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giovedì 30 aprile 2026

Israele, M5s denuncia la “censura” del Parlamento Ue: “Due emendamenti sui doppi standard rispetto all’Ucraina non sono stati ammessi dai tecnici”

Una “censura” che va avanti da due anni per evitare di discutere dei crimini di Israele al Parlamento europeo. Il Movimento 5 Stelle, con l’eurodeputato Danilo Della Valle, ha denunciato, prima con un comunicato e poi in aula a Strasburgo, la decisione dell’ufficio tecnico dell’Eurocamera di non ammettere due emendamenti a firma Ozlem e Botenga alla risoluzione sull’Ucraina al voto giovedì perché, spiega, “denunciavano i doppi standard dell’Ue che ha approvato ben venti sanzioni alla Russia e nessuna per Israele”. Il motivo: “out of scope“, fuori tema.

Una vergogna assoluta. È questa la democrazia europea? – si chiede il pentastellato in un comunicato – Qui siamo davanti a una vera e propria censura di anonimi burocrati nei confronti di un rappresentante eletto dai cittadini, tanto più che non ci viene permesso di votare dal 2024 una risoluzione su quanto sta facendo Israele in Medio Oriente”. Ed è poi passato a spiegare il contenuto degli emendamenti: “Chiedevamo che il diritto internazionale umanitario venisse applicato in modo universale e denunciavamo che la loro applicazione selettiva minava la credibilità dell’Unione europea a partire dall’accordo di associazione Ue-Israele che continua a essere in vigore nonostante il genocidio a Gaza e le stragi in Libano. Chiedevamo, inoltre, che gli Stati membri sostenessero il lavoro della Corte Penale Internazionale a perseguire anche i criminali israeliani sui quali pende un mandato di cattura internazionale. Ci hanno risposto che siamo fuori tema, mentre sono loro a essere fuori dalla storia. Questa censura è una brutta pagina per la democrazia europea”.

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martedì 28 aprile 2026

Venezi, M5s al Senato con la spilla dei lavoratori della Fenice: “Chiuso teatrino imbarazzante. Per governo la cultura è un poltronificio”

“Domenica si è chiuso un teatrino imbarazzante riguardante la scellerata nomina di Beatrice Venezi alla Fondazione teatro La Fenice. Una nomina che abbiamo sempre contestato per le modalità, non ci siamo mai permessi di entrare nel merito delle qualità artistiche del maestro. Una nomina frutto di due elementi caratterizzanti di questo governo e del ministero della cultura, incompetenza e arroganza, e che ha prodotto danni enormi alla Fondazione”. Così il capogruppo del M5s al Senato, Luca Pirondini, intervenendo in aula sulla “cacciata” di Beatrice Venezi dal teatro La Fenice di Venezia.

La scelta, ha sottolineato, ha fatto danni “soprattutto ai lavoratori, da mesi bersaglio di offese da parte di personaggi che in un teatro d’opera non ci sono mai entrati”.

“Per questo governo il comparto culturale è un poltronificio – ha aggiunto – Per questo governo la parola merito andava solo inserita nel nome di un ministero, ma per il resto non ce n’è nemmeno l’ombra”.

“Oggi indossiamo la spilla prodotta dai lavoratori e dalle lavoratrici del teatro la Fenice, simbolo di una battaglia: contro l’arroganza e l’incompetenza, per tutelare la dignità professionale di professoresse e professori che hanno studiato molto di più di quei somari che in questi mesi li hanno insultati”, ha proseguito.

E ha concluso ringraziando i lavoratori e le lavoratrici: “Hanno dimostrato che la loro unità e caparbietà poteva sconfiggere l’arroganza e l’incompetenza di questo governo. In un Paese normale, Mazzi, Giuli e Colabianchi non sarebbero ancora al loro posto: se ne sarebbero già andati“.

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Bilancio Ue, verso il voto del Parlamento. M5s: “Votare il nostro emendamento per tassare gli extra utili delle compagnie energetiche”

Il Parlamento europeo si prepara a definire la sua linea sul bilancio Ue 2028-2034, con il voto sulla posizione negoziale degli eurodeputati atteso martedì alla plenaria a Strasburgo. Un passaggio chiave in vista delle trattative che si preannunciano tese con i Paesi Ue su cifre e priorità. La proposta dell’Eurocamera, già approvata dalla commissione economica, delinea un bilancio comune da 1.780 miliardi di euro a prezzi costanti 2025 (circa 2.010 miliardi a prezzi correnti), un aumento di circa il 10% rispetto alla proposta avanzata da Bruxelles nel luglio 2025. L’incremento, dal valore di oltre 175 miliardi, verrebbe distribuito tra le principali politiche Ue senza aumenti per amministrazione e agenzie. La linea – sostenuta dalla cosiddetta maggioranza Ursula (Ppe, Socialisti, Liberali e Verdi) – punta a consolidare le nuove priorità come difesa, competitività, tech e transizione green, preservando i pilastri tradizionali, in particolare agricoltura e coesione. Un equilibrio che, tuttavia, è destinato a incontrare le resistenze di diversi governi, contrari a un aumento dei contributi nazionali.

I deputati chiedono inoltre che il rimborso del debito del Next Generation Eu, pari allo 0,11% del reddito nazionale lordo, resti al di fuori del bilancio pluriennale, per evitare che incida sulle risorse destinate alle politiche comuni. Una posizione in linea con le sollecitazioni del presidente francese Emmanuel Macron, favorevole a una dilazione dei rimborsi. Sul versante delle entrate, l’Europarlamento spinge per l’introduzione di nuove risorse proprie per circa 60 miliardi di euro l’anno, attraverso prelievi su servizi digitali, gioco online, emissioni di CO2 e criptovalute.

In vista del voto, il Movimento 5 Stelle ha lanciato un appello a tutti gli europarlamentari. “Abbiamo presentato un emendamento per introdurre una tassa sugli enormi extraprofitti delle compagnie energetiche e petrolifere, così come richiesto d’altronde dai Ministri dell’Economia di cinque Paesi membri, Italia inclusa”, scrive in una nota Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento Ue. “Una battaglia di buon senso per sostenere i cittadini e le piccole e medie imprese dal peso insostenibile del costo dell’energia e della benzina. Ci auguriamo che tutti gli europarlamentari, in particolare quelli italiani, sostengano questa proposta così da inviare un duro monito contro la Commissione europea che, bocciandola, ha dimostrato ancora una volta di essere dalla parte delle lobby del petrolio. Tutti i partiti hanno criticato il pacchetto energia presentato dalla Commissione europea la settimana scorsa perché è una scatola vuota. Con questo emendamento il Parlamento europeo risponderebbe con i fatti all’inazione politica di questa Commissione”.

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lunedì 27 aprile 2026

Conte: “Devo sottopormi a un intervento. Per qualche giorno non potremo aggiornarci”

Il presidente del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico e, per qualche giorno, sarà assente dalla scena pubblica. L’annuncio è stato dato dallo stesso ex presidente del Consiglio con un post sui social nel quale ha spiegato di dover annullare gli incontri dei prossimi giorni a causa del ricovero che gli impedirà anche di intervenire nel dibattito politico.

