CERCA LA TUA NEWS

mercoledì 24 giugno 2026

La Rai nega a Ranucci la tutela delle spese legali sul caso Cipriani-Uruguay. Ms5 all’attacco: “Così TeleMeloni prova a indebolire Report”

L’ultima trincea si chiama tutela legale. Ed è qui che si consuma l’ennesimo scontro su Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di inchiesta Report su Rai 3. Secondo quanto anticipato da Dagospia, l’azienda avrebbe deciso di non garantire la copertura delle spese legali al giornalista ella causa promossa dall’imprenditore Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti.

Il caso nasce da alcune dichiarazioni rilasciate da Ranucci lo scorso aprile durante una puntata di “È sempre Cartabianca”, su Rete 4, relative alla presunta presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio nel ranch uruguaiano dell’imprenditore. Proprio il contesto nel quale quelle affermazioni sono state pronunciate sarebbe alla base della decisione di Viale Mazzini: secondo la tesi attribuita all’azienda, il giornalista non avrebbe agito in quel caso nell’esercizio delle proprie funzioni di dirigente e dipendente Rai. Lo scorso 30 aprile Ranucci aveva anche ricevuto una lettera di richiamo” in cui già si annunciava che non sarebbe stata garantita la tutela legale. Il cronista aveva risposto di non temere il processo.

Una ricostruzione, quella dell’azienda pubblica, che Ranucci avrebbe contestato formalmente in una lettera inviata al consiglio di amministrazione. Il conduttore avrebbe sostenuto che i fatti richiamati durante la trasmissione Mediaset erano strettamente connessi alla sua attività professionale e al lavoro giornalistico svolto alla guida di Report. La notizia ha immediatamente acceso lo scontro politico. I componenti del Movimento 5 Stelle nella Commissione parlamentare di Vigilanza Rai parlano apertamente di una scelta “infame” e annunciano un’interrogazione per chiarire la vicenda.

Per i parlamentari pentastellati la decisione si inserirebbe in un quadro più ampio di tensioni tra il servizio pubblico e uno dei suoi giornalisti più esposti. Nel comunicato diffuso nelle ultime ore, gli esponenti M5s evocano direttamente il tema dell’indipendenza editoriale della Rai e accusano l’amministratore delegato Giampaolo Rossi di voler “indebolire Report” e “far fuori” il suo storico conduttore. L’attacco politico è particolarmente duro perché richiama anche quanto accaduto nei mesi scorsi, quando Ranucci denunciò di essere stato vittima di un grave episodio intimidatorio con un ordigno distrusse l’auto del giornalista. Proprio per questo, sostengono i Cinque Stelle, risulterebbe ancora più incomprensibile l’assenza di una copertura legale da parte dell’azienda.

La polemica si intreccia inoltre con un precedente che aveva già fatto discutere. Dopo le dichiarazioni sul ministro Nordio, infatti, la Rai aveva fatto sapere che non avrebbe garantito la tutela legale al giornalista in caso di eventuali azioni giudiziarie da parte del Guardasigilli. Una posizione che aveva spinto Ranucci a intervenire pubblicamente sui social. “Sento il dovere di informarvi che, davanti all’eventuale denuncia del ministro della Giustizia Nordio, rinuncio già da ora ad esporre l’azienda, che gestisce soldi pubblici, a eventuali rischi. Affronterò il giudizio a mie spese”, aveva scritto il giornalista su Facebook.

L'articolo La Rai nega a Ranucci la tutela delle spese legali sul caso Cipriani-Uruguay. Ms5 all’attacco: “Così TeleMeloni prova a indebolire Report” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/zRuXlSt
via IFTTT

lunedì 22 giugno 2026

Renzi alleato? Una strategia per logorare il Movimento 5 stelle. Facciamo saltare il banco

di Patrizia Cardellini

Sono un’elettrice e iscritta al M5S, e mi rivolgo soprattutto agli elettori delusi del Movimento, oggi stanchi e disorientati. A mio avviso, l’eventuale ingresso di Matteo Renzi nella coalizione anti destra alle prossime elezioni non è solo una questione di mera aritmetica elettorale, ma una mossa tattica perfettamente in linea con i desideri dell’establishment economico e finanziario: contenere il M5S e ridurne il peso politico. Quel 2% che Renzi porterebbe al cosiddetto “Campo Largo” non compenserebbe la perdita di consensi che la sua presenza provocherebbe tra gli elettori del Movimento.

Già per molti di noi è difficile accettare l’alleanza col Pd, resa necessaria da una legge elettorale pensata per favorire le coalizioni e penalizzare forze non allineate. Quello schema, che non riuscì a estromettere il M5S nel 2018, ha però accompagnato la consegna del Paese alla destra guidata da Giorgia Meloni nel 2022. Oggi la strategia non è più cancellare il Movimento, ma logorarlo dall’interno, tenendolo debole in una coalizione in cui, se il M5S non si adeguasse, sarebbe sempre pronta un’altra stampella centrista. Per riuscirci è fondamentale mantenere alta l’astensione: il grande serbatoio dei delusi. E chi meglio di un ticket PD–Renzi può spingere molti a voltare le spalle alle urne?

