenza evocata dai critici. Chiunque fosse stato in piazza, e io c’ero, o avesse guardato il video integrale del suo intervento avrebbe capito chiaramente che Grillo si riferiva alle attività di volontariato civico. Chi ha scatenato le polemiche ha voluto solo strumentalizzare e ha colto l’occasione per portare avanti un disegno che preesiste“. Così, ai microfoni di Radio Radicale, Stefano Fassina, ex deputato di LeU e promotore del Polo Progressista, commenta la ridda di polemiche scatenatesi per la manifestazione dei 5 Stelle contro la precarietà, per le parole di Beppe Grillo e per la presenza della segretaria del Pd Elly Schlein.

Fassina descrive la piazza di sabato scorso a Roma: “È stata una manifestazione molto partecipata, soprattutto da persone che solitamente non scendono in piazza. E questo è un valore aggiunto. Sul piano politico è stata importante la partecipazione di Elly Schlein e di altre figure di primo piano della sinistra, perché sul welfare e sul lavoro mi pare che ci siano grandissime convergenze nell’area progressista, che comprende Sinistra Italiana, Verdi, M5s e Pd. Quindi, supererei queste strumentalizzazioni seguite alla manifestazione, guardando avanti e soprattutto alle convergenze che ci sono a sinistra. Non solo sul lavoro e sul welfare, ma anche sulla politica internazionale – spiega – Noi come Polo Progressista abbiamo fatto un’assemblea nazionale a cui ha partecipato anche Giuseppe Conte. Uno dei punti che abbiamo posto riguarda il nostro posizionamento rispetto alla vicenda ucraina. C’è una chiara divisione sull’invio delle armi a Kiev. Dopo l’ultimo voto al Parlamento europeo, con l’astensione del M5s e della maggioranza della delegazione del Pd sulla risoluzione per l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, si potrebbe definire una posizione comune per garantire la sicurezza militare dell’Ucraina senza ingresso nella Nato“.

L’economista si sofferma poi sulle rivolte all’interno del Pd a seguito della partecipazione di Elly Schlein alla manifestazione del M5s: “Alessio D’Amato la lasciato l’assemblea nazionale del Pd? Preferisco non commentare, nel senso che ho trovato la sua reazione assolutamente strumentale che qualifica il personaggio per quello che è“.

Poi un’analisi della situazione attuale nel Pd: “È sulla via del riassestamento. Vorrei chiedere a quella parte del Pd che ha criticato la presenza di Elly Schlein alla manifestazione come pensano di competere con la destra e se ancora pensano di arrivare al 40% da soli oppure prendono atto che è necessario costruire una interlocuzione credibile. Vedo davvero tanta impoliticità nelle reazioni interne al Pd. Se continuano così, il Pd verrà asfaltato come è successo con Letta alle scorse elezioni politiche. Non è poi vero – conclude – che alle primarie è stata votata da elettori dei 5 Stelle, ma, secondo i dati di istituti seri, tra i non iscritti i voti per la Schlein sono arrivati soprattutto da Sinistra Italiana, dai Verdi e da +Europa. Un consiglio ai miei ex compagni del Pd? Cerchino di guardare le questioni di fondo e prendano atto che la sinistra, e non solo quella italiana, è fuori fase a livello storico. Il Pd deve connettersi con la fase storica nella quale siamo“.

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Berlusconi la beatificazione prosegue al Senato. Il falso di La Russa: Le accuse più gravi cadute nel nulla. M5s partecipa senza intervenire

Quando Silvio Berlusconi decide di scendere in campo, “accanto ai grandi successi e cambiamenti che impone alla politica, si crea un problema che lui denunzia come persecuzione, che è un problema non solo giudiziario ma a suo avviso anche mediatico, che durerà parecchi anni. Non si è mai sottolineato, però, che un giudice a Berlino Berlusconi lo troverà sempre, se è vero che tutte le accuse più gravi – tranne una, quella per cui è stato condannato – cadranno nel nulla“. Il presidente del Senato Ignazio La Russa inaugura con un falso storico la commemorazione del fondatore di Forza Italia, deceduto il 12 giugno scorso a 86 anni, nell’Aula di palazzo Madama (diretta video). Come sa chiunque conosca un minimo la sua vicenda giudiziaria, infatti, in buona parte dei 36 procedimenti penali a cui è stato sottoposto nel corso della sua vita, l’uomo di Arcore l’ha fatta franca grazie a cavilli, prescrizioni o depenalizzazioni ad personam, mentre i fatti oggetto di contestazione sono stati pienamente accertati. È il caso, tra gli altri, dei processi per falso in bilancio (All Iberian 2 e Sme), del processo Mills per corruzione in atti giudiziari e del processo Ruby ter.