“Avevo in programma tanti appuntamenti in tutta Italia nei prossimi giorni, ben felice di incontrarvi e di poter scambiare con voi tante idee. Mi dispiace molto ma purtroppo dovrò annullare gli incontri più imminenti perché devo sottopormi a un intervento chirurgico”, ha scritto sui social Conte. “Per qualche giorno non potremo aggiornarci, ma vi assicuro – ha aggiunto – che non vedo l’ora di riprendere al più presto le attività, con rinnovata passione”.

Le scadenze del Movimento, tuttavia, non si fermano, ha promesso il numero uno del M5s: “Intanto prosegue senza sosta il lavoro che stiamo portando avanti per scrivere insieme il programma per cambiare il Paese e preparare i ‘100 spazi aperti per la democrazia’ di maggio, in cui ognuno potrà dare il proprio contributo”. Quindi ha salutato la base del Movimento con un “a presto”, senza indicare quando tornerà alle normali attività parlamentari e legate alla leadership dei Cinque Stelle.

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venerdì 24 aprile 2026

D’Orso (M5s): “Io denigrata sui social dalla Lega solo perché ho detto che i parlamentari sono ridotti a pigiabottoni”

Accede a Facebook e resta basita. Perché qualcuno le segnala la pagina della Lega per Salvini premier che riproduce il suo intervento nell’aula di Montecitorio, chiaramente ironico, dopo una serie di votazioni a raffica e senza possibilità di interventi di replica sul decreto Sicurezza. Lei, Valentina D’Orso, deputata M5S super esperta di giustizia, diventa vittima di migliaia di commenti aggressivi e offensivi del tipo “stai zitta e fai il tuo dannato lavoro”. La sua colpa? Sul filo di un’evidente ironia aver detto la verità: “Non pensavo che bisognasse fare un allenamento fisico e andare in palestra per sedere sui banchi del Parlamento dove credevo si sviluppasse un’attività intellettuale…”. E poi, ridendo, “a furia di spingere bottoni avverto un risentimento lungo il braccio addirittura fino al cervicale”. Il vicepresidente di turno, Giorgio Mulè di Forza Italia, la invita a concludere…


La vedo sconvolta dall’aggressività di questi commenti del popolo leghista. S’aspettava di veder comparire sulla pagina di Salvini il suo intervento sotto il titolo “la deputata M5s chiede delle pause…perché si lavora troppo”?
In aula ho denunciato, con ironia, che il Parlamento è ridotto a un manipolo di pigia-bottoni che deve subire in silenzio i pasticci e il caos di chi è talmente incompetente e inadeguato da non conoscere i principi più basilari della nostra Costituzione. Ma evidentemente alla maggioranza va bene così.

E se ne meraviglia? Non è certo la prima volta che, proprio sui decreti Sicurezza, il metodo è quello della sopraffazione della maggioranza grazie ai numeri.
E certo. Ma stavolta siamo andati oltre. Questa maggioranza ha strumentalizzato e dato in pasto ai social il mio intervento decontestualizzandolo solo per screditarmi, denigrarmi e delegittimare la mia persona.

Come se lo spiega?
Forse perché il giorno prima ho accusato il ministro Guardasigilli Carlo Nordio di aver fatto l’apologia delle “modestissime mazzette” anche in Parlamento. Chissà, forse questa notizia ha fatto molto male al Governo…

Non ha visto cos’hanno fatto durante il referendum nella speranza di vincere? Pigliano una frase e la usano per i loro fini.
Solo chi è in malafede può ricorrere a questi metodi. Il mio intervento, pronunciato con sorriso sulle labbra, era chiaramente ironico. Prendevo in giro in particolare i parlamentari di maggioranza per i quali l’unica “fatica” della giornata sarebbe stata schiacciare bottoni a raffica. Hanno decontestualizzato il mio intervento solo per stravolgerlo. Del resto, chi ha seguito in questi giorni i lavori dell’aula, sa bene quanto sia stato mortificato il Parlamento su questo decreto Sicurezza.

E il popolo leghista invece la aggredisce e le dice “vai a lavorare in fabbrica”.
Ma è evidente dal mio tono e dalle mie parole che io non mi stavo lamentando veramente di un dolore fisico. Ma figuriamoci! In modo autoironico ho denunciato quanto stava accadendo in aula.

Ce lo racconta?
Una maggioranza silente e obbediente ci ha impedito di intervenire sugli ordini del giorno prima del voto finale trasformando i parlamentari in pigia-bottoni a raffica. Io ho solo denunciato quello che altri colleghi subito prima di me avevano già detto in aula dove non c’è stato alcun serio dibattito.

Che s’aspettava dai suoi colleghi della maggioranza? Quelli non vedevano l’ora di tornare a casa, prendere soldi per pigiare un bottone è uno sport che a loro piace molto.
Per me il Parlamento dovrebbe essere il luogo dove deputati e senatori portano un serio contributo di idee e di valori. Invece questa destra lo ha ridotto a un luogo dove è più utile avere tendini e muscoli allenati.

Meloni, Salvini e Tajani vogliono questo.
Noi di M5S non la pensiamo affatto così. Gli italiani ci hanno mandati qui, e per questo ci pagano, per pensare soluzioni concrete per loro, per opporci con la forza degli argomenti a schifezze che li possono danneggiare. Se ai parlamentari viene tolta la parola, la democrazia muore.

L’esito del referendum ha dimostrato che per fortuna la democrazia non è ancora morta.
Fuori dai palazzi la democrazia è più viva che mai, per fortuna. In Parlamento governo e maggioranza mortificano la democrazia per un pessimo decreto legge sulla sicurezza. Ma con quale faccia parlano di sicurezza dei cittadini? Ma davvero si proclamano contro la violenza? Questo video su di me cosa dimostra se non un’operazione di violenza digitale per istigare all’odio verso una persona? In poche ore ho ricevuto insulti indicibili e devo per questo “ringraziare” solo i colleghi della Lega.

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mercoledì 22 aprile 2026

Nordio e la teoria della “modesta mazzetta”: “Non è una bestemmia, anche per la droga c’è la modesta quantità”

“Se si parla di tenuità o di modesta quantità persino della droga, non sarà una bestemmia parlare di modestia anche di cosiddette “mazzette”, o del pretium sceleris della corruzione”. Durante il question time alla Camera, il ministro della Giustizia Carlo Nordio rivendica la definizione di “modestissime mazzette usata nel suo ultimo libro per scagliarsi contro l’uso dei trojan nelle indagini per corruzione. L’occasione è l’interrogazione del Movimento 5 stelle sulla direttiva anticorruzione Ue: “La corruzione non può essere minimizzata parlando di “modestissime mazzette”, come ha fatto lei, ministro, o lasciando al suo posto chi viene rinviato a giudizio per corruzione, come l’assessore siciliana Amata”, affonda la capogruppo M5s in Commissione Giustizia Valentina D’Orso.