Eppure un M5S forte ha già mostrato di poter incidere davvero. Il Governo Conte I, nato dall’alleanza con la Lega, è stato, a mio giudizio, il miglior governo degli ultimi decenni: in un solo anno ha introdotto misure simbolo come Reddito di cittadinanza, Decreto Dignità e legge Spazzacorrotti, puntando su giustizia sociale e lotta a disuguaglianze e corruzione. Per questo mi riesce ancora incomprensibile che un partito che governa e realizza gran parte del proprio programma riesca, nello stesso periodo, a dimezzare il proprio consenso: segno di un elettorato forse più autolesionista che esigente.

Giuseppe Conte ha dato prova di serietà: studia i dossier, evita l’ipercomunicazione, si assume responsabilità anche impopolari. Ha guidato due governi diversissimi, fino all’emergenza pandemica, cercando nel secondo di tenere insieme misure urgenti e tutele sociali, spesso in conflitto con chi oggi si propone come garante di responsabilità e stabilità. Molti provvedimenti bandiera del M5S – dal Reddito al Superbonus, fino agli strumenti contro il precariato – sono stati letti come scelte redistributive, incompatibili con una politica ridotta a mera contabilità del presente.

Sono convinta che Conte abbia incontrato più ostacoli governando col Pd che con la Lega: fatico a immaginare i democratici pronti a sostenere davvero il Decreto Dignità, un Reddito strutturale o la Spazzacorrotti, anche perché su tutti e tre questi provvedimenti votarono contro. Ogni volta che il Movimento ha cercato di difendere queste scelte, si è trovato isolato, sotto attacco mediatico e politico. Come la caduta del Governo Conte II, per mano di Renzi come esecutore ma per volontà di altri mandanti che volevano impedire a Conte di gestire il Pnrr.

Da qui la mia preoccupazione per chi, oggi, pensa di non votare perché nella coalizione ci sono il Pd o Renzi: l’astensione, per disgusto verso questi soggetti, finisce col favorire proprio loro e quell’establishment che considera il M5S “pericoloso” e ne auspica l’irrilevanza oggi e la scomparsa in futuro.

Se dovesse prevalere il Campo Largo, il Paese resterebbe in mano a una coalizione a trazione Pd, e prevarrebbero le politiche neoliberiste. Se invece continuerà a governare la destra, con una legge elettorale cucita su misura, rischiamo di vedere indeboliti gli equilibri costituzionali fino a consentire riforme profonde, senza neanche il ricorso all’esito referendario, aprendo scenari oggi inimmaginabili. Per questo dico agli elettori delusi: non regalate la vittoria a chi volete contrastare. Se davvero vogliamo “far saltare il banco”, come nel 2018, la via non è il rancore silenzioso, ma il gesto più semplice e rivoluzionario che abbiamo: ANDARE A VOTARE IN MASSA.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

L'articolo Renzi alleato? Una strategia per logorare il Movimento 5 stelle. Facciamo saltare il banco proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/A2vFPgW
via IFTTT

venerdì 19 giugno 2026

Scontro Severgnini-Travaglio: “5 Stelle simili a Vannacci”. “Non c’entrano nulla, lui predica disvalori”. Su La7

Botta e risposta serrato a Otto e mezzo (La7) tra il giornalista del Corriere della Sera, Beppe Severgnini, e il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, sull’esplosione del fenomeno Vannacci.
Per Severgnini il leader di Futuro Nazionale non va censurato, né trattato “con fastidio e disprezzo”, errore che è stato commesso anche con l’attuale presidente degli Usa: “In questo modo gli americani e i liberali americani hanno fatto eleggere Trump. E, secondo me, parte di questo atteggiamento ha portato anche il M5s a vincere, cioè esiste nell’elettorato sempre un blocco di persone che sono arrabbiate, frustrate, deluse e c’è qualcuno che impara come raccogliere questa delusione”.
E auspica che “le forze democratiche tradizionali di destra e di sinistra” imparino a spiegare che “queste mani sono mani inutili”, aggiungendo: “Guardate come sono finite le delusioni degli americani. Sono finite nelle mani di uno come Trump. E neanche il M5s ha proprio fatto fuochi d’artificio. Sono sicuro che anche i voti a Vannacci finiranno allo stesso modo, però bisogna spiegarlo con calma”.