Il M5s partecipa ma non interviene – Anche i senatori del Movimento 5 stelle hanno preso parte alla cerimonia, ma hanno scelto di non intervenire, spiegando le ragioni in una nota (in un primo momento era previsto l’intervento dell’ex ministro Stefano Patuanelli). “Il Movimento 5 Stelle parteciperà in silenzio alla commemorazione di Silvio Berlusconi che si terrà oggi al Senato della Repubblica. Per rispetto nei confronti della famiglia e della comunità politica che ha perso il suo leader, i parlamentari del Movimento 5 Stelle siederanno sui banchi dell’opposizione. Allo stesso tempo però, senza alcuna forma di ipocrisia, e in linea con i nostri valori e la nostra storia, nessuno dei parlamentari prenderà la parola. Abbiamo già nei giorni scorsi espresso la nostra opinione rispetto alla storia politica di Berlusconi e su questo non abbiamo cambiato idea”, si legge nel comunicato. “Come Movimento 5 Stelle abbiamo scelto di non partecipare a questa che certamente sarà l’ennesima beatificazione di un uomo che ha piegato tutto a proprio vantaggio e utilizzo, dalla giustizia, all’informazione, dalle istituzioni, ai corpi delle donne”, scrive su Facebook la vicecapogruppo Alessandra Maiorino.

La Russa: “Mettiamo nell’angolo gli odiatori impenitenti” – Sullo scranno che fu dell’ex premier, nell’emiciclo, a ricordarlo c’è un maxi fascio di rose bianche. Nei banchi del governo i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi degli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli. “Si può dire che Berlusconi sia stato spesso colpito ma mai affondato. Chi ne ha apprezzato, come me, i molti pregi conserva un ricordo in cui le luci sovrastano di gran lunga le ombre. Ci lascia il rimpianto di non averlo accanto in un momento in cui l’Italia avrebbe ancora bisogno di lui, dei suoi consigli e del suo sorriso ammaliante“, dice La Russa dallo scranno più alto . E sembra attaccare i 5 stelle: “Berlusconi non c’è più o forse in qualche modo c’è più di prima. Mettiamo nell’angolo gli odiatori impenitenti ed emerge il giudizio sull’unicità dell’uomo. Mi consola il generale rispetto – con poche e non lodevoli eccezioni – che ha accompagnato la sua dipartita, anche da parte di chi non ha condiviso o non condivide le sue opinioni politiche. Rivolgiamo sentite condoglianze ai suoi familiari, ai tanti che gli sono stati vicino, alle persone che lo hanno accompagnato affettuosamente negli ultimi anni e in tutta la sua vita. Vi prego di osservare qualche secondo di silenzio in sua memoria”, conclude, seguito da un lungo applauso di quasi tutta l’Aula.

“Aveva un dono raro, quello di infondere coraggio nelle persone. La sua leadership ha lasciato un’impronta duratura. Ha davvero cambiato l’Italia. Per noi che siamo stati al suo fianco, per quella stragrande maggioranza del popolo italiano che ha riposto in lui fiducia, per questa comunità che oggi è orfana, Berlusconi resterà una luce“, ha detto nel suo intervento la capogruppo di Forza Italia Licia Ronzulli, berlusconiana di ferro. “Aveva sempre il sole in tasca. Odio e invidia non sapeva dove stessero di casa. Vittima di decisioni ingiuste, in questo Senato è tornato da vincitore, con l’orgoglio di chi non si è fatto piegare. La sua mancanza è un vuoto difficile da colmare ma i suoi insegnamenti resteranno un faro. Grazie presidente. Il suo spirito continuerà a vivere nei nostri cuori. Per me camminare al suo fianco, caro dottore, apprendere dalla sua saggezza, imparare a ridere degli insulti, è stato un privilegio assoluto di cui sarò infinitamente grata alla vita”, ha aggiunto, mostrandosi commossa. In tribuna, in rappresentanza della famiglia, era presente Gianni Letta, storico consigliere e sottosegretario dell’ex premier nei suoi anni a palazzo Chigi. Salutato da La Russa, ha risposto all’appluso dell’Aula con le mani giunte.