Un’accusa a cui Nordio sceglie di rispondere subito: “In premessa, vorrei dire che quando si parla e si è parlato di “modeste mazzette” e, ancora una volta, si è attribuito a questo ministro un linguaggio cosiddetto di strada, vorrei ricordare che il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico“, afferma il Guardasigilli. “Si parla di tenuità del fatto addirittura per escludere la punibilità di un reato; si parla di modesta quantità nella detenzione di sostanze stupefacenti e nelle circostanze attenuanti vi sono le particolari esigenze di lievità, di tenuità del fatto. Quindi, non è un sacrilegio usare questo aggettivo”, rivendica.

Parole condannate con fermezza dalla deputata D’Orso: “Oggi il ministro Nordio nell’aula della Camera ha sostanzialmente fatto una incredibile apologia delle modestissime mazzette, la ormai tristemente famosa espressione che lui stesso ha usato nel suo recente libro. Il ministro della Giustizia si rende conto del messaggio devastante che manda ai cittadini, in particolare ai più giovani? Sta spiegando che il governo italiano tollera le forme più lievi di corruzione? È inaccettabile che anziché condannare ogni forma di malaffare nella pubblica amministrazione il ministro della Giustizia discetti sul concetto di tenuità del fatto. Non faccia finta di non sapere che la sua proposta era quella di vietare l’uso del trojan nelle indagini per corruzione in base alla dimensione della mazzetta”, accusa.

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martedì 21 aprile 2026

Protesta del M5s al Parlamento Ue dopo il ‘No’ dell’Italia alla sospensione dell’accordo Ue-Israele: “Meloni complice di Netanyahu”

Meloni complice di Netanyahu“. Mentre il Consiglio Affari Esteri dell’Ue registrava l’ennesimo ‘nulla di fatto’ sui provvedimenti dell’Unione contro Israele per le sue violazioni del diritto internazionale in Palestina, Libano e Iran, europarlamentari e attivisti del Movimento 5 Stelle, con la partecipazione anche di Elena Basile, hanno organizzato una protesta al Parlamento europeo contro il governo italiano per la sua posizione contraria rispetto alla proposta spagnola di sospendere l’accordo di associazione Ue-Israele: “Che valore hanno i diritti fondamentali se vengono applicati a geometria variabile? Un milione di cittadini ha firmato e aderito all’iniziativa per chiedere che l’accordo con Tel Aviv venga sospeso e, nel mentre, l’Italia continua ad essere complice di un genocidio“, sottolinea l’eurodeputata del M5s Carolina Morace. All’iniziativa ha preso parte anche l’eurodeputato penstatellato Danilo Della Valle che ha definito quanto accaduto come “incommentabile. Non capisco come l’Italia, ma anche la Germania, possano dire che non è ancora il momento per sospendere l’accordo. Abbiamo visto un genocidio, la violazione del diritto internazionale e quello che sta accadendo in Libano. Non è ancora abbastanza? Quando arriverà allora il momento?”.

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mercoledì 15 aprile 2026

Frana di Niscemi, M5s e Avs chiedono le dimissioni di Musumeci e Schifani finiti sotto inchiesta

Il paradosso di un ministro per la Protezione Civile indagato con l’accusa di non aver fatto nulla per mitigare il rischio di una frana può essere risolto in un solo modo: “Dimissioni”. È quanto chiedono il M5s e Alleanza Verdi Sinistra di fronte alla notizia che Nello Musumeci è sotto inchiesta per la frana di Niscemi, in qualità di ex presidente della Regione Sicilia, ruolo nel quale era commissario di Governo per l’attuazione delle ordinanze di Protezione civile e commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico. Eppure, secondo la procura di Gela, né durante il suo mandato né durante quello dei suoi predecessori Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta e men che meno sotto l’amministrazione di Renato Schifani è stato fatto nulla per cercare di evitare che il paese in provincia di Caltanissetta venisse stravolto da una nuova frana, come effettivamente avvenuto lo scorso 25 gennaio con decine di case inghiottite dalla terra, altre ormai inabitabili e oltre 1.500 persone sfollate.

L’inchiesta che conta finora 13 indagati “pone una questione che va oltre le singole posizioni giudiziarie: la superficialità politica nella gestione del territorio – quando c’è – non è mai un fatto astratto. Incide sui versanti, sulle opere, sulle autorizzazioni, sulla manutenzione, sulla prevenzione del rischio idrogeologico. E, soprattutto, incide sulla vita delle persone, sulla sicurezza delle comunità e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni”, tuona il vicepresidente della Camera Sergio Costa, deputato del Movimento 5 stelle ed ex ministro dell’Ambiente. “La lezione che dobbiamo trarre è chiara: serve una cultura della prevenzione, con piani seri, controlli efficaci e responsabilità piena a ogni livello istituzionale – ha aggiunto – È il tempo in cui la politica ha il dovere di interrogarsi e di correggere ciò che non ha funzionato: la sicurezza del territorio non può dipendere dall’approssimazione”.

Ancora più dura Daniela Morfino, deputata pentastellata e capogruppo M5s in commissione Ambiente: “A Niscemi non c’è solo una frana. C’è il risultato di anni di scelte sbagliate, di silenzi, di responsabilità mai assunte. Una domanda diventa inevitabile: dov’era chi doveva controllare mentre il territorio cedeva e i cittadini restavano esposti al rischio? Qui non parliamo di fatalità, ma di prevenzione che non c’è stata, di interventi mai fatti, di un territorio lasciato solo. Ed è sempre così. Finché non succede qualcosa, tutto viene rimandato”. Quindi la richiesta, esplicita: “Chi ha responsabilità istituzionali non può voltarsi dall’altra parte, né aspettare che sia la magistratura a fare chiarezza al posto della politica. Perché governare significa assumersi responsabilità, sempre, anche quando è scomodo. E oggi il punto è uno solo. Se emergono responsabilità, devono esserci conseguenze. Musumeci e Schifani si dimettano per rispetto di un territorio fragile, di una comunità che chiede ascolto, di chi vive ogni giorno con la paura che la terra, sotto i piedi, possa cedere ancora”.