Dissente totalmente Travaglio: “Volevo rompere l’idillio con Beppe Severgnini a proposito di questi apparentamenti che sento fare tutti i giorni fra i 5 Stelle e i Vannacci. I 5 Stelle sono l’esatto opposto del vannaccismo. Sono nati perché la sinistra aveva tradito se stessa: inciuciava con Berlusconi, se ne fotteva della questione morale, era diventata establishment, si strusciava sui banchieri anziché pensare ai ceti popolari, aveva dimenticato l’ambiente in nome della cementificazione e di Confindustria”.
Il direttore del Fatto ricorda che “il messaggio di Grillo era questione morale, ambiente, pulizia, nuove tecnologie“. E aggiunge: “Cosa c’entra con uno come Vannacci che predica disvalori? Vannacci sta alla destra come i 5 Stelle stavano alla sinistra. Accusa la destra di avere tradito tutti gli impegni perché non è abbastanza xenofoba, razzista, nemica dei diritti civili. Ma non c’entra niente con i 5 Stelle”.
Travaglio ricorda che il M5s nacque in nome di una protesta indignata contro “la casta”, a cui diede la volata proprio il Corriere della Sera con le inchieste di Gian Antonio Stella e di Sergio Rizzo: “La casta non era una invenzione di Grillo, ma un qualcosa che faceva davvero incazzare la gente”.
Poi sottolinea le responsabilità dei media mainstream sulla crescita della visibilità a Vannacci: “Bisognava pensarci prima, quando lo si è reso famoso trasformando un libraccio francamente imbarazzante in un evento editoriale e dedicandogli 400 articoli sui principali quotidiani italiani per dire che stava tornando Mussolini. Così lui ha venduto 2 milioni di copie e alle elezioni ha preso 500 mila voti – continua – Adesso che è famoso censurarlo semplicemente significa fare il suo gioco, come se quando si pensava di esorcizzare la Lega o il M5s non parlandone. Ormai esistono, quindi non si può non parlare di una cosa che esiste”.

Severgnini ribatte: “Non ho detto che bisogna censurare Vannacci, ma parlarne in un modo diverso del modo in cui abbiamo parlato, gli americani soprattutto, di Trump. Raccogliere la frustrazione e la rabbia degli elettori va bene, ho sempre riconosciuto i 5 Stelle che non sono mai stati violenti. Però una parte del fenomeno è molto simile. Infatti, pare che un po’ di voti dei vecchi 5 Stelle si stiano spostando verso Vannacci. Si assomigliano più di quanto tu voglia ammettere”.
Travaglio ribadisce: “Il problema è che tu sei convinto che Trump ha vinto perché i radical chic ne parlavano prendendolo in giro. No, Trump ha vinto perché i suoi predecessori hanno fallito e hanno combinato disastri. Il M5s è cresciuto perché il Pd ha fallito e ha combinato disastri e nel momento in cui anche Berlusconi tracollava, hanno raccolto il malcontento che c’era”.
E avverte: “Se fra un anno ci troveremo l’Europa con tutti i governi di estrema destra, rispetto ai quali Vannacci forse ci farà anche sorridere, sarà perché queste classi dirigenti europee hanno completamente fallito e, mentre noi stiamo parlando, continuano a fallire predicando, riarmo anziché di politiche sociali. Questo è il tema non di come se ne parla”.

L'articolo Scontro Severgnini-Travaglio: “5 Stelle simili a Vannacci”. “Non c’entrano nulla, lui predica disvalori”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/fnc5XKH
via IFTTT

giovedì 18 giugno 2026

Patrimoniale, la base M5s è a favore: la tassa sulle grandi ricchezze è la proposta più citata ai tavoli di confronto di Nova

La base del Movimento 5 Stelle, coinvolta nella costruzione del programma per le prossime elezioni attraverso i tavoli territoriali di Nova, è largamente favorevole alla patrimoniale. “Molti nel M5S la pensano come me”, ha detto la settimana scorsa la ex vicepresidente M5s Chiara Appendino chiarendo di essere in disaccordo sul tema con il leader Giuseppe Conte e auspicando che la misura venga ribattezzata “Millionaire tax” per evitare di spaventare il ceto medio. “Mettere le mani nelle tasche dei paperoni significa essere radicali? Sì. Ma solo così si è alternativi a una destra caviale e champagne“. E in effetti, scrive Repubblica, da un’analisi interna dei 107 report elaborati in tutta Italia dopo i tavoli emerge che la tassazione dei grandi patrimoni compare nel 57% del totale e risulta la proposta concreta più citata in assoluto, presente in 19 aree geografiche su 20, insieme a dichiarazioni di principio come la necessità di un fisco progressivo e del contrasto all’evasione.

Ignorare la posizione della base sembra complesso. Ma il presidente del Movimento, dopo che il tema è stato sollevato dalla segretaria Pd Elly Schlein che però ha chiarito come non sia “all’ordine del giorno” nelle discussioni all’interno dell’alleanza progressista, ha più volte ribadito di essere contrario. “Finisce che va a colpire il ceto medio“, ha sostenuto da ultimo mercoledì a Pride Talks dando legittimità agli spauracchi agitati dai giornali di destra. “Perché i super ricchi vanno dove vogliono, sanno come eludere, hanno stuoli di consulenti. Quando vai a studiare sulle esperienze già fatte ti rendi conto che è una cosa che rischia di avere controindicazioni e non funziona. Piuttosto c’è un problema di redistribuzione, senza parlare di nuove tasse e senza fare un favore a un governo, quello Meloni, che ha tassato tutto, pure i pannolini”.