Tra i (pochi) interventi fuori dal coro delle lodi, degno di nota è stato quello della senatrice Julia Unterberger, parlamentare del Südtiroler Volkspartei e presidente del gruppo Per le Autonomie: “Silvio Berlusconi è stato senza dubbio uno dei protagonisti della vita politica di questo Paese. Oggi siamo qui per commemorarlo, però non siamo in un luogo di culto, siamo in Parlamento, il che impone di deviare dal de mortuis nihil nisi bonum (“dei morti nulla se non il bene”, ndr) per esprimere sincere considerazioni politiche. Devo ammettere che nel mondo tedesco non è facilmente comprensibile che una figura come Berlusconi sia riuscita per quattro volte a fare il presidente del Consiglio. Nella nostra concezione, il privilegio di guidare un Paese si accompagna alla necessità assoluta di affrancarsi dai propri interessi economici per perseguire solo il bene pubblico: cosa che di Berlusconi, con tutta la buona volontà, non si può dire. Ai politici di alto livello si chiede di essere un modello nel rispetto delle regole: Berlusconi non lo era. Diceva di sè di essere un liberale, ma temo che questo per lui significasse soprattutto non attenersi alle regole. Perché c’era ben poco di liberale nelle sue politiche sui diritti civili e su una politica economica basata sul protezionismo di certe categorie. Tant’è vero che nessuno ricorda una grande riforma nata nei suoi anni di governo”. L’intervento di Unterberger è stato interrotto più volte dalle contestazioni provenienti dai banchi del centrodestra.

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Il Consiglio regionale della Lombardia ricorda Berlusconi il M5s abbandona lAula in segno di protesta: Basta strumentalizzare

Tutti in piedi per Silvio Berlusconi, ma i consiglieri del Movimento 5 stelle disertano l’Aula. Il Consiglio regionale della Lombardia ha voluto commemorare l’ex presidente del Consiglio, morto lo scorso 12 giugno, nella seduta di oggi. Il presidente Federico Romani ha iniziato il proprio discorso con la celebre frase della discesa in campo del ’94 (“l’Italia è il Paese che amo”) e a quel punto, come si vede nel video, i tre consiglieri del M5s (Nicola Di Marco, Paola Pollini e Paola Pizzighini) hanno abbandonato l’Aula. Dopo Romani, che ha definito Berlusconi “carismatico, pieno di energia e di talenti, è stato il grande mattatore della società e della politica italiana”, ha preso la parola il capogruppo di Forza Italia, Fabrizio Figini, poi Attilio Fontana, secondo cui Berlusconi era “un grande lombardo, interprete dei valori della nostra gente, capace di incarnare la perfetta sintesi fra volontà e spirito pragmatico”. In piedi, a commemorare Berlusconi, anche i consiglieri d’opposizione. Unico assente tra il Pd è stato Paolo Romano, che già nei giorni scorsi aveva espresso contrarietà al lutto nazionale.

“Non avevamo alcuna intenzione di essere spettatori dell’ennesimo tentativo di strumentalizzazione – ha dichiarato Di Marco del M5s – Ieri hanno abusato del loro potere politico con l’intitolazione del Belvedere di Palazzo Pirelli, che di fatto piega i luoghi delle istituzioni a un inaccettabile tentativo di riscrivere la storia politica di questo Paese. Oggi continuano ad abusare sia del tempo dei cittadini, che da questa Giunta si aspettano leggi e provvedimenti, non commemorazioni, sia della figura stessa di Berlusconi. La scorsa settimana la comunità del M5s ha immediatamente manifestato il proprio cordoglio, questo affanno nel dover dedicargli qualcosa pare il tentativo di imbiancare le crepe, che anche ieri sono emerse in maniera palese all’interno di questa maggioranza”. Oggi, tra le altre cose, i tre consiglieri del gruppo Lombardia Ideale (Letizia Moratti) presentano un ordine del giorno per intitolare a Silvio Berlusconi l’aeroporto di Malpensa.

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Boccia a La7: DAmato lascia assemblea Pd per le parole di Grillo? Ingrato e ingeneroso quella battuta era una chiara iperbole

Alessio D’Amato dovrebbe essere grato alla comunità del Pd che lo ha accolto, perché è iscritto da poco tempo e ha una storia che è partita da Cossutta e non so dove arriverà. L’aver definito un errore politico la partecipazione di Elly Schlein alla manifestazione del M5s contro la precarietà sono parole ingenerose“. È il commento che a Otto e mezzo (La7) il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, fa della decisione del consigliere regionale dem, Alessio D’Amato di dimettersi dall’assemblea nazionale del Pd in polemica con Elly Schlein per la sua partecipazione all’evento organizzato dai 5 Stelle a Roma, e con la battuta di Beppe Grillo sulle ‘brigate di cittadinanza’.