La presenza di quattro presidenti di Regione nell’inchiesta “è un atto di accusa alla politica che, in questi decenni, ha dimenticato le vere priorità del Paese”, attacca il co-portavoce di Avs, Angelo Bonelli. “Non è sciatteria, ma una grave incapacità da parte di chi ha governato, non investendo nella difesa dal rischio idrogeologico e affidando il destino delle persone alla sorte, come in una roulette russa. A Niscemi la frana e la sua pericolosità erano note da anni e, nonostante questo, non si è fatto nulla – ha aggiunto il deputato – A partire da chi ha avuto responsabilità dirette, come l’attuale ministro Musumeci, che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza”. E mentre tutto questo accade, continua Bonelli, “il governo finanzia con 14,5 miliardi di euro il Ponte sullo Stretto, in una delle aree più esposte dal punto di vista idrogeologico e sismico, invece di destinare quelle risorse alla difesa del suolo, alle ferrovie e alle vere priorità del Paese”. La conclusione è ovvia: “Musumeci e Schifani devono dimettersi, non per aver ricevuto un avviso di garanzia, ma perché si sono dimostrati inadeguati e incapaci di svolgere funzioni pubbliche così delicate – dice ancora Bonelli – Faccio una domanda a Giorgia Meloni: come può essere ministro della Protezione civile chi, da presidente di Regione, aveva sul proprio tavolo una relazione che segnalava i gravi rischi della frana di Niscemi e non ha fatto nulla?”.

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martedì 14 aprile 2026

Silvestri (M5s) attacca FdI: “Coinvolta in ogni scandalo possibile, con società legate alla mafia. E gettano fango su di noi”

Fratelli d’Italia è coinvolta con ogni scandalo possibile e immaginabile, comprese società legate alla mafia, e invece di lavorare e chiarire, continuano a gettare fango su Conte e sul Movimento 5 Stelle. È davvero ignobile. Sulla mossa di rompere il rinnovo automatico dei patti con Israele dico ‘Buongiorno’, nel senso che è circa un anno che stiamo dicendo a Meloni di fare quello che sta facendo oggi, quindi il tempo purtroppo è sempre galantuomo con le proposte del Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia e il governo e Meloni arriva puntualmente in ritardo”. Lo ha detto Francesco Silvestri del M5s in un punto stampa coi giornalisti dopo gli attacchi alla Camera del partito di Meloni a Giuseppe Conte.

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lunedì 13 aprile 2026

Conte: “M5s indipendente, non si lascerà mai dettare l’azione dal desiderio di governare a tutti i costi. Aperti alle alleanze, ma con un patto di coalizione”

Pubblichiamo un estratto del libro del presidente del M5s Giuseppe Conte, edito da Marsilio Editori, “Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia”.

Innovatori per vocazione, indipendenti per passione

«Venite amici, che non è tardi per scoprire un nuovo mondo. Io vi propongo di andare più in là dell’orizzonte, e se anche non abbiamo l’energia che in giorni lontani mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi. Unica, eguale tempra di eroici cuori, indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere.»

Queste parole dell’Ulysses di Alfred Tennyson scorrevano sullo schermo alle mie spalle mentre a Roma, nel novembre 2024, nel Palazzo dei Congressi gremito pronunciavo il discorso conclusivo della Costituente del Movimento 5 Stelle, che ha gettato le basi per un nuovo inizio e chiarito il suo posizionamento politico.

Tra le varie proposte emerse nel dibattito, il maggior numero di preferenze è andato alla formula che ci descrive come «progressisti indipendenti», fondata sul presupposto «che, in opposizione alle forze di destra, esiste un ampio spazio politico, progressista, legittimamente occupato dal Movimento, forza autenticamente democratica e pacifista, non riducibile solo alle più tradizionali forze di sinistra».

Il riferimento all’«indipendenza» potrebbe apparire persino scontato, perché ogni forza politica mira a esprimere una propria identità, evitando di lasciarsi guidare e condizionare da altre forze o di lasciarsi diluire in una più comprensiva alleanza organica.

Per il Movimento 5 Stelle risponde, in realtà, a un’esigenza ben più profonda, molto diffusa all’interno della nostra comunità politica, che si ricollega alla sua ispirazione originaria e ne ribadisce la funzione: il M5S è nato per innovare il sistema politico, per esprimere una coscienza critica contro la politica intesa come spazio di privilegi e di immunità.

L’unico modo per preservare questo originario «sacro furore» è continuare a battersi, con la massima fermezza, contro le varie forme di degenerazione partitocratica e contro le derive oligarchiche che stanno infettando la nostra democrazia. È ciò che il filosofo della politica francese Raymond Aron ha chiamato «il fatto oligarchico», la tendenza comune a ogni società – anche quelle governate in maniera formalmente democratica – a creare una divisione tra una minoranza al comando e una maggioranza subordinata.

L’«indipendenza» che il Movimento 5 Stelle rivendica non è affatto un espediente retorico. È la cifra caratteristica di una forza che, per rispettare la propria vocazione, non potrà mai mostrarsi indulgente con se stessa, ma dovrà sempre vivere in una perenne tensione morale, progettando iniziative e riforme volte a migliorare la società e a contrastare diseguaglianze e iniquità a tutti i livelli: tra territori, tra generi e tra generazioni.

Dirsi «indipendenti» significa avere ben chiaro che il Movimento non lascerà mai dettare la sua azione politica dal desiderio di governare a tutti i costi, come in genere accade ai partiti tradizionali più strutturati. E non sarà mai disponibile a adattarsi a quella estenuante concertazione che porta a operare compromessi sempre più al ribasso.

La base ha respinto, a larghissima maggioranza, un quesito che poneva il divieto di alleanze politiche. È stato un passaggio importante. Gli iscritti hanno compreso che non c’è spazio per l’originaria vocazione solitaria, se non proprio settaria, del Movimento, che aveva prodotto una orgogliosa quanto asfissiante autoreferenzialità.

Oggi il M5S ha chiarito la propria identità e non ha più paura di aprirsi e di confrontarsi con altri soggetti politici. Tuttavia per arrivare ad alleanze stabili è necessario che il patto di coalizione che ne scaturisce si fondi su un preciso accordo programmatico che ne certifichi nero su bianco i valori e le finalità non negoziabili. L’intesa dovrà essere, infine, ratificata dal voto trasparente degli iscritti.

Il Movimento non stringerà mai un’alleanza con altre forze politiche come «fine», cioè al puro scopo di assumere una responsabilità di governo. Al contrario, la concepirà come il «mezzo» per perseguire obiettivi strategici, definiti in anticipo con estrema chiarezza, in modo da evitare che un progetto volto a trasformare la società finisca svilito in una mera pratica di amministrazione del potere.

Chiarito cosa vogliamo essere, bisogna interrogarsi sugli anticorpi e sulle garanzie cui affidarsi per evitare di degenerare nella condotta dei partiti tradizionali. Quali linee guida seguire per non finire preda di correnti governate da capibastone perennemente impegnati in lotte di potere per piazzare persone di fiducia non solo negli organi del partito ma anche in ogni pertugio statale e parastatale? Come scongiurare il rischio che il Movimento venga infettato dalla commistione dilagante tra politica e affari, giunta a un punto tale che è quasi considerato normale che un politico si faccia finanziare la campagna elettorale da comitati d’affari e gruppi imprenditoriali i quali, una volta eletto, ne condizionano l’attività?