L'articolo Patrimoniale, la base M5s è a favore: la tassa sulle grandi ricchezze è la proposta più citata ai tavoli di confronto di Nova proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/mSopixv
via IFTTT

mercoledì 17 giugno 2026

G7, Licheri (M5s): “Si conferma l’impalpabilità della Ue, non siamo contemplati nella riconfigurazione dell’ordine mondiale”

“È un vertice che continua a confermare l’impalpabilità dell’Europa. Non riusciamo a uscire da questa condizione di impercettibilità politica, nella consapevolezza che siamo davanti a una riconfigurazione dell’ordine mondiale e l’Europa non è contemplata“. Così il senatore del M5s Ettore Licheri, in una rilasciata a Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale, commenta il G7 a Évian-les-Bains, in Francia. Al tavolo siedono i leader di Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Canada, Giappone e l’Unione Europea, in un contesto segnato dalle tensioni in Ucraina e dalle recenti evoluzioni nel Medio Oriente.

Licheri sottolinea che l’Europa resta ai margini del nuovo assetto globale: “Dobbiamo essere consapevoli di questo, l’Europa non fa parte di questo progetto di ricostruzione dell’ordine mondiale”..
Secondo il parlamentare, quando Trump ha ridotto l’attenzione sul conflitto russo-ucraino, anche a causa degli eventi nello Stretto di Hormuz, si è aperta una finestra di opportunità che l’Europa avrebbe potuto cogliere per riprendere un ruolo di protagonista inizialmente negato. “C’è stata una dichiarazione pubblica da parte di Putin che invitava l’Europa a trovare un inviato speciale – ricorda Licheri – Sapete da quanti anni il M5s cerca di sposare questa svolta negoziale, non accettando che la strategia bellicista del gonfiare l’Ucraina di armi e di soldi possa essere una strada che porti a una soluzione”.
Per il senatore serviva indicare un delegato di pace: “Noi non siamo riusciti ancora oggi a nominare come Unione Europea un inviato di pace, questo dà la cifra dell’irrilevanza internazionale che in questo momento ha l’Europa”.

Licheri invita a non illudersi su un appoggio incondizionato agli Stati Uniti, tenendo conto del rapporto tra Trump e Putin: “Se noi non capiamo che Trump è contro l’Occidente e riconosce come interlocutore Putin e se l’Europa invece è contro Putin, allora siamo dentro un fatto paradossale”.
E aggiunge: “Noi non possiamo pensare in questo momento di poter reggere solo ed esclusivamente sull’alleanza atlantica storica che pure deve essere mantenuta, deve essere difesa, deve essere conservata, perché l’America in questo momento è al suo punto più basso di influenza e di prestigio internazionale e siccome la politica estera è una scienza quasi esatta, questa perdita di influenza, questa perdita di prestigio americano la pagheremo anche noi occidentali, nel bene o nel male“.

Sul cambio di rotta di Trump rispetto all’Ucraina, Licheri mantiene cautela: “Vediamo se dura, aspettiamo domani, perché lui ci ha già abituato a questi saliscendi così vertiginosi”.
Ribadisce che non può esserci una pace giusta senza l’Europa al tavolo: “Dobbiamo considerare l’Ucraina parte del continente europeo, il che non significa ovviamente consentirle una procedura accelerata di ingresso all’Unione Europea, perché gli standard democratici valgono per tutti e anche per l’Ucraina. Però certamente, se noi riuscissimo a imboccare quella svolta negoziale, probabilmente potremmo salvare o comunque proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina molto meglio di quanto possa fare Trump“.

Sulla possibile missione italiana per sminare lo Stretto di Hormuz, Licheri esprime sostegno di principio ma invita alla prudenza: “L’iniziativa è sicuramente positiva, va in direzione di una stabilità di quel quadrante, tutto ciò che va in direzione della pace, il M5s lo accoglie con favore, anzi lo sostiene, però prudenza e cautela, perché stiamo andando in una zona di guerra, non abbiamo ancora una tregua, abbiamo semplicemente un’intesa temporale di soli 60 giorni”.
Il senatore pone domande concrete sulle garanzie: “È necessario capire se avremo una copertura internazionale, se saremo dentro una cornice internazionale, se ci sono le Nazioni Unite, se non ci sono, dobbiamo capire quali sono le catene di comando, quali sono le regole d’ingaggio. Tanto per essere chiari, se qualcuno spara contro una nave italiana, noi possiamo rispondere al fuoco? La risposta sarà concertata, a livello collegiale?”.

