“Non perché siamo al governo abbiamo vinto”, ha detto Luigi Di Maio nel suo discorso di chiusura dal palco di Italia 5 stelle. “Il sistema è vivo e lotta contro di noi e prova a impadronirsi dello Stato ogni giorno. E noi dobbiamo impedirglielo comportandoci bene”. E ha continuato: “Io più vedo tutti questi attacchi più sono motivato ad andare avanti. Quando li vedete che cominciano ad adularci allora c’è qualcosa che non va. I giornali ci attaccano ogni giorno, è libertà di stampa, nel senso che sono liberi a scrivere ciò che vogliono e c’è un motivo: non si può dimostrare che questo Paese può essere governato in maniera differente”.
Di Maio ha esordito dicendo che “nessuno si è montato la testa” dentro il Movimento 5 stelle: “Quando torno al mio Paese e mi chiedono ‘ora che sei due volte ministro e vicepremier, come ti dobbiamo chiamare?’ Io dico ‘Luigi… se un giorno chiederò di essere chiamato ministro, prendimi a calci nel sedere'”.
Il vicepremier 5 stelle ha poi illustrato i venti punti del programma di cui 10, ha detto, sono già stati realizzati. “Smettiamola di parlare con i dati e cominciamo a parlare con quello che sente la gente. La sfida non è tenere le carte a posto, la vera sfida è che cambi la vostra vita. E che voi possiate dire: oggi sto un po’ meglio”. Quindi con le slide proiettate sui maxi schermi, ha di nuovo illustrato il decreto dignità.
L'articolo Italia 5 stelle, Di Maio: “Il sistema è vivo e lotta contro di noi e prova a impadronirsi dello Stato ogni giorno” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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