Rispetto al primo punto, nel nostro statuto è espressamente vietato a tutti gli iscritti di promuovere, organizzare e partecipare a correnti e cordate. Non è pensabile infatti che la vita interna della comunità, e tutte le delicate fasi decisionali che comporta, si svolgano sulla base di orientamenti predeterminati da logiche di appartenenza.

La parabola che le correnti descrivono all’interno dei partiti è molto simile: nascono per imporre una determinata linea, ma finiscono inevitabilmente per diventare strumenti di potere volti ad assicurare ai propri membri carriere e prebende varie. Quando le correnti si consolidano al punto da esprimere una significativa forza sul piano politico, iniziano generalmente a prodursi effetti distorsivi della rappresentanza. Innanzitutto perché gli elettori guardano all’immagine complessiva del partito, ma non riescono a tenere dietro alla dialettica delle correnti interne che ne decide le sorti. Quando poi il partito assume responsabilità di governo e amministrative, a livello nazionale e locale, le correnti finiscono per alimentare una «doppia conflittualità» che dall’interno del partito si trasmette anche alla coalizione di governo.

Si è sostenuto che le correnti possono svolgere una funzione positiva in un sistema partitico scarsamente competitivo, compensando la carenza di opposizione, ma non è certamente il caso del sistema italiano, che non ha una tradizione bipartitica. Al contrario, è caratterizzato da una elevata frammentazione del quadro partitico.

Ovviamente dobbiamo distinguere: una cosa sono le correnti con le loro logiche di potere, i loro apparati, la loro tendenza a creare micro-strutture nel partito, altra cosa sono i contributi liberi e plurali di pensiero.

Impegnandosi a sviluppare le logiche inclusive della democrazia «partecipativa e deliberativa», il Movimento potrà giovarsi sempre più del contributo di tutti gli iscritti, oltreché degli organi centrali (Consiglio nazionale e comitati tematici), per definire l’indirizzo politico sulle varie questioni, senza doversi affidare alla mediazione di correnti.

C’è poi un altro aspetto che caratterizza il nostro essere indipendenti. Siamo convinti che l’indipendenza non sia una variabile slegata dal finanziamento. Per continuare a svolgere la propria azione politica in modo efficace, guardando ai bisogni reali dei cittadini e progettando il cambiamento della società, il Movimento deve mantenersi scevro da qualsiasi ingerenza esterna, prevenendo il rischio di condizionamenti da parte di gruppi di potere.

È la ragione per cui il M5S sin dall’inizio applica il massimo rigore sul piano dei finanziamenti. Non accettiamo contributi di importo consistente da parte di individui o gruppi imprenditoriali e preferiamo promuovere campagne per la raccolta di micro-finanziamenti da parte di iscritti e sostenitori. Questo riguarda anche i singoli candidati nelle liste elettorali, obbligati a non accettare contributi economici a fini di voto che possano, per consistenza e provenienza, creare le premesse per tentativi di influenzarne le scelte durante il mandato.

Nell’ambito delle attività parlamentari avviene spesso che gruppi di pressione facciano pervenire proposte normative, emendamenti. Una forza politica deve essere libera di valutarli nel merito e di rispedirli al mittente senza subire condizionamenti di sorta.

Anche in questo caso, sembrano affermazioni scontate. Ma il problema del finanziamento è il tasto dolente di molti partiti.

Se di un partito sappiamo che ha costruito un sistema di finanziamento che poggia prevalentemente su una rete di soggetti imprenditoriali – cosa entro certi limiti anche legittima rispetto alle norme in vigore – dobbiamo interrogarci: non c’è il rischio che diventi il braccio politico dei gruppi imprenditoriali che lo finanziano piuttosto che il rappresentante degli interessi collettivi degli elettori che lo votano? Come potrà sottrarsi al condizionamento dei soggetti finanziatori quando costoro, per il proprio tornaconto, premeranno affinché si approvino proposte di legge o emendamenti?

Tornando al Movimento, da qualche anno ha chiesto e ottenuto di registrarsi nell’apposito elenco per accedere al sistema di finanziamento del cosiddetto «due per mille», che si basa sulla indicazione volontaria del singolo contribuente, effettuata con la dichiarazione dei redditi, di voler destinare una quota del proprio contributo IRPEF a un partito politico. Abbiamo scelto di includere questo tipo di contribuzione poiché non crea nessuna forma di condizionamento verso singoli individui o gruppi.

Una cospicua parte dei finanziamenti viene dai versamenti degli eletti e dalla cessione delle indennità ricevute per la loro carica. Si potrebbe obiettare che anche altre forze politiche chiedono un contributo ai propri eletti, ma la caratteristica originale del M5s è di utilizzare una parte significativa di queste somme per realizzare progetti utili alla collettività. Nel corso del tempo, infatti, il Movimento ha devoluto decine e decine di milioni di euro per iniziative in favore dei cittadini. Limitandosi a menzionare le più recenti, nel 2022 il M5S ha donato 2,7 milioni di euro complessivi a Emergency, alla Lega del Filo d’oro, al Gruppo Abele, all’ANPAS e all’ONLUS Nove; nel 2023 abbiamo distribuito a circa duecento scuole pubbliche varie dotazioni informatiche per un valore complessivo di quasi un milione di euro. Da ultimo abbiamo stanziato un altro milione per le iniziative umanitarie a favore della popolazione palestinese di Gaza e altrettanto per i territori italiani, come Niscemi, colpiti dal ciclone Harry.

Il rigore sul piano finanziario va di pari passo con la vocazione a non perdere mai di vista la ragione per cui svolgiamo il mandato elettivo: promuovere il bene comune dei cittadini e suscitare una loro più profonda coscienza civica. Rimane questa la vera anima del Movimento, al di là di qualsiasi classificazione di maniera o etichetta che ci hanno assegnato negli anni. Prima tra tutte, il suo «peccato originale», la natura «populista» che ci viene spesso rinfacciata.

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martedì 7 aprile 2026

Iran, Ricciardi attacca Crosetto: “Vi inginocchiate ai vostri alleati Trump e Netanyahu e fate macelleria sociale”

“Ministro Crosetto, per tre quarti del discorso ha parlato soprattutto diretto a noi, elencando quello che accadeva nel 2018, nel 2019, nel 2020, casualmente quando era presidente Giuseppe Conte, facendoci un elenco dove poteva portare anche il suo capo di gabinetto, non importava che venisse lei ministro, perché è un elenco di quello che è accaduto. Sa che differenza c’è tra oggi e 2018, 2019, 2020? Che c’è un presidente degli Stati Uniti d’America che ha appena detto che stanotte cancellerà una civiltà. C’è un presidente degli Stati Uniti d’America che, insieme al genocida Netanyahu, ha scatenato l’inferno a Gaza. C’è una sottile differenza da 2018 a oggi, che c’è una guerra contro il diritto internazionale che sta destabilizzando tutto il mondo, ed è una guerra anche contro l’Europa. E non ci hanno avvisato, perché le prime vittime, oltre a quelle che stanno morendo sotto le bombe Le prime vittime economiche e sociali di questa guerra siamo noi”. Lo dice il capogruppo M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi, dopo l’informativa del ministro Guido Crosetto.