L'articolo G7, Licheri (M5s): “Si conferma l’impalpabilità della Ue, non siamo contemplati nella riconfigurazione dell’ordine mondiale” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/aeAVXYD
via IFTTT

Conte a Scanzi: “Renzi nel campo largo? Non è scontato. Non ragiono per simpatie, ma l’affidabilità è un problema”

“L’obiettivo primo è cambiare l’Italia. Sicuramente c’è un problema di affidabilità dei compagni di viaggio. Non dobbiamo creare un’accozzaglia, un caravanserraglio, perché altrimenti si vincono le elezioni e poi ci si scioglie come neve al sole“. Così il presidente del M5s Giuseppe Conte, intervistato dal giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi, si pronuncia sull’ingresso di Matteo Renzi nel campo progressista, spiegando la rotta del Movimento all’interno di un perimetro che non può permettersi passi falsi o ambiguità di sorta.
.
Scanzi chiede all’ex presidente del Consiglio, senza nascondere le proprie perplessità su un eventuale allargamento: “Ho visto la foto di te, Schlein, Bonelli e Fratoianni. Nella immagine ci sono quattro leader che per me incarnano il campo progressista. Che finisce lì. Poi c’è la società civile, ci sono i delusi. Purtroppo, leggo da più parti, ma anche ascolto te che hai cambiato proprio tono quando ne parli, dare per scontato la presenza di Matteo Renzi, ovvero, secondo me, uno dei più grandi disastri mai abbattutosi nel mondo del centrosinistra, nonché colui che di fatto ha creato il Conticidio, citando Marco Travaglio. Dai già per scontato anche tu e quindi anche i Cinque Stelle che bisogna rimettersi in casa a Matteo Renzi?”.

La risposta di Conte è cauta ma ferma, orientata più ai processi politici che alle simpatie personali: “So con quale passione sposi questo passaggio ed esprimi con grande convinzione le tue valutazioni. Ovviamente tu sei un libero commentatore, un libero giornalista, indipendente, autonomo, il cui pensiero non può essere imbrigliato da nessuno. Io sono un leader politico di una comunità. Il mio compito non è esprimere valutazioni sui singoli, ma guidare processi politici“.
Sul possibile ingresso di nuovi attori, Conte resta guardingo e fissa condizioni precise: “Bisogna costruire un progetto e vedere poi alla fine come, se allargare, a chi e come, ma con delle garanzie e dei paletti“.
La foto citata da Scanzi, per il leader M5S, rappresenta al momento l’unica certezza: un nucleo di forze che hanno già dimostrato di saper lavorare insieme in Parlamento.
Tutto quello che verrà dopo non lo do per scontato“, aggiunge, ponendo la durata e la stabilità del futuro governo come precondizioni essenziali, specialmente di fronte a una maggioranza attuale che ritiene abbia fallito su tutta la linea, dalle riforme promesse alla gestione del fenomeno Vannacci, considerato il frutto dei “tradimenti e delle giravolte” di Giorgia Meloni.

Il presidente del M5S mette al centro la questione dell’affidabilità dei compagni di viaggio (“l’ho detto più volte e non lo nascondo”), ma sottolinea: “Noi siamo stati traditi da Di Maio. Certo, poi ci ha fatto cadere anche Renzi, ma il tradimento appurato alla mia comunità è di Di Maio, che era il nostro leader, era dentro. Quindi, non ragioniamo col metro personale, ne potremmo discutere tanto”.
E precisa: “Il M5s non è un apparato di potere, non è un sistema clientelare, non può essere accontentato con un candidato sindaco o un presidente di Regione. Noi lavoriamo per obiettivi politici, strategici, di cambiamento della società“.

L’obiettivo finale rimane quello di intercettare l’insoddisfazione di chi ha votato la destra “in via residuale” e di motivare i giovani e gli astenuti che vedono la politica come un indistinto “magna magna”. Rivendicando con orgoglio i 100 milioni di euro restituiti dalla comunità del Movimento attraverso il taglio degli stipendi, Conte conclude con un manifesto di identità: “Non siamo populisti, siamo popolari. Ascoltiamo chi non ha voce e, soprattutto, non facciamo patti con i potenti per garantirci longevità nei posti di potere”

L'articolo Conte a Scanzi: “Renzi nel campo largo? Non è scontato. Non ragiono per simpatie, ma l’affidabilità è un problema” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/bYxrUt1
via IFTTT

giovedì 11 giugno 2026

Polemiche sulle frasi di Silvestri (M5s): “Meloni non si è mai rialzata, ha cambiato ginocchiere”. Lei: “Mancato rispetto delle donne”

Polemiche per la dichiarazione del deputato M5s Francesco Silvestri che, nel corso del dibattito dopo le comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo, l’ha accusata “di non aver raddrizzato la schiena nei confronti di Netanyahu e Trump”, ma “di aver semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda”. A lui ha replicato direttamente la premier: “Boldrini si è indignata perché il collega si rivolgeva alla sottoscritta dicendo ‘signor presidente’. Mi chiedo se questo sia davvero il punto del rispetto delle donne. O sia piuttosto quello di ascoltare un collega che mi dice che ho indossato delle ginocchiere. Collega Silvestri, quello che voi non riuscite ad accettare è che c’è una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie. Vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra perché voi non siete stati capaci di proporla”.