“Ad Amato – continua Boccia – è stata data anche tanta fiducia per essere stato scelto come candidato alla presidenza della Regione Lazio, ma non è andata bene. A me dispiace, perché è stato un ottimo assessore regionale alla Sanità grazie alla regia di un grande presidente come Nicola Zingaretti. Elly Schlein è andata a dare il suo sostegno a una manifestazione incentrata sul lavoro e sulla precarietà e sarà in tutte le piazze italiane in cui si discuterà di questi temi. Se quella manifestazione fosse stata organizzata da Calenda o da Renzi o da Bonelli o da Fratoianni, Elly Schlein ci sarebbe andata”.

E aggiunge provocatoriamente con riferimento ai leader di Azione e di Italia Viva: “Il problema è che all’opposizione ci sono partiti che, quando la destra dice di voler aumentare i lavori a cottimo o portare i voucher in agricoltura a 10mila euro, applaudono la Meloni, cioè applaudono il lavoro a cottimo. Vorrei dire ad Alessio D’Amato – conclude – di continuare a lottare per i più poveri e i più bisognosi. Grillo resta un comico che si diverte a fare politica e la sua era un’iperbole. Io non ho mai visto briganti che si occupano di giardini e di aiuole”.

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lunedì 19 giugno 2023

Schlein in piazza col M5s? Altro che critiche: così si lavora al bene comune

Nel panorama politico italiano, è innegabile che il Partito Democratico abbia realizzato le politiche più progressiste della sua storia antica e recente quando è stato alleato con il Movimento 5 Stelle. Questo è un dato di fatto che può essere osservato sia nelle decisioni prese durante il governo di coalizione tra i due partiti, sia in Regione Lazio, dove abbiamo governato insieme per due anni, sia in Puglia, dove attualmente governiamo.

La difesa del Reddito di Cittadinanza (anche se introdotto durante il governo con la stessa Lega che adesso invece lo ha abolito), la rete di protezione sociale della gestione del Covid, le politiche ambientali, l’individuazione degli assi strategici della transizione ecologica e trasformazione digitale introdotti nella politica nazionale e regionale e portati in Europa durante la trattativa per il Piano di Ripresa e Resilienza: sono i primi esempi che mi vengono in mente di proficua collaborazione e condivisione di un progetto progressista.

Perché non può essere esserci altra idea di progresso che non sia strategicamente legata alla sostenibilità ambientale e sociale. In un mondo fragile ed esposto a rischi inediti come sono quelli climatici, di fronte ai quali – come persone e come organizzazioni – siamo evidentemente impreparati, perseguire strategie di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico, proteggere ed includere nel percorso di transizione tutti i cittadini partendo dai più indifesi, sviluppare nuove competenze per lavori nuovi è l’unico percorso che può darci una chance come genere umano e come pianeta di garantire alle future generazioni la stressa prosperità di cui hanno goduto le nostre. L’unico progresso possibile.

Leggo invece da sabato che diversi esponenti Pd, spesso dalle loro esternazioni evidentemente nostalgici del cosiddetto “turboliberismo”, criticano Elly Schlein, leader del partito, per essere passata a dare un saluto come simbolo di condivisione durante una manifestazione a favore di condizioni di lavoro più stabili e contro la precarietà. Forse perché questa visita rappresenta una svolta significativa nel posizionamento politico del Partito Democratico e mostra una assunzione di impegno nei confronti delle persone che vivono in situazioni lavorative precarie.

È importante ricordare che la politica è un terreno complesso, in cui la collaborazione e l’unità tra i partiti possono portare a risultati positivi. Dobbiamo evitare di cadere nell’estremismo ideologico, in cui si rifiuta categoricamente qualsiasi tipo di collaborazione. La politica richiede una visione pragmatica e la volontà di unire forze per raggiungere obiettivi comuni. In questo contesto, è positivo vedere il Pd e il Movimento 5 Stelle lavorare insieme per realizzare politiche progressiste che affrontino le sfide del nostro tempo.

Mentre alcuni nostalgici del “turboliberismo” possono criticare il Pd per questa alleanza, è importante guardare oltre l’ideologia e riconoscere che l’impegno per una società più giusta e equa richiede alleanze che superano le divisioni tradizionali. Le politiche progressiste possono emergere solo quando i partiti si uniscono per affrontare i problemi che affliggono il Paese e contribuire a costruire una società più inclusiva e sostenibile. Dobbiamo superare la visione ideologica ristretta e valutare le azioni politiche sulla base dei risultati che riescono a ottenere per il bene comune.