“Oggi parliamo di lockdown energetico. Ma il governo cosa sta facendo per le nostre imprese? Per le nostre famiglie, per le persone che non ce la faranno ad arrivare alla fine del mese? Perché questo lockdown energetico si pagherà in inflazione, in disoccupazione, in salari, in servizi. E allora cosa state facendo per questo? Fa sorridere, se non facesse piangere dato il momento, che la presidente Meloni cosa pensa bene di fare? Di andare nel Golfo per far vedere che lei sta trattando per il petrolio. Ma chi la volete dare a bere, ministro? Questo è come lei che era in vacanza prima dell’attacco. Ma chi la volete dare a bere? Perché bisogna andare a parlare col Golfo per il petrolio? Ma vada a parlare con Trump per il petrolio, Meloni”.

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venerdì 3 aprile 2026

Manuel Agnelli striglia la sinistra: “Chi se ne frega delle primarie. Ai ragazzi servono una visione e un futuro, non le elezioni domani”. Su La7

“L’unico modo di fare veramente pressione è di essere fisicamente in piazza, come è successo con le ultime manifestazioni, che infatti, guarda caso, un po’ di pressione hanno messo”. Così Manuel Agnelli, musicista, produttore, giudice storico di X Factor e frontman degli Afterhours, gruppo simbolo del rock alternativo italiano da oltre quarant’anni, ha risposto a Corrado Formigli, a Piazzapulita (La7), sui giovani italiani che hanno contribuito massivamente alla vittoria del No al referendum sulla giustizia.

Agnelli ha tracciato un ritratto lucido e tagliente della generazione dei ragazzi di oggi, descrivendola non più come passiva o assuefatta ai social, ma come una forza che sta iniziando a reagire al proprio malessere: “Sono una generazione che si sta rendendo conto di stare male. E che invece di sopportare questa cosa passivamente, sta cercando di reagire con i mezzi che ha. I social hanno messo una pressione allucinante a questi ragazzi, perché devono essere sempre perfetti, efficienti, fighissimi, e in realtà questo provoca un malessere micidiale“.
Secondo il musicista, sta avvenendo un cambiamento profondo: “La nuova generazione sta quasi rifiutando quel tipo di internet, lo sta usando ora per diffondere il proprio materiale, che sia musicale o altro, però c’è meno interazione digitale e per la prima volta stanno avendo dei rapporti che sono fisici, one-to-one. Hanno capito che l’unico modo di fare veramente pressione è di essere fisicamente in piazza“.

Formigli gli ha chiesto cosa si aspetti oggi dalla sinistra. La risposta di Agnelli è stata diretta e senza sconti: “Che dica qualcosa di sinistra, che faccia la sinistra. Ma che prenda posizione anche perché comunque in questo momento è una parte della politica che sta pensando a vincere le elezioni, le primarie eccetera. Ma chi se ne frega delle primarie? A chi interessa questa cosa? Ci interessa che ci sia un programma, che ci sia una visione, che questa visione contamini e in qualche modo stimoli questa nuova generazione di ragazzi e gli dia un futuro che non hanno
L’artista ha sottolineato la gravità della situazione vissuta dai giovani: “Non dimentichiamoci che questi ragazzi sono la prima generazione dopo tanti anni che starà peggio dei propri genitori, non hanno un punto di riferimento, non hanno possibilità professionali, sono in crisi etica mostruosa e quindi questi ragazzi vogliono che qualcuno gli indichi che cosa fare, la strada da prendere, ma con credibilità, non prendendoli per il culo”.

Interpellato su cosa gli piacerebbe vedere nel programma della sinistra, Agnelli ha invitato a un cambio di approccio radicale: “Costruire le cose, non vincere le elezioni dopo domani facendo, come fanno nel mondo dello spettacolo: il grande evento per vincere questa partita. Io sono convinto che il referendum sia stato un grosso segnale, i ragazzi sono andati a votare in massa per qualcosa nella quale credevano, ma non è un partito, era qualcosa di sostanziale e loro si sentivano attaccati nella loro visione, la visione di libertà, la visione di democrazia dello Stato”.
Per il frontman degli Afterhours serve pazienza e profondità: “Tornare a rappresentare queste cose e soprattutto dare tempo: ci vuole tempo per ricrescere, ci vuole tempo per ricostruire una visione, ci vuole tempo per ricostruire un paese a livello culturale”.

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giovedì 2 aprile 2026

Toscana, l’asse Pd-M5s fa partire il reddito regionale di inserimento: fino a 500 euro per chi ha perso il lavoro

Era uno dei 23 punti del patto di coalizione firmato in estate tra Movimento 5 Stelle e Pd, per garantire il sostegno dei pentastellati alla ricandidatura del governatore dem uscente, Eugenio Giani, alle elezioni regionali di ottobre. Ora, seppur con delle caratteristiche diverse e un altro nome, il reddito di cittadinanza toscano è una realtà. Dal 2 aprile i cittadini che risiedono in Toscana da almeno tre mesi possono fare domanda per il “reddito regionale di reinserimento lavorativo”: un sostegno economico fino a 500 euro al mese, per un massimo di nove mesi, rivolto a chi ha perso il lavoro e ha esaurito gli ammortizzatori sociali.

La misura, finanziata con 23 milioni di euro, è rivolta a persone disoccupate con Isee inferiore a 15mila euro che non percepiscono altri aiuti, né nazionali né regionali, ed è subordinata alla partecipazione a percorsi di formazione e a politiche attive del lavoro. Una platea potenziale di circa 11mila cittadini. Secondo il presidente Giani, il provvedimento conferma la linea che guida il programma politico della coalizione che lo sostiene (Pd, M5S, Alleanza Verdi Sinistra e la lista Casa Riformista): quella di “una Toscana che guarda agli ultimi, a chi vive situazioni di maggiore fragilità e difficoltà”.

La misura – e dal Palazzo del Pegaso ci tengono a sottolinearlo – esce dalle logiche puramente assistenzialistiche. Alla base c’è un principio di condizionalità: i beneficiari dovranno intraprendere obbligatoriamente percorsi di formazione “capaci di renderli nuovamente competitivi nel mercato del lavoro”. In tal senso, dagli uffici regionali precisano che non si tratta di un “reddito di cittadinanza” per come lo conosciamo in Italia. “Non avremmo potuto replicare uno strumento nazionale – osserva Giani -, ma possiamo intervenire su ciò che è di nostra competenza, ovvero operando all’interno del perimetro delle politiche attive del lavoro”.

