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martedì 14 luglio 2026

Intercettazioni, niente accordo tra FdI e Fi: l'”emendamento Melillo” per ora non si vota. E i 5 stelle rilanciano con un ddl

Non si sblocca lo stallo in maggioranza sulle intercettazioni. È finito con una nuova fumata nera il vertice dei capigruppo sugli emendamenti di Fratelli d’Italia, che vorrebbero ampliare l’utilizzabilità dei nastri in procedimenti diversi da quelli in cui sono stati autorizzati, andando incontro alla richiesta del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo. Una proposta fortemente avversata da Forza Italia, che nel 2023 aveva fatto approvare una stretta proprio sulle intercettazioni “a strascico” (così chiamate dai critici) limitandole alle indagini sui reati per cui è obbligatorio l’arresto in flagranza. Nei mesi scorsi Melillo aveva scritto al governo segnalando l’effetto “grave e allarmante” di quella norma, che – denunciava – ha causato un “obiettivo arretramento dell’efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo“: nonostante la contrarietà degli azzurri, i meloniani (con il via libera della premier) hanno deciso di ascoltarlo presentando due emendamenti all’ultimo decreto su giustizia e immigrazione, in discussione in commissione al Senato.

Le proposte, a prima firma dei senatori Gianni Berrino e Sandro Sisler – ma ispirate dalla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo – estendono l’utilizzabilità a tutte le indagini di competenza delle procure antimafia, comprese quelle sui reati commessi per agevolare i clan: fumo negli occhi per gli azzurri, che da subito si sono detti indisponibili a votare a favore. Per provare a sciogliere il nodo, martedì a mezzogiorno si sono riuniti i capigruppo di Camera e Senato dei quattro partiti di maggioranza. Ne è uscita una soluzione attendista: gli emendamenti Berrino e Sisler restano in piedi ma saranno accantonati, cioè esclusi dalle votazioni in programma questa settimana, e il governo non esprimerà il suo parere, in attesa che siano i leader a trovare una quadra (come era già stato deciso in un vertice al ministero della Giustizia). Esclusa per ora anche qualsiasi ipotesi di riformulazione. In Forza Italia però c’è chi arriva a sperare che si vada alla conta, per marcare le distanze dagli alleati: “Lasciamoli votare insieme ai 5 stelle, così saranno chiare le differenze tra noi e loro”, è il ragionamento.

Proprio i pentastellati, nel frattempo, provano ad approfittare delle crepe nella maggioranza. Il giorno dopo la passerella di Giorgia Meloni a Palermo – dove la premier ha invocato l’esercito per rispondere alle intimidazioni mafiose – il Movimento ha lanciato cinque proposte di legge per il contrasto ai clan come sfida al governo “tutto chiacchiere e distintivo”: “Il governo Meloni ha fatto molto ma in negativo, ha spuntato le armi, ha contribuito a un forte arretramento nella lotta contro le mafie e l’illegalità”, attacca Giuseppe Conte in conferenza stampa con Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho, gli ex procuratori ora parlamentari simbolo sui temi della giustizia. Uno dei ddl riguarda proprio l’utilizzabilità delle intercettazioni: il M5s rilancia rispetto all’emendamento di FdI e chiede di tornare alla normativa in vigore prima del 2023, quando i nastri potevano “circolare” tra tutte le indagini in cui era ammesso il ricorso alle captazioni.

La stretta voluta da Forza Italia, denuncia Scarpinato, ha “privato la magistratura dello strumento essenziale delle intercettazioni. Funziona così: se due mafiosi parlano di un furto aggravato in un supermercato di quartiere, le intercettazioni autorizzate per reato di mafia possono essere utilizzate. Ma se quei mafiosi parlando di corruzione, concussione, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, questi reati secondo questa maggioranza non sono così gravi da giustificare la violazione della privacy. Risultato: un’ampia prateria lasciata alla collusione dei colletti bianchi con la mafia”, accusa l’ex pm. Sottolineando come anche la proposta “correttiva” di Fratelli d’Italia escluda l’utilizzabilità dei nastri nelle indagini per reati contro la pubblica amministrazione, salvando “gli intoccabili colletti bianchi, la spina dorsale della forza della mafia”. Alla domanda del Fatto se i pentastellati voteranno comunque l’emendamento, Scarpinato risponde attendista: “Ci dovrebbero intanto spiegare perché hanno lasciato fuori quei reati. Se mi danno una risposta convincente ci posso pensare”.

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