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Beppe Grillo torna in campo? Si salvi chi può

Grillo Reloaded, “ricaricato” come il Neo/Keanu Reeves di Matrix?

Chi visita da qualche anno questo blog sa che considero il sedicente “Elevato” un pasticcione iomaniaco, specializzato in confusionismi vari e per di più destrorso, mentre non ho mai nascosto un prudente apprezzamento per Giuseppe Conte, il cui secondo governo è stato a mio parere il migliore degli ultimi decenni, e una dichiarata simpatia per il movimento Cinquestelle (a prescindere dal terribile appellativo impostogli, che sembra l’insegna di una pensione da riviera romagnola). Del resto mi ha sempre irritato l’incredibile botta di fortuna per cui l’ex comico e il suo sodale-suggeritore GianRoberto Casaleggio riuscirono a mettere il cappello anzitempo sopra l’italica versione di un’insorgenza politico-sociale a livello mondiale, quale quella degli Indignados/Occupy-Wall-Street, depistandola e incasinandola soprattutto grazie alle fisime pseudo-up-to-date del perito industriale feticista del capello. Appesantendola di un personale politico assolutamente improbabile, quanto sottomesso ai capricci e alle interlocuzioni spesso imbarazzanti del duo al comando (dall’abominevole uomo delle navi – l’armatore “in rosso” Vincenzo Onorato di Moby – allo scienziato di Palazzo nuclearista, filo-fossili e anti-ambiente Roberto Cingolani).

Da qualche tempo, dopo reiterati vaneggiamenti e autogol, il mio illustre (?) concittadino sembrava essersi messo definitivamente da parte, lasciando intravvedere alla fine dell’anno scorso una sorta di riciclo in atto; da battistrada di un nuovo corso politico a profeta di un nuovissimo misticismo religioso: “l’Altrovismo”, che celebra i propri riti nella fantomatica Chiesa dell’Altrove.

Una mutazione evidentemente non andata a buon fine, dunque non in grado di soddisfare i deliri di onnipotenza grilleschi. Sicché – vista la mala parata e il disinteresse generale che ha accompagnato la sua nuova versione messianica – il Nostro viene indotto a tentare di riprendere il controllo della sua vecchia creature; il M5S, che Conte sta faticosamente traghettando dall’onirico alla concretezza di soggetto politico alternativo alla vigente partitocrazia berlusconiana e post-berlusconiana. Attento ai temi della disuguaglianza come a quelli della pace (seppure – in questo caso – proponendo una versione semplicistica, inconsapevole del fatto che l’attuale slavomachia è la nuova scossa tellurica di un ben più vasto smottamento del sistema-Mondo: dalla centralità americana all’imminente avvento di un caos sistemico, che potrebbe rivelarsi più inquietante del viale del tramonto imboccato dal secolo stelle-e-strisce).

Quindi, l’unico ostacolo alla riappropriazione di Grillo del suo giocattolo è rappresentato dall’avvocato del popolo, l’attuale segretario che si sbatte per salvare il salvabile forte del patrimonio di apprezzamenti personali di cui ancora gode. Ma che viene vissuto, secondo quanto trapela dalla corte di Sant’Ilario, come reo di un’appropriazione indebita. Per questo – stando agli spifferi – Grillo vorrebbe utilizzare Chiara Appendino per schiodare Conte dalla leadership. Ennesima mossa meramente distruttiva e – comunque – non andata a buon fine perché la ex sindaco torinese – forse non un colosso politico ma certo una persona per bene – non ha dato segni di lasciarsi strumentalizzare dal neo Saturno con capelli cotonati (quello che fa i figli e se li mangia). Che comunque persiste.

Intervenendo a sorpresa alla marcia ad alto tasso identitario di sabato scorso (no alle armi, lotta contro la precarizzazione del lavoro), non ha perso l’occasione di delegittimare il promotore della manifestazione irridendolo agli occhi dei propri presunti followers (“raccogliete progetti e mandateli a Conte. Prima o poi capirà”), per poi sproloquiare ambiguamente di “brigate di cittadinanza e passamontagna” e così offrire assist a chi vuole mettere zeppe sul percorso di avvicinamento tra i 5S e il Pd della nuova segretaria Elly, seppure titubante come tutti gli ospiti in casa d’altri.