Molto soddisfatti i consiglieri regionali del Movimento, che ringraziano Giani “per la sensibilità dimostrata e per il rispetto degli accordi di programma che hanno consentito di arrivare a questo risultato”. “È una battaglia che abbiamo portato avanti con convinzione per dare un aiuto concreto a persone che affrontano gravi difficoltà, che la politica non sempre riesce a vedere fino in fondo”, dichiarano a ilfattoquotidiano.it Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli. “La misura si inserisce nel solco della grande famiglia del reddito di cittadinanza – prosegue Galletti -. Ci sono fasi storiche in cui il supporto pubblico non può e non deve mancare, per questo riteniamo che provvedimenti di questo tipo debbano essere principalmente nazionali, perché richiedono una visione complessiva. Invece il governo Meloni si concentra su riforme dannose per i cittadini, come quella della magistratura. Vogliamo che le priorità siano chiare: meno spese per le armi e più investimenti nel lavoro, nel sostegno alle famiglie e nella sanità. Questo strumento va nella giusta direzione, e siamo soddisfatti che la Regione sia riuscita a introdurlo in tempi così rapidi”, conclude.

Le domande potranno essere presentate online, attraverso il portale Toscana Lavoro, utilizzando Spid o Carta d’identità elettronica, oppure rivolgendosi direttamente ai centri per l’impiego. I beneficiari, una volta presi in carico, dovranno sottoscrivere un patto di servizio personalizzato. Il contributo economico sarà vincolato alla partecipazione attiva a iniziative di orientamento, formazione e ricerca di lavoro, oltre che all’accettazione di offerte ritenute congrue. L’obiettivo dichiarato è accompagnare le persone verso il reinserimento occupazionale, attraverso un percorso che sarà monitorato nel tempo e, se necessario, corretto in base ai risultati.

La Regione, infatti, non esclude possibili modifiche in corsa. Se l’adesione dovesse risultare inferiore alle attese, spiega Giani, si potrebbe intervenire ampliando la platea, ad esempio aumentando la soglia Isee o includendo anche chi si trova nella fase finale di percezione degli ammortizzatori sociali. E, in caso di successo della misura, l’intenzione è quella di rafforzarla, cercando nuove risorse sia nel bilancio regionale sia nei fondi europei, in particolare nel Fondo sociale europeo.

La gestione operativa sarà affidata all’Agenzia regionale per il lavoro, che coordinerà i centri per l’impiego e gli operatori accreditati, con il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione e nel monitoraggio della misura. “Valutiamo positivamente il nuovo strumento – commenta Rossano Rossi, segretario generale Cgil Toscana -. Lo avevamo auspicato in questa fase segnata da una profonda crisi dei settori produttivi, in particolare di quello manifatturiero, che sta colpendo duramente il nostro territorio”. “Si tratta – prosegue – di una risposta concreta per sostenere lavoratrici e lavoratori, offrendo loro un tempo, seppur limitato, per evitare di scivolare nella disperazione”, conclude il segretario.

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“Per curarsi col governo Meloni non serve la tessera sanitaria ma la carta di credito”: l’attacco del deputato M5s in Aula

“Siamo di fronte allo smantellamento del Servizio sanitario nazionale, fatto in maniera silenziosa e subdola da questa maggioranza. Non lo diciamo noi, ma l’Ufficio parlamentare di bilancio, che scrive che il finanziamento pubblico arretra e la spesa sanitaria a carico dei cittadini aumenta. Nel frattempo, si continua a raccontare in maniera tossica che il sistema regge, che avete stanziato risorse record. Giusto due dati per smascherare le vostre menzogne: mancano 17 miliardi per il fabbisogno della sanità pubblica e 48 miliardi per far pari con la media europea. L’unico governo ad aver aumentato le risorse è stato il governo Conte, il resto è propaganda”. Lo ha detto Andrea Quartini, deputato del Movimento 5 stelle in commissione Affari sociali.

“State facendo passare il principio per cui la salute è per chi può pagare – ha aggiunto – non serve più la tessera sanitaria, per curarsi, serve la carta di credito. Si chiama classismo, perché classiste sono le politiche di questo governo. Nel frattempo, le liste d’attesa sono sempre più lunghe, i pronto soccorso al collasso, il personale abbandona il pubblico e i cittadini sono costretti a pagare di tasca propria o rinunciano alle cure”.

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mercoledì 1 aprile 2026

Camera, 32 deputati sospesi: occuparono la sala stampa per impedire la conferenza sulla remigrazione di CasaPound

Trentadue deputati delle opposizioni sono stati sanzionati per aver occupato lo scorso 30 gennaio la sala stampa della Camera, dove era prevista la conferenza stampa (poi annullata) sulla remigrazione organizzata dal deputato leghista Domenico Furgiuele insieme al portavoce di CasaPound Marsella, Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Massetti, ex di Forza Nuova, e Ferrara della Rete dei Patrioti. È questa la decisione presa, a maggioranza, dall’ufficio di presidenza di Montecitorio.

In particolare sono 5 i giorni di sospensione stabiliti per 22 deputati (10 del Pd, 8 del M5S e 4 di Avs) il cui comportamento è stato ritenuto “di maggior gravità, in quanto, di fatto, materialmente e direttamente impeditivo dell’avvio della conferenza stampa” per essersi “seduti al banco degli oratori, occupandolo, o che si sono posizionati dietro o intorno al medesimo banco nelle varie fasi di svolgimento della protesta”.

Questi i nomi dei deputati sanzionati con 5 giorni di sospensione: Bakkali, Cuperlo, Orfini, Sportiello, Ricciardi Riccardo, Zaratti, Auriemma, Boldrini, Bonelli, Caso, De Maria, Ferrara, Fratoianni, Lomuti, Mari, Morassut, Quartini, Romeo, Sarracino, Scotto, Silvestri Francesco, Stumpo. Quattro giorni di sospensione, invece, per altri 10 deputati (5 M5S e 5 Pd) che hanno contribuito “volontariamente alla saturazione dei posti disponibili“. Si tratta dei deputati Alifano, Casu, Ciani, Di Biase, D’Orso, Gribaudo, l’Abbate, Mancini, Orrico e Ricciardi Marianna.

Le reazioni

“È stato giusto farlo e non considero la sanzione come il segno di una colpa“. Così Nicola Fratoianni ha commentato in un video la sospensione che ha ricevuto insieme ad altri deputati. “Lo rifarei e lo rifaremo se dovesse capitare la necessità, perché onorare la democrazia, la Costituzione, la Repubblica e il suo fondamento antifascista significa dire che, se proprio il governo non ha la forza di sciogliere le organizzazioni neofasciste, almeno non devono entrare nel Parlamento, cuore pulsante della democrazia italiana”.

Della stessa idea il deputato Pd Matteo Orfini: “La nostra colpa è di aver impedito che alla Camera si svolgesse la conferenza stampa di neofascisti e neonazisti. In tutta onestà devo dirvi che non mi sento in colpa. E che lo rifarei. Anzi, dovesse ricapitare, lo rifarò. E penso sia il modo migliore per servire le istituzioni, nate dalla lotta antifascista”.

Dichiarazioni a cui fa eco anche il deputato Avs Filiberto Zaratti: “Una decisione sproporzionata, ingiusta, inopportuna, stavamo difendendo la Costituzione e l’onore antifascista della Camera”.

