L’ultimo vertice è finito in piena notte. È durato tre ore l’ennesimo summit nel centro di Milano tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che questa volta si sono ritrovati all’hotel President di Largo Augusto. Un vertice lungo, il quarto del week end tra riunioni tecniche con le delegazioni e incontri a due, che aveva sul tavolo l’ultimo fondamentale dettaglio della trattativa tra Lega e Movimento 5 stelle: il nome del futuro premier. Un nome che, al momento, non solo non trapela ma è ancora avvolto da dubbi.
D’altra parte, come racconta il Fatto Quotidiano in edicola, l’identità del nuovo presidente del consiglio non è stata rivelata neanche nella telefonata fatta ieri dal capo politico del M5s al Quirinale. Ad attenderla Ugo Zampetti, segretario generale della presidenza della Repubblica. “Può dire al presidente che siamo pronti a riferire domani, su presidente del Consiglio, squadra dei ministri e programma. È tutto pronto”, ha detto Di Maio al Colle che era in attesa di una risposta. Ma al Quirinale la sensazione è che il nome “politico” del premier non ci sia ancora. Una certezza, o quasi. “Di Maio non ci ha fatto alcun nome, a questo punto bisogna aspettare domani”. Cioè oggi.
“Domani si va al Quirinale? Sì, spero, ci deve convocare il Presidente”, ha detto Maio nella notte uscendo dall’hotel milanese. “Dobbiamo definire tutti i dettagli, quindi diamo il massimo. Ho incontrato Salvini, è stato un incontro che è servito a rifinire gli ultimi dettagli di questo governo”, spiegava il leader del M5s. Nessuna risposta ai cronisti che gli chiedevano se il nome del premier terzo potesse davvero essere quello dell’ex ministro Giulio Tremonti. In queste ore, infatti, il toto presidente del consiglio è letteralmente impazzito. Soprattutto dopo l’insistenza dello stesso Di Maio nella serata di ieri. “Premier tecnico? Mai. Sarà un premier politico“. Già politico: ma chi?
I retroscena raccontano di un possibile ticket tra il pentastellato Riccardo Fraccaro e il leghista Giancarlo Giorgetti, con quest’ultimo che, con il passare delle ore, aumenta le sue chance di andare a Palazzo Chigi. Ma spunta anche un’altra ipotesi, quella, iniziale, della staffetta tra Di Maio e Salvini. Un’ipotesi che, secondo alcune fonti a conoscenza della trattativa, avrebbe visto la contrarietà della Lega.
Alla fine del summit dell’hotel President, Salvini è il primo a lasciare l’albergo. Nella hall i membri della delegazione pentastellata: Vincenzo Spadafora, Stefano Buffagni, Pietro Dettori, oltre alo stesso Di Maio. A tarda notte il gruppo lascia l’albergo. Di Maio rilascia qualche dichiarazione intrisa d’ottimismo. Ma l’impressione è che solo in giornata il nome del premier potrà avere, in caso l’intesa vada a buon fine, l’ok dei due partiti. Da oggi, infatti, la trattativa si sposta a Roma: alle 14 e 30 le delegazioni dei due partiti si vedranno negli uffici della Lega a Montecitorio per continuare a discutere del contratto di governo.
L'articolo Governo, Di Maio – Salvini: vertice nella notte. Il nome del premier ancora con c’è proviene da Il Fatto Quotidiano.
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