Difatti i renziani dichiarati o inguattati non si sono fatti pregare per dare fiato a polemiche che bloccano l’opposizione al governo Meloni (ma non proprio sgradito ai Calenda e alle amazzoni dell’italo-saudito Matteo, Paita e Boschi). Maneggi avallati dallo stranito Grillo, mentre la restaurazione antidemocratica va avanti e un batrace in doppiopetto, ex giudice asceso alla poltrona di guardasigilli, si vendica della magistratura, che lo ha sempre trattato da macchietta, promuovendo una riforma della giustizia platealmente dedicata al massacratore di legalità Silvio Berlusconi.

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Beppe Grillo a sorpresa interviene alla manifestazione del Movimento 5 stelle contro il precariato: Serve reddito universale

Intervento a sorpresa di Beppe Grillo per la chiusura della manifestazione organizzata dal Movimento 5 stelle a Roma contro il lavoro sottopagato e la precarietà. “Il lavoro è un incantesimo. Bisogna disincantarlo. Non dobbiamo proteggere il lavoro ma il lavoratore. Ci sarà una pandemia che farà milioni di disoccupati. E non prendiamo nessuna precauzione perché non ce ne stiamo accorgendo”, ha detto Beppe Grillo dal palco di Roma. “L’unico modo per contrastare l’intelligenza artificiale, che farà centinaia di milioni di disoccupati nei prossimi anni, sarà quello di abbinarci un reddito universale incondizionato“, ha aggiunto. “Questa è la battaglia da portare avanti”, ha sottolineato il garante del Movimento 5 stelle.

Rivolgendosi alla piazza Beppe Grillo invita tutti a “rifare le battaglie sui territori e raccogliere progetti”. “I progetti mandateli a Conte e prima o poi li capirà. Ci mette del tempo ma poi li capirà”, ha scherzato poi Grillo dal palco. “Vi ho presi piccolini e ora siete qui ammucchiati a guardare il leader. Volete il leader? Ma siate i leader di voi stessi”, dice ancora pronunciando poi quella che da alcuni media è stata riportata come una “frase choc” che ha scatenato polemiche da parte dei partiti: “Fate le brigate di cittadinanza, mettete il passamontagna e di nascosto andate a fare i lavoretti, mettete a posto marciapiedi, aiuole, tombini. Fate il lavoro e scappate. Reagite cazzo!”. “Io ho i miei problemi – ha concluso Grillo – ho 150 processi, quasi tutti quelli che sono andati via dal Movimento mi hanno denunciato quando ero capo politico”.

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domenica 18 giugno 2023

Brigate di cittadinanza dopo le polemiche Beppe Grillo posta una foto in passamontagna

Una foto con giacca militare e cappello mimetico, maglietta del Movimento 5 stelle, passamontagna, occhiali da sole e un cartello in mano: “Brigata di cittadinanza, reparto d’assalto”. Così su Instagram Beppe Grillo ironizza sugli attacchi ricevuti per il suo discorso di sabato dal palco della manifestazione conto il precariato a Roma, in cui ha invitato gli attivisti a formare “brigate di cittadinanza e mettersi il “passamontagna” per andare “di nascosto a fare i lavoretti, sistemare marciapiedi, aiuole, tombini”. E infatti, nella didascalia, il comico scrive: “Brigata riparazione panchine”. E poi: “Restiamo in attesa delle brigate dei tombini e dei marciapiedi”.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Beppe Grillo (@beppe_grillo_)

Sabato erano bastati pochi minuti per assistere a una serie di reazioni “pavloviane” da parte di politici e giornali di destra – ma non solo – all’intervento di Grillo. La Lega ha parlato di parole “gravi, sconcertanti e inaccettabili” che evocano “pagine drammatiche della storia del nostro Paese”, il senatore di Italia viva Enrico Borghi ha accusato il comico di “istigare alla violenza” e “rievocare lessicalmente organizzazioni eversive”. Dalla minoranza dem qualcuno ne ha approfittato per mettere in difficoltà la segretaria Elly Schlein, che ha partecipato all’inizio del corteo M5s: “Unire le opposizioni è fondamentale. Ma intorno a cosa ci uniamo? Alle farneticazioni di Beppe Grillo sui passamontagna?”, twittava polemica la vicepresidente del Parlamento Ue Pina Picierno. E domenica mattina Renzi su Twitter ha piazzato il carico da novanta: “Delirio dei 5 stelle ieri sul palco di Roma. Domando ai riformisti del Pd: ma davvero volete finire così la vostra esperienza politica?”.