Le frasi di Silvestri hanno scatenato le proteste della maggioranza, ma hanno raccolto anche solidarietà tra le opposizioni. La vicepresidente della Camera dem Anna Ascani si è scusata con l’Aula: “Se avessi colto nelle parole di Silvestri il senso che poi è stato descritto sarei intervenuta”, ha detto. “Valuterà il collega se intervenire per chiarire quelle parole. Mi scuso per quello che è stato colto come una mia mancanza. Non ho colto questo senso e di questo mi scuso”.

Silvestri, intercettato in Transatlantico, ha chiesto di “non strumentalizzare le sue parole”: “Sono quattro anni che questo governo è inginocchiato a Trump e alla politica di Netanyahu: ecco spiegato l’arcano delle mie parole”, ha dichiarato. “Se poi qualcuno ha voluto trasformare l’accusa che ho rivolto ad una chiara postura politica in un atteggiamento sessista, allora c’è malafede al solo fine di strumentalizzare e nascondere la verità. Tra l’altro lo ha fatto non avendo nessuna contezza della mia storia politica né di quella del Movimento 5 Stelle. La mia cultura è diversa da quella di qualcun altro: io mi chiamo Silvestri e il mio cognome finisce con la I e non con la O”.

A Meloni ha risposto anche la dem Laura Boldrini: “La presidente del Consiglio non perde occasione per usare le istanze femministe a proprio uso e consumo, strumentalizzandole, anche nell’aula di Montecitorio. Sì, ho manifestato insofferenza quando il collega di Fdi continuava a dire “signor presidente” rivolgendosi a Giorgia Meloni perché considero ridicolo che una donna si faccia chiamare al maschile. Ridicolo e contrario alla grammatica italiana. Come considero deprecabile dire a una donna che ‘indossa le ginocchiere’ per rappresentarne la subordinazione politica a un uomo. Una frase, per altro, successivamente chiarita dal collega Silvestri. La difesa delle donne, signora Presidente, passa da molte cose”.

Presa di distanza anche dal leader di Azione Carlo Calenda: “Mi faccia dire, immagino anche da parte di tutte le opposizioni, che siamo lontani e indignati dalle cose dette alla Camera su ginocchiere o non ginocchiere”, ha dichiarato. Mentre Fratelli d’Italia chiede “si apra un’istruttoria”: “È vergognoso – ha stigmatizzato nel suo intervento Paolo Trancassini di FdI – dire che qualcuno dovrebbe mettersi le ginocchiere anziché alzare la testa, lo dico alle belle anime della sinistra: sapete perfettamente quando si dice a una donna che si debe mettere le ginocchire davanti a un uomo. Questo è un fatto vergognoso!”. Trancassini ha chiesto alla presidenza di intervenire: “mi auguro che si apra una istruttoria“. “Verificheremo assolutamente”, ha detto il presidente Lorenzo Fontana.

L'articolo Polemiche sulle frasi di Silvestri (M5s): “Meloni non si è mai rialzata, ha cambiato ginocchiere”. Lei: “Mancato rispetto delle donne” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/8KOVv2T
via IFTTT

mercoledì 10 giugno 2026

Pd-M5S, uniti sulla legge elettorale ma in ordine sparso su Kiev

“Dobbiamo fare muro contro questa legge elettorale“. Elly Schlein l’ha ribadito durante la riunione dei gruppi Pd di Camera e Senato questa mattina. Un passaggio che è servito anche a raccontare come sono andati i colloqui avuti ieri con gli altri leader progressisti: Pd, M5S e AvS procederanno insieme. Gli uffici stanno lavorando a una serie di emendamenti soppressivi comuni. Poi ce ne saranno alcuni – sempre comuni – per introdurre parità di genere, voto ai fuorisede e per inserire il Trentino Alto Adige nel computo del premio di maggioranza. Su come garantire la rappresentatività – e questa è una novità che era emersa già ieri sera, ma che nella riunione dem è stata spiegata esplicitamente – ciascun partito sta lavorando a un proprio emendamento. I Cinque Stelle su un proporzionale con preferenze, temperato da qualche aggiustamento (ad esempio sulle soglie di sbarramento) che incentivi ad andare in coalizione; il Pd è orientato a presentare a sua volta un emendamento che preveda i collegi uninominali, sul modello del Mattarellum. Proposte di bandiera, che non intaccheranno la strategia unitaria di non sedersi al tavolo con il centrodestra (tanto è vero che le proposte di modifica – il cui termine scade domani – saranno un migliaio).

