Dopo aver votato la scelta di stare all’opposizione, larga parte dei gruppi dirigenti del Pd, dal giorno dopo, hanno messo in campo una linea opposta. A raccontarlo non è un retroscena, ma – con queste parole – il presidente del partito, Matteo Orfini, in un’intervista alla Stampa. Una circostanza a causa della quale Orfini si dice “sconcertato“. E’ la riprova che il Pd in questo momento è diviso tra molte anime e l’idea dell’opposizione qualunque cosa succeda non convince tutti. Carlo Bertini, sulla Stampa, chiede ad Orfini a chi si riferisce e il presidente del Pd risponde così: “E’ tutto esplicito. E anche la richiesta di partecipare alla discussione sulle presidenze delle Camere era considerata da qualcuno come primo passo per un accordo di governo”. Dunque Orfini ribadisce che “dopo una sconfitta come quella subita, il posto del Pd è all’opposizione”. Resta solo il rispetto e l’ascolto nei confronti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Ascolteremo con la consueta attenzione quando andremo alle consultazioni. Abbiamo la massima fiducia e rispetto per il lavoro difficile che dovrà fare Mattarella, ma il compito di dirigere il Pd non può essere scaricato sul capo dello Stato. Un errore che facemmo in passato, quando al momento di varare le larghe intese con Berlusconi non ci prendemmo le nostre responsabilità, votando un documento ridicolo che delegava la scelta al Colle”.
Per Orfini “questa idea che il M5S sia una costola della sinistra è sbagliata: è evidente che i loro argomenti non avrebbero potuto che sfociare a destra e così è accaduto” e d’altra parte l’elezione dei presidenti delle Camere Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati – secondo il dirigente democratico – ne è la riprova. Di contro, aggiunge, “portare il Pd con M5s significa liquidare il Pd. E chi viene dalla mia esperienza, non accetterà mai di estinguere la storia della sinistra italiana portandola ad essere l’ancella della Casaleggio associati”.
Di sicuro le parole di Orfini segnalano la tensione che ancora resiste nel partito, anche sull’elezione dei capigruppo. I nomi “forti” che girano in questi giorni sono Lorenzo Guerini per la Camera e Andrea Marcucci per il Senato. Orfini dice che è “tra quelli che lavorano per un’elezione con il consenso più largo possibile”. Tuttavia Guerini e Marcucci sono due renziani di indubbia fede. E se Guerini, da una parte, in questi anni ha fatto spesso da ufficiale di collegamento per parlare con le minoranze – prima quella bersaniana, ora quella orlandiana -, Marcucci ha fatto per anni il peone, recordman di dichiarazioni in agenzia in difesa del capo. “Guerini e Marcucci vanno assolutamente bene” conferma il capogruppo uscente alla Camera, Ettore Rosato, parlando a La7. “Ci sono anche altre personalità ma credo che entrambi abbiano le caratteristiche” per fare i capigruppo “e non possono essere penalizzati in quanto renziani”. Gli orlandiani mugugnano, ma se l’equilibrio si otterrà poi con le indicazioni per gli uffici di presidenza delle Camere (vice, questori, segretari d’Aula), il malumore potrebbe rientrare.
L'articolo Governo, Orfini: “Noi all’opposizione. Ma dopo averlo deciso larga parte dei dirigenti Pd hanno preso la linea opposta” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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