A margine dell’assemblea in corso a Roma per promuovere il “Polo progressista” dell’ex viceministro Stefano Fassina, il capogruppo M5s alla Camera Francesco Silvestri difende Grillo: “Ieri c’erano ventimila persone in piazza e il M5s ha dato voce a chi ha un salario da fame, ai precari, a chi non riesce ad arrivare a fine mese la destra non ha avuto altre motivazioni che attaccare Beppe Grillo su una battuta di attivismo civico su sistemare aiuole e marciapiedi: non riescono a rispondere sulla realtà evidentemente perché non hanno argomenti”, attacca. Mentre il vicepresidente del Movimento Michele Gubitosa, interpellato dall’AdnKronos, parla di “spettacolo farsesco”: “Tutti sanno perfettamente che le parole pronunciate ieri da Beppe Grillo hanno un significato ben diverso da quello che si sta cercando di assegnare loro”.

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Elly Schlein in piazza col M5s i riformisti del Pd vanno allattacco. E Renzi li provoca: Rincorre i grillini davvero volete finire così?

Elly Schlein scende in piazza col M5s contro il precariato e i “riformisti” dem le dichiarano guerra. La minoranza si scaglia contro la scelta della segretaria di farsi vedere alla partenza del corteo di sabato a Roma, approfittando delle discusse parole di Beppe Grillo, che dal palco della manifestazione ha invitato gli attivisti a formare “brigate di cittadinanza e mettersi il “passamontagna” per andare “di nascosto a fare i lavoretti, sistemare marciapiedi, aiuole, tombini”. Una gag che ha innescato il riflesso pavloviano di giornali e politici, scattati ad accusare il fondatore del Movimento di istigazione alla lotta armata. E domenica mattina Matteo Renzi, che nelle prime ore era restato in silenzio, mette il carico da novanta su Twitter: “Delirio dei 5 stelle ieri sul palco di Roma: aver mandato a casa Conte per portare Mario Draghi a Chigi è stata un’operazione difficile e rischiosa ma ne andremo fieri per sempre. Poi vedo Elly Schlein rincorrere il corteo grillino e domando ai riformisti del Pd: ma davvero volete finire così la vostra esperienza politica?”, provoca il leader di Iv, che punta ormai apertamente a svuotare il partito dai moderati.

Ma già sabato sera erano piovute polemiche per gli interventi di Grillo e del leader del Movimento Giuseppe Conte, che parlando della guerra in Ucraina ha detto di non voler fare sconti sul negoziato di pace e ha accusato i partiti al governo di essere “proni alle indicazioni di Washington e Bruxelles“. “Giusto trovare un terreno comune di azione per incalzare il governo,” ma “il Partito Democratico è dalla parte dell’Ucraina, della sua lotta per la libertà e per la sovranità del suo popolo”, attaccava l’ex ministro della Difesa dem Lorenzo Guerini. “La mia posizione sull’Ucraina è esattamente agli antipodi da quella rappresentata oggi dal M5s in piazza. Stendo un velo pietoso sulle brigate passamontagna. La cosa mi imbarazza molto. Molto”, rincarava l’ex sottosegretaria Alessia Morani. “Unire le opposizioni è fondamentale. Ma intorno a cosa ci uniamo? Alle farneticazioni di Beppe Grillo sui passamontagna?”, twittava polemica la vicepresidente del Parlamento Ue Pina Picierno. E nello scontro interno al Nazareno agita il coltello la maggioranza: “Non è un caso che esponenti responsabili del Pd si mostrino preoccupati, quando non sconcertati, dalle fughe in avanti di una Schlein che, interessata unicamente a creare un fronte anti centrodestra, neppure prende le distanze dalle irresponsabili parole assolutorie urlate dal palco dei 5 stelle sull’aggressione russa all’Ucraina”, dice il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti.

Critiche, ovviamente, anche da Azione, Italia viva e +Europa. “Sono pericolosi populisti, Azione è nata per sconfiggere quel populismo. Continueremo a stare alla larga dai 5s e da chi deciderà di unirsi a loro”, assicura Carlo Calenda. “Non s’era mai visto il leader della sinistra italiana rincorrere così un altro partito, intrupparsi nel corteo di altri sostenendo tesi altrui, rendersi subalterno. La mia solidarietà ai riformisti del Pd”, polemizza Enrico Borghi, ex deputato dem da poco passato a Italia viva. Raffaella Paita, capogruppo di Azione-Iv al Senato, attacca: “Alimentare odio è gravissimo, abbracciare chi lo fa lo è altrettanto. È un dolore vedere il Pd, partito che ha sempre garantito la tenuta istituzionale, ridotto in questo stato”. Stilettata anche dal segretario di +Europa, Riccardo Magi: “Non possiamo avere come valore la Resistenza e poi prestare il fianco a chi flirta con Putin come fa il M5s. Che ci facevi lì, Elly?”.