In ordine sparso andranno invece i progressisti sulla politica estera. Domani Giorgia Meloni farà le sue comunicazioni in Parlamento sul Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. E ogni partito presenterà un proprio testo. Non a caso è Lorenzo Guerini a sottolineare che la riunione di mercoledì mattina per quel che riguarda la risoluzione dem “è andata molto bene”. La destra dem in blocco commenta: “Il lavoro fatto nel gruppo va nella direzione giusta, riaffermando il sostegno pieno all’Ucraina e sottolineando come l’ingresso dell’Ucraina nella Ue sia per il partito una priorità non differibile. Su questo è stato fatto un lavoro comune in questi giorni che ha portato a un risultato apprezzabile”. E poi lanciano la provocazione: “Vedremo in aula le risoluzioni degli altri gruppi politici di opposizione, con l’auspicio che si possa convergere su quelle inequivoche nel sostegno all’Ucraina e sulla necessità urgente di una difesa europea”. Un “auspicio” che non si realizzerà. Ma sta al capogruppo Pd in Senato, Francesco Boccia, non lasciare tutto lo spazio politico alla minoranza: “La nostra risoluzione è per il rilancio dell’Italia e dell’Europa”, con tanto di denuncia dell'”indebolimento” della presenza del governo sul piano internazionale. E poi: “Sull’Ucraina ribadiamo il pieno sostegno alla resistenza contro l’aggressione russa e alla prospettiva dell’adesione all’Unione europea, sostenendo al tempo stesso ogni iniziativa diplomatica volta a costruire una pace giusta e sicura”. Quello di domani è il primo voto sulla politica estera dopo la risoluzione congiunta di Pd, M5S e Avs sul patto di stabilità. Un testo che ha visto inedite convergenze sulle questioni internazionali, ma che a oggi non è ancora stato votato, per difficoltà interne soprattutto alla maggioranza.

L'articolo Pd-M5S, uniti sulla legge elettorale ma in ordine sparso su Kiev proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/vqLm7Wy
via IFTTT

lunedì 8 giugno 2026

Cittadini interrogati in commissariato: scontro in Commissione Covid. Le opposizioni abbandonano i lavori

Caos in Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria Covid. Nella seduta di oggi Pd, M5s, Avs e ItaliaViva hanno abbandonato i lavori. La scintilla è stata innescata dalle audizioni odierne di due persone, già formalmente interrogate come persone informate sui fatti, ma al di fuori delle procedure previste per una commissione parlamentare. I due testimoni infatti sarebbero stati sentiti “all’insaputa dei commissari che compongono la Commissione parlamentare” e in una sede diversa da quella istituzionale: gli interrogatori si sarebbero svolti negli uffici del commissariato di Polizia di Trevi Campo Marzio, condotti da consulenti della Commissione nominati da Fratelli d’Italia.

“Questo è gravissimo e questa vicenda pone questa commissione fuori dal perimetro costituzionale e istituzionale” denuncia il capogruppo del Movimento 5 stelle in Commissione, Alfredo Colucci. Filiberto Zarattidi di Alleanza Verdi-Sinistra chiede le dimissioni del presidente della Commissione, Marco Lisei di Fratelli d’Italia. E Francesco Boccia, capogruppo dem in Senato rincara la dose: “Fanno paura. È grave il modo di utilizzare questa Commissione che è un plotone d’esecuzione su un governo (il Conte 2, ndr) ovviamente fatto da chi non ha mai creduto né che ci fosse stato il virus e da colleghi no-vax”.

Anche Galeazzo Bignami ha raggiunto i cronisti per affermare “che i colleghi dell’opposizione di sono dimenticare di dire che anchiloso hanno deciso questa attività” (l’interrogatorio in caserma di due persone, ndr). “Attività” secondo il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia e membro della Commissione Covid “normalmente usata da decenni”.

Mentre le opposizioni contestano questa ricostruzione. “È evidente che Fratelli d’Italia sta piegando questa commissione per finalità politiche”.

L'articolo Cittadini interrogati in commissariato: scontro in Commissione Covid. Le opposizioni abbandonano i lavori proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/gJRUwTp
via IFTTT

mercoledì 3 giugno 2026

“Troppe spese per la difesa”: mozione unitaria di Pd, M5s, Avs e Iv per chiedere di “riconsiderare gli impegni Nato”

Alla fine hanno trovato l’intesa. I gruppi alla Camera di Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza verdi e sinistra e Italia viva, hanno chiesto, in una mozione unitaria, di “riconsiderare urgentemente gli impegni assunti in sede Nato in materia di spese per la difesa“, considerando quanto queste abbiano un “impatto strutturale sulla finanza pubblica di fatto insostenibile alla luce dei dati Istat”.

Da giorni, come anticipato dal Fatto Quotidiano, i partiti dell’opposizione stavano lavorando per trovare una quadra unitaria che desse anche un segnale di alternativa possibile al governo Meloni.

Nel documento, presentato a prima firma dell’esponente del M5s Filippo Scerra, viene chiesta anche “una revisione integrale del patto di stabilità“.

Sono quindi due i punti chiave sui quali l’opposizione chiede che “un eventuale scostamento di bilancio sia esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al sostegno per la sanità pubblica e per famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica, escludendo che le risorse disponibili siano assorbite da impegni di spesa militare”. In aggiunta Pd, M5s, Avs e Iv chiedono di “promuovere una politica di difesa comune europea attraverso la pianificazione, l’acquisizione e la gestione di capacità condivise, al fine di efficientare le risorse già previste e sfruttando le economie di scala”.

