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venerdì 23 ottobre 2026

Maxi utili per Eni nei primi 9 mesi dell’anno, le opposizioni: “Intanto italiani più poveri, Meloni tassi gli extraprofitti e tagli le accise”

Mentre il caro energia erode il potere d’acquisto di famiglie e imprese e il diesel supera i 2,25 euro al litro, Eni chiude i primi nove mesi del 2026 con un utile netto rettificato di 6,4 miliardi di euro, in crescita del 70% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo terzo trimestre il risultato raggiunge 2,8 miliardi, con un balzo del 125%. L’utile netto è di 7,59 miliardi (+202%), mentre nel terzo trimestre è di 3,2 miliardi, con una variazione del 299%. Numeri che riaccendono lo scontro politico sugli extraprofitti delle società energetiche e sulle misure del governo per contenere i rincari. “Gli italiani più poveri e i petrolieri più ricchi”, attacca Angelo Bonelli, leader di Avs. “Questi profitti nascono dalla crisi energetica e dall’aumento del prezzo del petrolio. Sono soldi usciti dalle tasche degli italiani alla pompa di benzina e in bolletta”. Sulla stessa linea Pd e M5s, che chiedono la tassazione degli extraprofitti per finanziare interventi strutturali.

“Mentre l’Italia si impoverisce, il governo Meloni consente l’arricchimento delle società energetiche ai danni dei cittadini”, sostiene il deputato Avs. “Gli azionisti Eni riceveranno a dicembre un dividendo straordinario da 1,3 miliardi e un piano di riacquisto di azioni proprie salito a 3,8 miliardi”. Con il blocco dello Stretto di Hormuz, le famiglie italiane stanno pagando il conto della crisi attraverso bollette e carburanti a prezzi insostenibili. Eppure, osserva Bonelli, l’Avvocatura dell’Unione europea ha chiarito che una tassazione degli extraprofitti energetici è compatibile con il diritto comunitario. “Il governo Meloni è responsabile della crisi sociale perché ha scelto di stare dalla parte dei petrolieri invece che da quella degli italiani: ha usato i soldi pubblici per tamponare l’emergenza, invece di far pagare chi si è arricchito, e continua a tenere il Paese legato a gas e petrolio, che sono la causa del caro energia. Ogni euro che resta nei bilanci delle compagnie fossili è un euro tolto alle famiglie e alla transizione energetica, l’unica strada per liberare l’Italia dal ricatto dei prezzi delle fonti fossili”.

Anche il Partito democratico chiede al governo di intervenire. Marco Furfaro, responsabile contrasto alle disuguaglianze e Welfare nella segreteria nazionale, accusa l’esecutivo di essere “completamente distante dal Paese reale”: mentre famiglie e consumatori faticano a sostenere il costo della vita, osserva, le compagnie energetiche registrano utili miliardari. “Eppure il governo non interviene con un tetto ai prezzi né con una seria tassazione degli extraprofitti. Possibile che a pagare debbano essere sempre gli stessi?”. Intanto “si insinua che dietro ogni protesta ci sia qualcuno che vuole destabilizzare il Paese. Le violenze vanno condannate sempre, senza alcuna ambiguità. Ma non possono diventare il pretesto per spostare l’attenzione dalle responsabilità di chi governa. La repressione non abbassa le bollette, non aumenta gli stipendi e non aiuta una famiglia a pagare l’affitto”. La richiesta è quella di “un tetto ai prezzi dell’energia, di una tassa sugli extraprofitti e misure per difendere il potere d’acquisto delle famiglie. Perché la vera emergenza è un Paese che si impoverisce mentre pochi continuano ad arricchirsi”.

Il senatore M5S Pietro Lorefice, segretario di presidenza del Senato e capogruppo M5S in commissione Politiche Ue in Senato, rincara: “Ma quanta fatica fa il Governo a tirare fuori gli attributi davanti ai comparti che stanno facendo utili a valanga? Quanta fatica fa ad accettare un minimo di redistribuzione a favore di quei cittadini e di quelle imprese che contribuiscono con il loro portafoglio a quella valanga di utili?”. È urgente, dice, “tassare davvero gli extraprofitti del comparto energetico, senza scorciatoie, senza le foglie di fico dei price cap lasciati al buon cuore di qualche compagnia petrolifera. Le risorse recuperate vanno restituite a famiglie e imprese con un tetto al prezzo dei carburanti e un taglio effettivo delle accise, che invece lo stesso Governo ha aumentato con la Legge di bilancio 2026″.

I deputati dem Alberto Pandolfo e Vinicio Peluffo in una interrogazione presentata alla Camera denunciano il costo dei carburanti e le ricadute sui prezzi alimentari, ricordando che il diesel self ha raggiunto il 17 ottobre i 2,257 euro al litro sulla rete stradale e i 2,296 euro in autostrada. Contestano inoltre l’efficacia dei tagli alle accise, costati oltre 2 miliardi di euro, e del tetto volontario applicato da alcune compagnie, che per il gasolio è arrivato a 2,25 euro al litro senza comprendere l’extrarete. Chiedono quindi al governo quali iniziative urgenti intenda adottare per introdurre, con decreto-legge e per il periodo necessario, “un tetto dinamico al prezzo dei carburanti fondato su criteri oggettivi e predeterminati, esteso all’intera rete e all’extrarete, così da frenare la trasmissione dei rincari energetici all’inflazione e ai prezzi alimentari”.

Il tema si intreccia con le proteste di agricoltori e autotrasportatori colpiti dall’impennata dei costi. Bonelli, che giovedì insieme al co-leader di Avs Nicola Fratoianni era al fianco di agricoltori e autotrasportatori in protesta, critica anche la risposta del governo alle manifestazioni: “Invece di dare risposte, parla di intimidazioni e infiltrazioni e minaccia la precettazione“. E contesta il ricorso a fondi pubblici per i 70 milioni di euro destinati a sostenere pescatori e agricoltori, mentre le grandi compagnie energetiche continuano a registrare profitti elevati.

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