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Grillo torna sul palco del M5S: Il Movimento in questo momento è dormiente ma sento che basta un niente per risvegliarci

Terminato il suo intervento dal palco della manifestazione del Movimento 5 Stelle ‘Basta vite precarie’ il fondatore del Movimento Beppe Grillo, prima s’intrattiene nel retro palco dove abbraccia calorosamente Virginia Raggi e poi parla a lungo con Giuseppe Conte.

Ai militanti lamenta i tanti processi che ha in corso. “Ho 157 processi da quelli che abbiamo mandato via dal Movimento”, poi scambia qualche battuta con i cronisti. “Sul governo Meloni il mio giudizio è sospeso, vediamo. Non ho risposte – dichiara Grillo – perché io vedo altre cose che sono immense mentre noi parliamo di piccoli progetti. Serve – sostiene un reddito universale incondizionato contro i danni sull’occupazione che farà l’intelligenza artificiale ”. Poi Grillo si sofferma sull’attuale stato del M5S. “In questo momento dormiente ma sento che basta un niente per risvegliarci” si conceda Grillo.

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sabato 17 giugno 2023

Grillo sul palco della manifestazione del M5S: Serve un reddito universale incondizionato

“L’unica forma per contrastare l’intelligenza artificiale che farà centinaia di milioni di disoccupati sarà quella di abbinarci un reddito universale incondizionato. Questa è una battaglia che dobbiamo portare avanti, grande e una sola”. Così Beppe Grillo dal palco della manifestazione del Movimento 5 Stelle “Basta vite precarie” a Roma.

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Grillo: Mettete il passamontagna e sistemate le aiuole. Il riflesso pavloviano dei partiti: Evoca la lotta armata

“Frase choc di Grillo”. “E’ istigazione a delinquere“. “Evoca la lotta armata“. Sono bastati pochi minuti dopo l’intervento di Beppe Grillo dal palco di Roma per scatenare reazioni scomposte e pesanti critiche contro le frasi del garante del Movimento 5 stelle. Ma qual è la dichiarazione che ha scatenato la bufera? “Volete il leader? Ma siate i leader di voi stessi. Fate le brigate di cittadinanza, mettete il passamontagna e di nascosto andate a fare i lavoretti, mettete a posto marciapiedi, aiuole, tombini. Fate il lavoro e scappate. Reagite cazzo!”. Così dal palco della manifestazione “Basta vite precarie” Grillo ha esortato il popolo del Movimento 5 stelle.

Ma sono bastati i primi titoli di alcuni giornali per scatenare, per riflesso incondizionato, le reazioni della politica. “Grillo ha istigato alla violenza, rievocando lessicalmente organizzazioni eversive che hanno scritto tra le pagine più sanguinose della Repubblica”, ha scritto su Twitter il senatore del Gruppo Azione-Italia Viva Enrico Borghi chiedendo a Conte e al Movimento 5 stelle di “prendere la distanze da questa deriva”. Di parole “gravi, sconcertanti e inaccettabili” che evocano “pagine drammatiche della storia del nostro Paese” parla la Lega. In una nota il partito di Matteo Salvini chiede a Elly Schlein – presente al corteo del M5s – se anche lei è “pronta a indossare il passamontagna per reagire contro il governo di centrodestra sotto il simbolo delle brigate”. Per il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, “l’evocazione di Grillo è un incitamento alla violenza, che, come diceva Isaac Asimov, è l’ultimo rifugio degli incapaci. E anche degli imbecilli”. Intervento su Twitter anche per la coordinatrice di Italia Viva, Raffaella Paita, che – condividendo un titolo del Corriere.it che parlava di “frasi choc” (poi cambiato in “show di Grillo”) – non usa mezzi termini: “Sono toni che potrebbero richiamare all’istigazione alla violenza sociale. Alimentare odio è gravissimo, abbracciare chi lo fa lo è altrettanto”. Paita, sottolineando la presenza di Elly Schlein nella piazza del M5s, commenta di provare “dolore” nel vedere “il Pd, partito che ha sempre garantito la tenuta istituzionale, ridotto in questo stato”.

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