In tutto i punti su cui la mozione unitaria impegna il governo sono 10. Sul patto di stabilità le opposizioni chiedono al governo di “adottare iniziative urgenti in sede di unione europea volte a pro-muovere una revisione integrale del patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica”. Per questo, scrivono ancora, va sostenuto “un piano di investimenti comuni sul modello di Next Generation EU da 750-800 miliardi annui, anche ricorrendo a debito comune, finalizzato alla crescita economica, nonché a promuovere azioni volte a realizzare lo scorporo dal calcolo degli indicatori sul deficit per gli investimenti nazionali destinati ad interventi di carattere economico sociale a sostegno delle famiglie e imprese, evitando pesanti tagli allo Stato sociale e sostenendo una crescita inclusiva e sostenibile di medio e lungo termine”.

Il campo largo chiede inoltre di “adoperarsi per la revisione delle regole fiscali comprese nel Patto di stabilità e crescita, al fine di adattarle alle nuove sfide che l’Unione europea e i suoi Stati membri sono chiamati ad affrontare, nonché a perseguire politiche di bilancio sostenibili, prevedendo percorsi di rientro dal debito più realistici che tengano conto delle specificità degli Stati membri e del loro quadro macroeconomico complessivo” e a “promuovere iniziative volte a porre le basi di una riforma sul tema della creazione di un’adeguata capacità fiscale dell’Unione, che riveste un’importanza centrale per il processo di integrazione europea ed è strumento essenziale di governance economica in quanto strettamente complementare alla disciplina di bilancio per gli Stati, in particolare chiedendo che le politiche economiche nazionali siano sostenute e integrate da efficaci politiche europee, uniche in grado di far fronte a gravi shock (simmetrici o asimmetrici) o farsi carico della produzione di beni pubblici di interesse generale”.

Le opposizioni chiedono poi al governo di impegnarsi ad “adottare iniziative in sede europea volte ad adattare alcuni elementi di successo dell’esperienza del Dispositivo di ripresa e resilienza alla nuova architettura della politica di bilancio europea”. Un impegno possibile, secondo il documento, “trasformando il programma Next generation EU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell’Unione europea e l’inclusione dell’emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzati a sostenere l’impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di ‘beni pubblici’ che consentano di rispondere al meglio alle esigenze concordate a livello europeo, come ricerca, innovazione, sicurezza e transizione energetica, al fine di assicurare all’Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anticiclica, che la sottragga a quelli che i firmatari del presente atto di indirizzo giudicano ‘ricatti’ dei contributi nazionali”.

L'articolo “Troppe spese per la difesa”: mozione unitaria di Pd, M5s, Avs e Iv per chiedere di “riconsiderare gli impegni Nato” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/WaOnxUe
via IFTTT

lunedì 1 giugno 2026

Sondaggio Swg, cresce il M5s. Continua l’ascesa di Vannacci che adesso tallona la Lega

Dopo avere perso lo 0,4% la scorsa settimana, il partito di Giorgia Meloni rimane stabile (segnando uno +0,1%) e Fratelli d’Italia si attesta al 28,2%. Segue il Partito democratico che perde 0,2 punti percentuali e si ferma al 22,3%. Segna, invece, un più 0,3% il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte, stimato al 13%. È questo il quadro che viene fuori dall’ultimo sondaggio di Swg per il Tg La7. Altro dato che emerge dall’indagine è la costante ascesa di Futuro Nazione: il partito di Roberto Vannacci si avvicina velocemente a quello di Matteo Salvini.

Sotto il podio c’è Forza Italia: il partito di Antonio Tajani è stimato al 7,2% registrando un meno 0,2% rispetto alla scorsa settimana. Più 0,1% invece per Alleanza Verdi-Sinistra, al 6,7%. Le Lega scende sotto la soglia del 6% (5,8%, per l’esattezza) con un calo dello 0,2%. Chi si avvantaggia è l’ex vicesegretario del Carroccio: Futuro nazionale raggiunge quota 4,6% recuperando o,3 punti in 7 giorni.

Stabili o in calo gli altri partiti. Azione al 3,4% (-0,1%), Italia viva al 2,4% (-0,1%), +Europa all’1,4% e Noi moderati all’1,2% (+0,1%). Cala dell’1% il numero di elettori che non si esprimono.

Il sondaggio è stato realizzato con tecnica mista Cati-Cami-Cawi su un campione di 1.200 soggetti tra il 27 maggio e il primo giugno. Il margine d’errore statistico è del 2,8% al livello di confidenza del 95%,

L'articolo Sondaggio Swg, cresce il M5s. Continua l’ascesa di Vannacci che adesso tallona la Lega proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Movimento 5 Stelle – Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/M1yLomc
via IFTTT