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sabato 23 maggio 2026

“Decine di parlamentari vogliono entrare in Futuro nazionale. Il 50% da FdI”: il partito di Vannacci si prepara all’Assemblea. FI: “Meglio Calenda di lui”

Almeno la metà dei parlamentari che vogliono aderire a Futuro nazionale, la creatura politica di Roberto Vannacci, vengono da Fratelli d’Italia. L’ultimo passaggio ufficiale da uno dei partiti al governo è stato quello di Laura Ravetto, deputata di lungo corso di Forza Italia (e più recentemente della Lega) e sottosegretaria con Silvio Berlusconi. Ma in questi giorni si rincorrono i nomi di onorevoli e senatori con le valigie in mano, pronti a entrare – dopo aver debitamente citofonato – in Fn. C’è chi smentisce di volerlo fare, come la leghista emiliana Elena Murelli, e chi viene dato già per certo, come i veneti Gianangelo Bof ed Erik Pretto. E poi ci sono loro, i meloniani, un po’ delusi dal corso assunto dall’esecutivo, un po’ frustrati per non riuscire ad avere un posto in prima fila.

E se di fatti e numeri relativi a Futuro nazionale abbiamo parlato in questo articolo (iscritti e comitati in costante crescita, piazze piuttosto gremite ai comizi del generale, una folta schiera di amministratori locali e “riciclati” della politica che hanno già la tessera in tasca), qui per forza di cose prendono piede le ricostruzioni. Intanto, però, una data: 13 e 14 giugno. All’Auditorium della Conciliazione di Roma, Vannacci darà vita, ufficialmente, attraverso l’Assemblea costituente, a Fn. Verrà eletto presidente – il partito è già, o comunque sarà, plasmato intorno alla sua figura – verrà nominato un organo di garanzia, i delegati e un Comitato esecutivo. “Chi entra deve aderire totalmente a quello che siamo” ha detto il generale. Ogni snodo decisivo sarà nelle sue mani. E da qui a quella data è indubbio che i deputati e i senatori “cambia-casacca” verranno allo scoperto. Se non altro per partecipare ai lavori romani. E dimostrare di esserci dal (più o meno) giorno uno.

Le ricostruzioni, dunque. Contattato da ilFattoQuotidiano.it, il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, un lungo passato in Alleanza nazionale e, fino a maggio 2024, in FdI, racconta: “A febbraio c’erano 26 parlamentari pronti a entrare in Futuro nazionale. Avremmo potuto creare un gruppo autonomo a Montecitorio, ma a noi non interessano le operazioni di palazzo. E così sono rimasti dov’erano. In questo momento siamo impegnati a far crescere il partito dal basso”. In ogni caso, i nomi circolano. “Quelli che vogliono passare con noi sono tanti, da FdI a Forza Italia, abbiamo avuto richieste anche dal M5s“. Quindi è coinvolto anche il partito della presidente del Consiglio. “Io vengo da lì, è un mondo che conosco molto bene, e le garantisco che c’è un malessere che si taglia col coltello. Quello sì che è un partito arroccato su se stesso: o fai parte della famiglia o della storia di Colle Oppio, oppure non hai chance. Il 50% delle persone che vogliono venire in Fn vengono da Fratelli d’Italia. Nomi? Non glieli faccio per correttezza, almeno finché non c’è l’ufficialità”.

Simoni tiene a specificare che “non siamo una scialuppa di salvataggio. Anche perché, diciamolo chiaramente, il 90% dei parlamentari è lì perché vi è stato messo, pochi sono sostenuti da un personale consenso da parte dei cittadini. Perciò facciamo un’attenta selezione delle figure che ci possono essere utili. Chi viene da noi deve conoscere il territorio, deve avere capacità nell’amministrare la cosa pubblica, deve essere attrattivo. Ma non ci interessa imbarcare chiunque, anche perché le adesioni, dal basso, sono esplose”. Attualmente Fn ha aperto più di mille comitati, con 56mila iscritti in circa quattro mesi. “Sono stato una vita in An, e non ho mai visto una cosa così” continua Simoni. In questi giorni, però, ci sono state anche delle defezioni. Ne ha parlato, per esempio, la Repubblica, intervistando Norberto De Angelis, fondatore dell’associazione Il mondo al contrario, che ha accusato Vannacci di essere “un traditore”. “Pensava che essendo un amico storico del Generale avesse più diritti degli altri, forse? Ma qui non funziona così, qui paga il merito”.

A un anno dalle elezioni, e ancora senza una legge elettorale definita – ammesso che si arrivi a una quadra per sostituire il Rosatellum – i partiti hanno già cominciato la propria partita a scacchi in vita delle alleanze, condita da dichiarazioni più o meno affidabili. Per esempio, Alberto Bagnai, esponente di spicco della Lega, dice che “ricucire con Vannacci dopo il tradimento plateale è impossibile“. E per Forza Italia, per bocca del viceministro Francesco Paolo Sisto, “Calenda è meglio di Vannacci. Preferisco il leader di Azione, Vannacci ha idee troppo radicali”. Gli fa eco Letizia Moratti: “Vannacci con noi è incompatibile”. Per Simoni di Fn “chi dice che Calenda è meglio di noi sta strizzando l’occhio a sinistra, però sarebbe corretto che lo dichiarassero agli elettori. Ma non ci preoccupiamo, possiamo anche correre la nostra partita da soli. Il Generale ha detto che nel caso di alleanze, la fiducia dev’essere reciproca, altrimenti non si va da nessuna parte”. La questione è: quanto vale Fn, alle elezioni, da solo? Il potenziale elettore di Vannacci preferirà votare la coalizione (e dunque FdI e Lega, verosimilmente) pur di non far vincere il centrosinistra, esprimendo dunque il cosiddetto voto utile, oppure resterà “fedele” al generale, rischiando di consegnare il Paese al Campo largo? È presto per dirlo, ma chi muove i fili dei partiti e gli osservatori politici già se lo stanno domandando.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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