“Le sanzioni decise dall’Ufficio di Presidenza della Camera per le proteste dei nostri deputati e delle nostre deputate per lo svolgimento di una conferenza stampa di naziskin alla Camera, sono irricevibili. E questo perché riteniamo di aver agito nel giusto e di aver difeso con i nostri corpi l’onore delle istituzioni”, afferma invece in una nota il gruppo M5S alla Camera.

La nota dei pentastellati si conclude: “È inoltre paradossale che si impongano delle sanzioni a chi ha fatto un’azione a difesa dell’onorabilità del Paese, quando nel contempo ci si limita a una “tirata d’orecchie” per Delmastro, il quale non aveva, come invece previsto da regolamento, dichiarato nulla sulle proprie quote nel famoso ristorante in partecipazione con la figlia di un prestanome della camorra. Con questa scelta la maggioranza di Giorgia Meloni ha mostrato una volta di più i “valori” che la guidano e muovono le sue scelte politiche. Per quel che ci riguarda, queste sanzioni non ci faranno fare nessun patto indietro rispetto alla nostra opposizione. Anzi, semmai rinnoveranno il nostro orgoglio e la nostra determinazione”.

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Polemiche per l’incontro tra Conte e l’inviato di Trump, il leader M5s: “In un ristorante, nessuna segretezza. Ho ribadito nostre critiche sulla guerra”

“L’incontro non ha avuto nessuna aura di segretezza“. Il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, replica così alle polemiche per avere incontrato, in un ristorante a Roma, Paolo Zampolli, l’inviato speciale di Donald Trump in Italia. A riportare la notizia in prima pagina è stato il quotidiano Libero che ha dedicato alla vicenda un articolo in prima pagina e un editoriale del direttore. “Mentre gli italiani sono schiacciati dal carovita e il governo è immobile, abbiamo 3 anni consecutivi di calo della produzione industriale e il governo toglie gli incentivi promessi alle imprese, oggi il direttore di Libero ed ex portavoce di Meloni Mario Sechi riempie la prima pagina del suo giornale, di proprietà di un deputato della maggioranza Meloni, con illazioni e fantasmagoriche teorie sul mio incontro – avvenuto in un luogo pubblico, pensate! – con l’inviato speciale del presidente Trump che me ne aveva fatto formale richiesta e, peraltro, nel corso di giornate in cui sta incontrando vari esponenti istituzionali in Italia”, scrive su Facebook il leader del M5s.

Conte posta sui social anche la sua risposta inviata al quotidiano di Sechi per quelle che definisce “offensive accuse e scorrette insinuazioni” per un incontro che “non ha avuto nessuna aura di segretezza”. “Quale leader di un partito di opposizione ho ritenuto di accettare l’invito a questo incontro e non avendo segreti di sorta ho preferito io stesso che avvenisse in un luogo pubblico, in un ristorante del centro di Roma”, aggiunge Conte sottolineando che “al ristorante era presente un giornalista” di Libero. Per quanto riguarda i contenuti del colloquio, il leader del M5s spiega di avere le sue posizioni e quelle del Movimento “in politica estera” senza “nessun cambiamento di posizione. Anzi. Massima chiarezza”. “Ho incaricato il sig. Zampolli – continua Conte – di riferire al presidente Trump da parte mia che considero questi attacchi all’Iran completamente contrari al diritto internazionale“. Aggiunge anche di aver detto “che mi batterò perché le nostre basi non siano messe a disposizione non solo dei bombardieri americani di passaggio ma anche per qualsiasi attività logistica di sostegno a questi attacchi illegali”. Conte racconta anche di avere “precisato che è folle che gli Stati Uniti si lascino trascinare dal governo di Netanyahu e ho aggiunto che il presidente Trump continuando in questo modo riuscirà ad avere tutta la comunità internazionale contro e a distruggere qualsiasi principio di ordine internazionale”. Conte conclude rivolgendosi direttamente al diretto Sechi: “Se lei e i trombettieri come lei, anziché incensare la presidente Meloni e sproloquiare per quattro anni sulla presunta centralità dell’Italia, aveste avuto la schiena dritta criticando tutte le insostenibili posizioni assunte dalla Presidente Meloni, dal genocidio a Gaza all’attacco al Venezuela, all’Iran, all’acquiescenza sui dazi, forse chissà il governo italiano in tutti i tavoli internazionali (G7, G20, Ue) avrebbe potuto contribuire a ben altre posizioni che certo non avrebbero incoraggiato Trump a proseguire nei suoi errori”.

L’argomento è stato al centro anche di tensioni questa mattina nell’Aula della Camera. Il capogruppo di Fdi Galeazzo Bignami ha puntato il dito contro Conte criticando chi “va in piazza a manifestare contro gli Usa insieme ai ProPal che sfasciano le vetrine ma poi va a pranzo con l’emissario speciale di Trump chiuso in una stanza”. “Bisogna chiedersi quando si parla di politica estera se, dall’opposizione, si sta facendo la cosa giusta”, gli ha fatto eco l’azzurra Deborah Bergamini. Durante i due interventi si sono registrate diverse tensioni in Aula, con la presidente di turno Anna Ascani (Pd) che ha cercato di mantenere l’ordine e alla fine ha espulso il deputato pentastellato Antonino Iaria. “Sull’incontro tra Conte e il sig. Zampolli, ricordiamo che questo è avvenuto in un locale pubblico. Se lo si fosse voluto riservato, non si sarebbe scelto un ristorante nel centro di Roma alla presenza dei giornalisti. Perché noi non abbiamo nulla da nascondere e non facciamo società con i prestanome dei clan dei Senese, e di questo noi siamo orgogliosi”, ha replicato in aula il deputato M5s Enrico Cappelletti.

Contro Conte si scaglia anche il leader di Azione: “Conte è questa roba qui. Concavo e convesso. Scodinzolante con Trump e con Putin e pronto a dire tutto e il contrario di tutto a seconda delle convenienze. Nessun valore, nessun senso dell’onore. Che brutta fine amici ‘progressisti'”, ha scritto su X Carlo Calenda. “Appare paradossale che il Movimento 5 Stelle accusi poi Giorgia Meloni di essere subalterna agli Stati Uniti. Insomma, la solita storia: due pesi e due misure“, ha aggiunto Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati.

Poco dopo rispondendo ai cronisti a Palermo è lo stesso Conte a tornare sul caso: “Non ho incontrato un imprenditore qualunque ma l’inviato speciale di Trump che voleva avere una opinione schietta e sincera sull’azione del presidente degli Stati Uniti, non come fa Giorgia Meloni che dice sempre signor sì. E ho detto ne più ne meno quello che dico pubblicamente e cioè che riteniamo illegale l’azione in Venezuela, gli attacchi in Iran e l’operazione sui dazi alla quel avremmo dovuto minacciare controdazi e mai accettare accordi tariffari”, ha ribadito il leader M5s.

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